La giustizia lumaca a Benevento e la sua scia: riemerge il procedimento sull’AMTS e il parcheggio di Porta Rufina, quando le prescrizioni hanno già fatto il loro corso

- Politica Istituzioni di Carlo Panella

Talvolta, la notizia principale non è il merito di una questione, di un fatto, ma il metodo con cui lo si è affrontato. Nello specifico non lo è il contenuto della decisione della Procura della Repubblica che il 28 ottobre 2020 ha concluso le indagini sulla gestione dell’AMTS, municipalizzata de Comune di Benevento per i trasporti, clamorosamente fallita (ne tratterò in coda a questo articolo).

Prevalente è come la magistratura – in sede penale – solo ora ha “iniziato a venirne a capo” di una vicenda nata, cresciuta e pasciuta, in sede politica e che ha avuto inizio nel 2003 (dopo dieci anni di giunte di destra), sviluppi significativi nel 2006 alla vigilia delle Comunali (e del ritorno del centrosinistra al potere) e concreto avvio nel 2007.

Affare che successivamente ha mostrato un travagliato percorso giudiziario con dei sequestri di documenti (a inizio 2013) e quindi proseguito tra concordati prima e fallimenti poi, e pronunce varie, in sede arbitrale e di giustizia civile.

Dal 2003 al 2020, in 18 anni, si sono avvicendati ben 4 capi in Procura in Via De Caro e tre sindaci a Palazzo Mosti, oltre che numerosi amministratori alla guida dell’ AMTS.

Centrali, fondamentali nella triste storia, sono state la decisione prima e la costruzione poi di un parcheggio coperto in Via Porta Rufina, “tanto utile e necessario a Benevento” dall’aver funzionato solo qualche mesetto dopodiché è stato immediatamente chiuso, anni fa. E chiuso lo è tuttora: un altro, ennesimo spreco di milioni di euro di soldi pubblici cui abbiamo assistito in questa derelitta città.

Una vicenda incredibile e, a un certo punto, segnalata in Procura, appunto tra fine 2012 e inizio 2013.
Chi qui scrive, su queste colonne “vaglianti”, l’affare Porta Rufina lo ha raccontato dettagliatamente, a fine marzo 2013. Con un’inchiesta che ha ciclicamente linkato, anno dopo anno, ad altri articoli sull’inabissamento dell’AMTS, per non farla dimenticare chi poteva intervenire.
Oggi, si legge che nella decisione di chiusura indagini, per le ipotesi riguardanti i politici, non si procederà più: essendo trascorso tanto tempo dai fatti è scattata la prescrizione, un classico epilogo alla beneventana.

Nel frattempo non essendo stato impedito il decorso della prescrizione in sede giudiziaria la vicenda ha comunque avuto un suo corso. Oggi l’AMTS è fallita, il servizio pubblico è stato affidato alla gestione di un privato Trotta bus.
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Anche questa vicenda, insomma, come altre in passato, ha confortato un cronico atteggiamento in questa terra disperata e impoverita, riassunto, parafrasando Dante, nella farse: lasciate ogni speranza voi che denunciate.
Certo, chi all’epoca ha adempiuto al proprio dovere di cittadino portando la questione in Procura e ha pure distinto il proprio ruolo nella vicenda, evitando conseguenze giudiziarie, lo rifarebbe, probabilmente, anche oggi.

Nonostante l’aver subìto, immediatamente, delle conseguenze con la mancata conferma nell’incarico precedentemente e, poi, quella sorta di tacito isolamento (altra caratteristica del senso comune del luogo che a Benevento raramente diventa buon senso…) che si sostanzia nelle frasi: “Chi te lo fa fare a denunciare? Esporsi, reagire non conviene…”.

Più o meno le stesse frasi, per fare un altro esempio più frequente, che qui si sussurrano al lavoratore ingiustamente licenziato: “Non fare la vertenza al datore di lavoro, altrimenti nessuno ti assumerà più…”.
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Aldo Policastro si è insediato alla guida della Procura sannita nel 2017, 3 anni e mezzo fa. Due anni e mezzo dopo, in un convegno nell’aprile 2019, “esortò” i giornalisti locali a essere meno “istituzionali” e, se del caso, anche a criticare i magistrati. Ero presente in sala e scrissi un articolo in replica, per dirgli che non tutti i giornalisti fossero “istituzionali”: che c’era pure chi denunciava, ma i suoi articoli o le sue inchieste finivano nel nulla. A dimostrazione, in quella replica, linkai proprio l’inchiesta sul parcheggio di Porta Rufina.

Un breve inciso: l’attuale procuratore capo della Repubblica, incalzato da ‘Il Vaglio.it a far presto sull’inchiesta giudiziaria che dal 1° marzo ha promosso – sulle morti di pazienti ricoverati a Villa Margherita e poi, da contagiati Covid, morti al S. Pio di Benevento –, in un’intervista ha risposto che le inchieste vanno fatte soprattutto bene prima che presto.

C’era parso ovvio il fatto che le indagini andassero fatte bene ma, e qui subito torniamo all’inchiesta sull’AMTS, l’una cosa non è assolutamente disgiungibile dall’altra. E infatti lo dimostra l’esito, qualunque potrà essere d’ora in poi, di ciò che è rimasto da giudicare sullo spreco e tutte le vicissitudini per quel parcheggio inutilizzato.
Mai si sarà potuto operare bene in un procedimento giudiziario, se non si sarà operato anche presto.
E’ una critica che - da decenni - formulo alla Procura e alla magistratura beneventana e che qui ancora ribadisco (Non tutti i giornalisti locali, signor procuratore, sono uguali. Ce n’è di chi rifugge dal ruolo di caudatario in servizio permanente effettivo, sperando di raccattare briciole da segrete stanze o studi, mostrandosi per compiacere, penosamente, più realista del re…).

E dunque - visto l’effetto ancor più sconfortante che vicende come questa dell’inchiesta giudiziaria sulla gestione dell’AMTS hanno in una realtà, come quella beneventana, in cui lo spirito civico non è che proprio aleggi – mediti la Procura, meditino tutti magistrati e facciano più del possibile per fare presto – oltre che ovviamente bene… - il proprio lavoro.
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E veniamo al merito dell’ultimo atto giudiziario. A distanza di quattro anni dalla prima dichiarazione di fallimento del 2016, e dopo l'ulteriore sentenza del luglio scorso della Corte di Appello di Napoli che lo ha confermato, sono scattano le ipotesi di responsabilità per chi si è trovato ai vertici dell'Amts, l'ex concessionaria del servizio di trasporto urbano nel capoluogo.

La sostituta procuratrice della Repubblica di Benevento, Patrizia Filomena Rosa, ha inviato agli indagati l'avviso di conclusione delle indagini sulla gestione dell’ex municipalizza comunale per il trasporto pubblico AMTS. Le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, sono quelle di bancarotta fraudolenta tramite false comunicazioni sociali, bancarotta documentale e per distrazione.

Otto gli indagati: Mirko Francesca, all’epoca presidente del CdA, e gli altri due membri del Consiglio: Giuseppe Racioppi e Marco Romeo; i componenti del collegio sindacale Fabio Solano, Domenico Capobianco e Giovanni Ievolella; due periti della sezione fallimentare del Tribunale: Francesco Pisano e Massimo Musella.

La Procura contesta ai membri del CdA e del Collegio sindacale “irregolarità per poter essere ammessi alla procedura del concordato preventivo. Nel bilancio del 20 dicembre del 2012, attestavano fatti non corrispondenti al vero e difformi da quelli esposti nel bilancio chiuso il 31 dicembre del 2012”.

Libri e scritture contabili sarebbero stati tenuti per impedire la ricostruzione del patrimonio e la verifica della movimentazione degli affari. In particolare, avrebbero modificato le registrazioni contabili riguardanti le voci relative al parcheggio di via Porta Rufina, postando 1.250.000 euro tra le passività del bilancio chiuso al 31 dicembre del 2012. Per rientrare nel concordato attribuivano attività inesistenti con aumento fittizio del capitale della municipalizzata”.

Centrale nella vicenda è la storia del parcheggio di via Porta Rufina. Accuse sono state mosse anche all’allora sindaco di Benevento, Fausto Pepe. Perché, avendo all’epoca presentato un esposto sulla vicenda non si era “attivato quale socio unico dell'AMTS a promuovere un'azione di responsabilità verso la società”. Ma tale capo di imputazione è stato stralciato perché prescritto. I tre rappresentanti del Consiglio di Amministrazione sono anche accusati di aver distratto somme di denaro per corrispondersi emolumenti, contribuendo ad aggravare il dissesto della società.

I due periti avrebbero omesso «di effettuare i dovuti accertamenti, pur richiesti dal tribunale, relativi all'immobile di via Porta Rufina, mega parcheggio, oggetto di cessione… generando così un vantaggio per la società AMTS in danno dei creditori e in violazione dei propri doveri di ufficio”. Gli 8 accusati hanno venti giorni per chiedere di essere ascoltati o presentare memorie difensive, prima che la Procura concluda definitivamente le indagini.