Dirigenti al Comune cittadino e possibili conflitti di interesse: l'opinione pubblica ha diritto alla chiarezza

- Opinioni di Luca Coletta*

Da febbraio di quest’anno della giunta comunale fa parte un generale della Guardia di Finanza in quiescenza, con deleghe afferenti la materia dell’urbanistica, della legalità, trasparenza e anticorruzione in ragione dell’asserito stretto nesso tra la prima e le seconde. Ai cittadini, comprensibilmente perplessi sulla relazione tra documentazione fiscale e strumenti di pianificazione, è stato spiegato che la materia urbanistica è notoriamente terreno ad “alto rischio di infiltrazioni”e, pertanto, non ci sarebbe figura migliore per fare da argine alle stesse.

Prendendo per buono il ragionamento, valevole invero per ogni settore della macchina comunale, sarebbe il caso, in attuazione delle suddette deleghe, che l’assessore si occupasse innanzitutto di “casa propria”.

Ci riferiamo a quanto accade nel Settore Urbanistica e Ambiente del Comune di Benevento, alla cui direzione è stato nominato nel dicembre 2018 un valente architetto beneventano, a mezzo incarico a soggetto esterno all’amministrazione ai sensi e per gli effetti del combinato disposto dell’art.110, comma 1 , del TUEL, e articolo 19, comma 6, del d.lgs. 165/2001 per il quale, in particolare, occorrono severi requisiti comprovanti l’alta specializzazione e professionalità tecnico-istituzionale posseduta.

Esattamente, come ribadito più volte dai Giudici Contabili, “l’attuale quadro normativo impone, per soggetti non vincitori di un pubblico concorso, che per poter “lavorare” anche temporaneamente con la pubblica amministrazione con rapporto subordinato o autonomo, occorre rispettare requisiti procedurali di selezione e trasparenza e, soprattutto, possedere assai elevati requisiti culturali-professionali per il conferimento di incarichi “(cfr. Corte dei conti, sez. Lombardia, sentenza 13 giugno 2016 n. 97; sez. giur. Liguria, sentenza 23 giugno 2017 n. 92; sez. giur. Campania, sentenza 17 maggio 2017 n. 175; sez. giur. Campania, sentenza 31 marzo 2017 n. 129).

La norma consente di conferire funzioni dirigenziali a tempo determinato a : 1) ”coloro che abbiano svolto attività in organismi ed enti pubblici o privati, ovvero aziende pubbliche o private, con esperienza acquisita per almeno un quinquennio in funzioni dirigenziali; 2) “persone che abbiano conseguito una particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica desumibile dalla indefettibile formazione universitaria e postuniversitaria, da pubblicazioni scientifiche e da concrete esperienze di lavoro maturate per almeno un quinquennio presso amministrazioni pubbliche in posizioni funzionali previste per l’accesso alla dirigenza”; 3) “soggetti che provengano dai settori della ricerca, della docenza universitaria, delle magistrature e dei ruoli degli avvocati e procuratori dello Stato” ( cfr. Corte dei conti, sez. Lombardia, sentenza 22 giugno 2017 n. 91).

In altri termini, per derogare al meritocratico e ordinario vaglio concorsuale è necessario che la “particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica” del prescelto sia comprovata dai diversi e cumulativi requisiti culturali e professionali previsti dalla norma.

A tal fine, particolare rilevanza hanno le modalità procedurali volte alla scelta dei più meritevoli tra gli aspiranti all’incarico dirigenziale, tra cui la motivazione non stereotipa della scelta del candidato, valutando comparativamente i curricula, che devono evidenziare in modo palese ed oggettivo alte professionalità non presenti all’interno della pubblica amministrazione.

Senza tali regole e il rigoroso rispetto delle stesse, la scelta di un dirigente esterno diviene esclusivamente fiduciaria, rischiando di sfociare in ingiustificabile arbitrio; il che cozzerebbe con il principio per cui il dirigente, in quanto pubblico funzionario, rappresenta tutti i cittadini e non può essere il passivo o oltremodo condizionabile esecutore dei desiderata di chi lo ha nominato ma deve essere, nel quadro di una leale collaborazione, autonomo, imparziale e attenersi alle prescrizioni della legge e alle finalità dalla stessa perseguite. Non solo, ma egli deve garantire una conoscenza o esperienza delle norme, procedure e organizzazione amministrative, almeno non inferiore a quella di funzionari e dipendenti già incardinati nella struttura.

Ciò posto, quanto meno negli ultimi 14 anni nel nostro Comune è invece prevalsa la deprecabile prassi di nominare professionisti locali quali avvocati, ingegneri e architetti, su base puramente fiduciaria.

Per fermarsi all’incarico dell’attuale dirigente, si fa fatica a scorgere nel curriculum pubblicato sul sito del Comune i requisiti prescritti dalla legge. Unica ragionevole spiegazione è che esista, certamente, altro curriculum che per elementari esigenze di trasparenza e chiarezza andrebbe reso noto nelle forme di legge.

Il tutto senza considerare che scegliere del tutto discrezionalmente tra professionisti operanti prevalentemente in città e provincia espone al concretissimo pericolo di situazioni di conflitto di interesse, in ragione degli inevitabili rapporti e legami di varia natura che si intessono con la realtà locale e che potrebbero inficiare la necessaria imparzialità, efficacia e correttezza dell’agire amministrativo.

Sotto tale profilo rileva, cosi come segnalato prima di tutti da Altrabenevento, il fatto che il discusso progetto preliminare per un edificio sull’area del Campo La Salle fu redatto, come libero professionista, proprio dall’attuale responsabile del settore Urbanistica e, quindi, valutato e istruito dal lui stesso nella nuova veste pubblica.

Circa il paventato conflitto di interessi il dirigente, al fine di sostenerne l’insussistenza, ha detto di: 1) essersi dimesso dall’incarico e di non aver avuto più avuto rapporti professionali con la ditta committente; 2) di aver rinunciato alla parcella; 3) di avere comunque chiesto di essere sostituito nella funzione di dirigente competente all’approvazione degli atti amministrativi e autorizzativi relativi al “Progetto integrato di riqualificazione urbana dell’area di piazza Risorgimento e dell’area attualmente adibita a terminal bus extraurbani”.

Quindi la segretaria comunale, considerando meramente opportuno il chiesto passo indietro, con un provvedimento assunto solo a marzo 2020 lo sollevava dalle funzioni dirigenziali relativamente al progetto in questione. Insomma poco meno di uno scappellotto!

Nella fattispecie, tuttavia e al di là dei possibili profili disciplinari e di contrasto con le norme regolanti in generale il conflitto d interessi, non si sarebbe di fronte a una incompatibilità ma al cospetto di una possibile inconferibilità, disciplinata dall’art. 4 del decreto legislativo n. 39/2013 recante “disposizioni in materia di inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni “, per il quale “1. A coloro che, nei due anni precedenti, (….) abbiano svolto in proprio attività professionali, se queste sono regolate, finanziate o comunque retribuite dall'amministrazione o ente che conferisce l'incarico, non possono essere conferiti(….) c) gli incarichi dirigenziali esterni comunque denominati, nelle pubbliche amministrazioni, negli enti pubblici che siano relativi allo specifico settore o ufficio dell’amministrazione che esercita i poteri di regolazione e finanziamento”. In forza del successivo art. 17 “gli atti di conferimento di incarichi adottati in violazione delle disposizioni del presente decreto e i relativi contratti sono nulli”.

Scopo delle citate diposizioni è quello di assicurare l’imparzialità della posizione dei titolari di incarichi dirigenziali in termini di inconferibilità degli stessi, se il soggetto destinatario del possibile incarico ha svolto attività che determina la presunzione di un potenziale conflitto di interessi.

Tanto premesso, la struttura verrebbe realizzata con un intervento di 7 milioni di euro di fondi pubblici anticipati dal Comune tramite contratto di prestito con la Cassa Depositi e Prestiti, e 2 milioni messi dal privato. L’attuale dirigente del settore Urbanistica sino a marzo 2020 ha curato tutti gli atti amministrativi per la realizzazione del Programma Periferie. C’è da chiedersi, allora, con quale distacco egli abbia esaminato la pratica ritenendola, senza ovviamente nutrire dubbi di sorta, rispondente ai criteri e finalità di legge e meritevole di assenso e relativo finanziamento, anche magari a discapito di altri possibili progetti.

Ma, ancor prima, non sono state in alcun modo nè chiarite né accertate le modalità concrete così come la tempistica, dell’asserita rinuncia all’incarico professionale privato e alla relativa parcella, rinuncia comunque insufficiente e/o ininfluente, al pari del tardivo provvedimento di rimozione dalle funzioni dirigenziali, a escludere sia il conflitto di interessi e sia l’inconferibilità dell’incarico la quale si realizza in ragione del solo svolgimento dell’attività professionale antecedente al conferimento dell’incarico medesimo.

In conclusione, in considerazione del carattere pubblico della funzione che impone un surplus di esperienza, competenza, correttezza, imparzialità e rispetto delle norme, della grave incidenza che i provvedimenti assunti in siffatta materia hanno sul territorio, sull’ambiente, sulla vita di ognuno di noi, è diritto dei cittadini e contribuenti beneventani che sulle questioni qui sollevate si faccia chiarezza, e che l’assessore e la responsabile dell’anticorruzione prendano tutte le opportune e doverose iniziative in tal senso.

* avvocato