Facciamo un po' di conti e scopriamo che non è solo la Regione, ma è soprattutto il Comune di Benevento a non valorizzare Città Spettacolo

- Politica Istituzioni di Giovanni Festa

Aderendo al perentorio invito dell'assessore regionale al turismo Pasquale Sommese, quello di presentare un progetto valido per l'ammissione al finanziamento regionale – invito venuto peraltro fuori nel momento più critico della contrapposizione fra gli alfieri della cultura cittadina, l'assessore Raffaele Del Vecchio e il direttore artistico di Città Spettacolo Giulio Baffi, e la Regione Campania, la Giunta comunale di Benevento ha licenziato (n. 36/2015) la proposta progettuale per la trentaseiesima edizione di Benevento Città Spettacolo. Con ciò ponendo fine allo strepito e all'infondata polemica dei giorni scorsi e favorendo il sostanziale adeguamento all'avviso pubblico che quest'anno, a differenza del passato, ha posto – per tutte le manifestazioni oggetto del finanziamento - a quota 250.000 € il tetto massimo della cifra erogabile. Con una diminuzione del budget, nello specifico per il festival settembrino, di 50.000 €, dovesse ovviamente ottenere (come ci si augura) il lasciapassare per l'accesso alla somma.

Ci si muove, giusto per ricordare, nell'ambito di una selezione di “iniziative turistiche di risonanza nazionale ed internazionale da realizzarsi sul territorio regionale nel periodo fra il'1 maggio 2015 ed il 31 gennaio 2016 a valere sulle risorse del PAC Campania” (il Piano strategico per il turismo), quindi non proprio all'interno di quella cornice decisamente teatrale, culturale, che avrebbe dovuto/potuto costituire l'ambito 'autonomo' di sviluppo (e non totalmente 'derivato' , a questo punto) di una manifestazione ultra-trentennale.

Allo stato equiparata a ben altri tipi di eventi, quelli contro i quali s'è scagliata la polemica di Del Vecchio e Baffi, che però non tiene in debito conto il mancato definitivo decollo (a distanza di così tanto tempo dagli esordi) di un Festival che la Regione, di conseguenza, non annovera fra i “Grandi Eventi”.
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Sulla bontà del programma il giudizio verrà dal pubblico, ovviamente, ma le credenziali di Baffi sono un punto solido a favore della qualità; sul resto giova mettere a fuoco qualche piccolo elemento.

Quest'edizione del 2015, intanto, si riduce di un terzo: è spalmata solo su due fine settimana, mentre l'anno scorso erano tre. Si dirà, ecco il frutto delle restrizioni economiche, e certo non si è del tutto in errore. Tra i luoghi del Festival entra, come “teatro” in senso stretto – perché palcoscenico di rappresentazioni vere e proprie -, anche palazzo Paolo V, un anno fa non è stato così. E' il segno degli spazi di cultura che si restringono, nella loro funzione originaria: Benevento città dei teatri è un po' in crisi, al momento, e anche il giusto inserimento del De Simone nel calendario degli eventi è, sempre al momento, un atto di fiducia, dovendosi ancora del tutto provvedere al ripristino e alla riapertura dello stesso dopo il crollo nell'ex cappella (ma il tempo c'è).

Capitolo costi, ancora.
Con una curiosità su tutte. Nella delibera omologa dello scorso anno, si legge – per segnalare la capacità di attrazione della rassegna – che nel “corso delle ultime tre edizioni... (2011/2012/2013, Ndr) il Festival ha registrato complessivamente oltre 30.000 spettatori (10.000 all'anno di media, quindi - Ndr), con un incasso da biglietteria pari a circa 110.000 €”.

Fatta la più classica delle medie, siamo a 36.666 € l'anno, cifra che evidentemente favorì entusiasmo e autorizzò, sempre sulla medesima delibera, a porre come previsione d'incassi, per il 2014, la somma di 40.000 €, che assieme a 10.000 € di sponsorizzazioni (?) costituiva la quota parte del Comune nel finanziamento della rassegna (300.000 € la Regione, appunto 50.000 € il Comune: costo complessivo della XXXV edizione, 350.000 €).

Se si passa alla delibera di quest'anno, in un passo si legge che “nel corso delle ultime quattro edizioni (quindi le tre ricordate prima e in più il 2014, Ndr) il Festival ha registrato complessivamente circa 20.000 spettatori, con un incasso da biglietteria pari ad oltre 130.000 €”.

Ovvero: sono “spariti” da un anno all'altro 10.000 spettatori e, incredibilmente, sono lievitati gli incassi di 20.000 €. Nemmeno Sik-Sik, quell'artefice magico che Giulio Baffi conosce benissimo, sarebbe riuscito in una impresa del genere.

Comunque, prendendo per buone le ultime cifre proposte dall'assessorato alla Cultura di Del Vecchio, siamo a 5.000 spettatori di media e 32.500 € di incassi all'anno.

E quest'anno nel piano finanziario del Comune la voce incassi, che rappresenta sempre il “contributo” (l'unico) dell'Ente al costo, scende in modo sensibile, passando dai 40.000 a 15.000 €. Frutto, si dirà, del prevedibile minor flusso di presenze agli spettacoli visto che il programma è stato tagliato di un terzo (da tre a due fine settimana, si diceva).

E a quanto pare quest’anno si prevedono ancor meno spettatori (e questo decremento testimonierebbe un ovvio calo di interesse verso il Festival), oppure si prevede di ridurre in misura drastica il costo dei biglietti...

Comunque i 15.000 € della vendita dei biglietti si aggiungono ai (presumibili) 250.000 € della Regione e danno un totale, per Città Spettacolo 2015, pari a 265.000 €, rispetto ai 350.000 di costi (sulla carta) di un anno fa.

Va detto, però, che, mettendo a confronto i piani finanziari del 2014 e del 2015, la voce più importante per il pubblico, e cioè quella della “realizzazione del programma artistico” (ovvero spettacoli, mostre, concerti ed eventi collaterali), non subisce il drastico taglio di un terzo come quello dato al programma, perché passa da 143.000 a 125.000 €, cifra – quest'ultima – cui possiamo aggiungere il contributo del Comune, cioè i 15000 € di incassi presunti, come scomputo (lo stesso metodo è stato adottato un anno fa con i 50.000 € sempre presunti che toccavano all'Ente Comune), e si toccherebbe allora quota 140000 €, in linea insomma con lo stanziamento del 2014 per il programma artistico: deve dunque essere questo il segno della confermata qualità pur in presenza di un numero minore di spettacoli ed eventi.

Tutte le altre voci (direzione e coordinamento artistico, organizzazione, allestimenti, comunicazione, spese generali) che concorrono al totale dei 265000 € di costo di Città Spettacolo 2015 sono state ridotte, in fase di previsione, più o meno di un terzo, ovvero in linea con il taglio del programma operato.

E se, per chiudere, il presunto “taglio” della Regione – da 300.000 a 250.000 € di finanziamento massimo - è in realtà pari ad un sesto, c'è invece che il Comune, come sopra ricordato, è passato dai (virtuali, sempre) 50.000 € di compartecipazione ai costi nel 2014 ai 15.000 € del 2015, con una diminuzione del suo impegno pari a due terzi e oltre (per tradurre in cifre: è come se la Regione stanziasse per Città Spettacolo solo 100.000 euro).

Va bene (anzi male) la Regione, ma palazzo Mosti certo ci mette del suo, cioè poco, nel valorizzare il “fiore all'occhiello” della cultura cittadina.