La sanità privata coinvolta nella lotta al virus, ma non le strutture pubbliche che pure ci sono

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L'ospedale di Cerreto Sannita
L'ospedale di Cerreto Sannita

“Abbiamo appreso che le due case di cura San Francesco (inaugurata nel 1962 e la cui “realizzazione di questa nuova struttura sanitaria fu fortemente voluta dal dott. Raffaele Casucci, medico internista, dal dott. Alfio Moretti, chirurgo e dal dott. Albino Truocchio, funzionario pubblico” - Ndr) e Gepos (fondata nel 1953 col nome di 'Salus', ora del gruppo De Vizia Sanità - Ndr) hanno dato disponibilità per diventare Covid Center”. Sono le parole del sindaco di Telese Terme Giovanni Caporaso spese durante un appuntamento istituzionale (leggi su "Il Vaglio.it"), svolto presso il locale Commissariato Ps, con i vertici delle tre strutture sanitarie operanti sul territorio (c'era anche l'IRCCS Maugeri, oltre le due citate prima).

Dunque, s'avanzano le candidature di strutture private per alleggerire il peso – in regione ed ovviamente anche nel Sannio - delle conseguenze della seconda ondata del virus.

Eppure, c'è un intero movimento, sul territorio, che sta spingendo, politicamente e non solo, perché il medesimo sollievo sia offerto al più importante nosocomio sannita, il San Pio di Benevento, ormai ai limiti della saturazione quanto a ricoveri. Basta ricordare, solo come esempio istituzionale di rilievo, le parole del sindaco del capoluogo, Mastella, rivolte al presidente della regione Campania Vincenzo De Luca: “Per l'emergenza Covid bisogna attivare immediatamente le strutture di Sant'Agata de' Goti e Cerreto Sannita al fine di decongestionare l'ospedale San Pio di Benevento ed evitare di intasare ulteriormente anche il Fatebenefratelli” (leggi su "Il Vaglio.it").

Eppure, c'è un non irrilevante movimento, sul territorio, che sta spingendo, politicamente e non solo, perché un sollievo venga offerto anche al disagio in particolare dei cittadini della provincia in tema di tamponi cui sottoporsi: “La soluzione, a costo zero e di immediata realizzazione, potrebbe essere quella di usufruire delle strutture mediche già presenti in maniera capillare sul territorio sannita”, cioè “Presidio Ospedaliero ''Sant’Alfonso Maria dei Liguori” - Sant’Agata dei Goti; Ex P.O. “Maria delle Grazie” - Cerreto Sannita; Ospedale ''Padre Pio'' - San Bartolomeo in Galdo” (leggi su "Il Vaglio.it"). Questa lettera, ovviamente indirizzata al Presidente della regione Campania Vincenzo De Luca, e i cui contenuti sono stati richiamati pure da un intervento recente di Potere al Popolo Sannio (leggi su "Il Vaglio.it"), reca in calce la firma di ben 12 sindaci sanniti, alcuni della stessa Valle Telesina. Ma non c'è la firma del sindaco Caporaso di Telese Terme, cioè di colui che – nell'incontro ricordato in avvio – ricorda con orgoglio che Telese “rappresenta con i suoi 3 presidi sanitari un punto di riferimento non solo per la valle ma per tutta la regione... Sono certo che qualora dovessero mutare la loro attività per diventare Covid Center lo farebbero garantendo il massimo della sicurezza”.

Sorge, spontanea, ingenua, una domanda: fatta salva qualunque opportunità di coinvolgimento del 'privato', perché non è dapprima possibile quello delle strutture pubbliche, che pure ci sono, su questo benedetto territorio?