Il Diario dell'Argonauta. 11 - Il ciuccio-presuntuoso che imperversa su internet: ora e sempre inconsistenza...

- Cultura Spettacolo di Anteo Di Napoli

Qualche giorno fa, il giornalista Tommaso Labate ha reso pubblica la reprimenda di un lettore per l’articolo “Conte e l’aut aut di Renzi”: “Aut Aut non si può leggere da un giornalista che scrive per il Corriere. Magari Out Out? Magari studiare un po’ di Inglese se lo si vuole usare? Scusi l’intervento, ma il Corriere non è il gazzettino di un paesotto di provincia, ma il più importante quotidiano nazionale. La vostra precisione è d’obbligo”.
“Vorrei ringraziare Nicola D., che dopo aver letto il Corriere questa mattina mi manda il messaggio che segue.
Di diritto nella top ten di sempre”, è stata la replica, di quelle che fanno valutare la clausura dell’asino che voleva correggere in un monastero tibetano.

È stato giusto esporre l’incauto lettore-censore al pubblico ludibrio? Credo di sì.
E non perché il lettore-correttore ignorasse che “aut aut è una locuzione latina che sta per “o … o”, ma per la saccenteria con cui si è posto in cattedra, senza farsi sfiorare dal dubbio che forse un editorialista del Corriere potesse padroneggiare la lingua un po’ più di lui.

Sui social imperversano “esperti” del genere che bacchettano chi i titoli per essere tale se li è guadagnati con decenni di studio e di lavoro, salvo rifugiarsi nella presunta formula liberatoria “è la mia opinione e non vale meno della tua”, quando si dimostra l’inconsistenza tecnica delle loro argomentazioni.

La vicenda che ho citato è interessante perché l’interlocutore non è un “esperto da bar laureato all’università della strada”, come spesso si usa dire. Legge Il Corriere della Sera, giornale della “borghesia produttiva” dell’ex “capitale morale”, e utilizza la Lingua inglese quasi come uno status.

Non di rado ho interagito per lavoro con persone che schermavano la propria inconsistenza dietro una cortina fumogena di termini inglesi, talora inappropriati, ai quali avrei voluto reagire come Renzo col “latinorum” di don Abbondio.

Più prosaicamente a una persona che, dopo due ore di nulla, mi chiese se avessi una “business card” da lasciargli, proposi la scelta tra uno dei “biglietti da visita” delle trattorie romane da me frequentate...