Data Center Poste mai arrivato a Benevento: il Pd del Sannio e i sindacati ricorrono a Renzi

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Nella hit-parade delle delusioni patite dall'amministrazione a guida Fausto Pepe, e in via consequenziale dalla comunità dei beneventani, quella del Data Center di Poste Italiane deve occupare davvero uno dei primi posti.

Non si spiegherebbe, altrimenti, la mobilitazione di questi giorni. , meno quello probabilmente più importante: Poste Italiane, società attualmente lanciatissima nella vicenda Alitalia-Etihad, giusto per citare un esempio, e comunque molto dotata e all'avanguardia sul versante economico-finanziario in luogo della mission aziendale di base, i servizi postali.

All'orizzonte della filiera istituzionale di centrosinistra che si ritiene ormai inaugurata nel sistema Paese con l'ascensione di Matteo Renzi al soglio di palazzo Chigi, vengono spedite (...a proposito di Poste) dal Sannio ben due missive, entrambe aventi il premier come destinatario.

O meglio, possibile, e ricercato, demiurgo.

A Renzi nella sua veste di presidente del Consiglio si rivolgono infatti il sindaco Pepe e i segretari provinciali dei principali sindacati della provincia (Cgil, Cisl, Uil: Galdiero, Melchionna, Bosco); a Renzi quale segretario del partito di maggioranza relativa si rivolgono, a parte, anche il segretario provinciale e il responsabile del settore lavoro del Pd sannita, Mortaruolo e Refuto.

In entrambi i casi, si viaggia su righe modulate su un tono che suona orgoglioso ma dimesso e un'aspettativa che risulterebbe violentata, incastonata in un più ampio discorso su processi produttivi volti a marginalizzare il Meridione del Paese.

In realtà, si legge un appello negli spazi bianchi fondato sulla comunione nella militanza e una conseguente pressione a valere sull'azienda Poste che, clausole della convenzione comunale alla mano, poteva anche esercitare un diritto di recesso dall'investimento programmato nel capoluogo sannita (si vedrà, ovviamente, se ciò era fondato su presupposti concreti davvero o meno).

E' il segno, messo addirittura per iscritto, di una politica derivata e debole. Peraltro paradossalmente esercitata da una formazione partitica d'estrazione 'cuperliana' nel Sannio, cioè, di dissenso/disaccordo rispetto alla maggioranza di ispirazione renziana nel Paese - e che su questo distinguo ha inteso costruire una specificità geopolitica -. Una delle tante capriole 'ideologiche' che relegano la domanda dei diritti ai margini del più proficuo esercizio del potere in loco, che va nutrito con un pizzico di ipocrisia istituzionale, come le lettere al premier, per non far calare il livello di fascinazione nell'elettorato.