E sorprendentemente il Consiglio di Amministrazione di Gesesa ha nominato presidente Russo ...

- Politica Istituzioni IlVaglio.it

Con mossa davvero a sorpresa, il Consiglio di Amministrazione di Gesesa Benevento ha provveduto alla sostituzione di Gino Abbate, transitato da Pezzapiana al parlamentino regionale in Napoli. Ha nominato il nuovo presidente nella persona di Domenico Russo, avvocato, attualmente anche al vertice della Camera Penale di Benevento e Ariano Irpino (leggi su IlVaglio.it). Ci vuole un bel po' di tempo e d'attenzione solo nel leggere, della citata nota stampa, il curriculum di Russo, per cui è da ritenere che la scelta effettuata sia caduta su persona di indubbia capacità professionale.

Ma non sempre questa caratteristica si sposa con la linearità del percorso di selezione, e nel caso di Russo – infatti – balza agli occhi più che la validità del singolo la pervicacia politica del suo 'designatore', il sindaco di Benevento Clemente Mastella. Che è passato come un caterpillar su errori di comunicazione e di procedura e, benché spazientito dall'aver dovuto osservare la 'forma' – che poi nel caso è anche 'sostanza –, e cioè il rispetto da parte del Comune cittadino della sequenza 'pubblicazione di un avviso pubblico-termini di scadenza-analisi dei curricula-scelta del candidato-sua designazione' (leggi, ad esempio, su IlVaglio.it), è rimasto alla originaria indicazione.

Strombazzata mediaticamente addirittura il 21 novembre dello scorso anno (parlando già di Russo “presidente”), prima che la scorciatoia battuta si mostrasse piuttosto... accidentata.
E comunque l'unico organismo in tutta evidenza a poter nominare il suo presidente era il Consiglio di Amministrazione della società, e così è stato un mese e mezzo dopo l'individuazione – a mezzo avviso pubblico, appunto (per la preventiva contentezza di chi magari s'è illuso avendovi aderito...) - di un mero 'componente' del medesimo Cda da parte del Comune di Benevento. Che poi questi abbia collimato, dopo, con la figura presidenziale è il dato emerso dalla riunione e certo, prima ancora, dall'imperativo mastelliano: che dà la misura (attenzione: non dissimile dalle precedenti adottate da amministrazioni d'altro colore) di come la politica sia pervasiva e per niente incline a rinunciare alle prerogative totalizzanti che offre la gestione del potere. L'importante è che tutto ciò non venga spacciato per un 'servizio' reso alla comunità.