Il Diario dell'Argonauta. 12 - “A me sembra un diavolo…”: era Dante

- Cultura Spettacolo di Anteo Di Napoli

“Totò e i re di Roma”, di Steno e Monicelli, ispirato ai racconti di Cechov, è stato il solo film nel quale Totò e Sordi hanno recitato insieme. Interpretano, rispettivamente, l’archivista capo di un Ministero e un pedante maestro elementare che lo ha in odio. La scena madre è l’esame, in cui Sordi boccia Totò, nonostante i suoi colleghi vorrebbero chiudere un occhio per non fargli perdere il posto di lavoro.

Mio padre, che era stato maestro elementare, mi raccontò una vicenda analoga. Nel tentativo estremo di aiutare un esaminando adulto, gli fu mostrata la Divina Commedia, su cui campeggiava l’inconfondibile profilo di Dante, col capo avvolto nel velluto rosso e cinto d’alloro. “Chi è?”, fu la domanda. “A me sembra un diavolo”, la risposta (in dialetto). Fu promosso, “perché aveva figli e da bambino era stato avviato al lavoro dei campi”, chiosava mio padre, sottolineando il mio privilegio. Direi parafrasando Manzoni: “Così va spesso il mondo… voglio dire, così andava nel secolo ventesimo”.

La vicenda mi è tornata in mente ieri, assistendo all’interessante seminario organizzato dall’ANPI di Benevento per il 700° anniversario della morte di Dante, tenuto dal professor Michele Rinaldi che si è concentrato sulle “opere minori” (in fondo gran parte della letteratura mondiale, paragonata alla Commedia, potrebbe definirsi tale).

“Può un italiano di qualsiasi condizione non conoscere Dante, il Padre della Lingua e della Nazione italiana?”, mi chiedevo al racconto di mio padre. Una quindicina di anni fa, mia moglie e io ci trovammo presso la tomba del Poeta, a Ravenna, insieme a una scolaresca. Mentre l’insegnante provava a trasferire emozioni ai suoi allievi, una studentessa, sopraggiunta stancamente, masticando sguaiatamente una gomma, chiese: “Ma che c’è uno importante?”.

La immagino oggi a strepitare sui social in nome dell’italianità, intesa come contrapposizione ad “altro da noi”, ignorando millenni di civiltà sovrapposte che hanno donato all’Italia la sua unicità. Riconosciamo il Padre, recuperiamo la Lingua e ritroveremo anche la Nazione.