Dialogo generazionale senza incomprensioni: Galasso poi Rava e Diodato, magie a Riverberi

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Domenica "sotto le stelle del jazz", per dirla con le parole di una canzone del grande Paolo Conte. "Riverberi", il festival ideato dal noto musicista Luca Aquino nel 2010 e risuscitato dopo quattro anni di inattività, grazie a una organizzazione a una gestione tutta privata, ha fatto tappa nel Chiostro di Santa Sofia per il più atteso concerto in programma: quello del trombettista e filicornista Enrico Rava che si è esibito insieme al giovane chitarrista Francesco Diodato.

Prima di loro sul palco, però, è salito il batterista beneventano Aldo Galasso, una vita dedicata al jazz, il decano di questo genere musicale nel Sannio. Ha presentato "Percussivamente" , uno spettacolo intenso il cui fine è sembrato essere il racconto di una storia attraverso l'utilizzo di percussioni - batteria compresa - e, contemporaneamente, con l'impiego di vocalizzi simili a quelli di un rito apotropaico. Molto apprezzata dal pubblico presente la performance.

Positivissimo il riscontro di pubblico anche per il quarto appuntamento della kermesse, con l'aggravante però che questa volta non pochi si sono dovuti accontentare di ascoltare il concerto senza poterlo guardare. Probabilmente per questi tipi di eventi, di tale caratura, occorrono spazi più ampi.

Rava e Diodato sono la perfetta metafora del nuovo che avanza e del vecchio che ha ancora tanto da dire, esempio vincente di come due generazioni così distanti possano dialogare e comprendersi vicendevolmente attraverso la potenza comunicativa della musica e quindi del jazz.

Alle parole il duo, per presentarsi al folto pubblico, ha preferito una lunga improvvisazione dalla quale è subito emerso lo stile jazzistico di entrambi: il suono della tromba di Rava è "rotondo" e personale e nelle sue improvvisazioni, il triestino di nascita e torinese d'adozione, ricorre quasi sempre al registro acuto dello strumento usando con parsimonia la gamma di note a disposizione e valorizzando moltissimo le "pause"; Diodato invece ha accompagnato ed improvvisato allo stesso tempo creando più volte l'illusione che le chitarre fossero due. "Vi proponiamo ora un brano che si chiama 'Dr. ra & mr. va', ha detto Enrico Rava poco dopo l'inizio del concerto, spiegando poi che la composizone è un omaggio alla doppia personalità dell'artista perchè "c'è un Rava buonissimo e un Rava cattivissimo".

Successivamente, un ritorno alle origini con l'esecuzione dello standard jazz "My funny Valentine", dedicato agli artisti che più di tutti hanno influenzato il percorso professionale del trombettista: Miles Davis e Chet Baker.Verso la metà del concerto è stata invece la volta di alcuni brani che Rava ha composto per il suo nuovo quartetto - di cui pure fa parte Diodato - "partoriti" dopo tre anni di sterilità.Con "Estate" , altro celebre standard jazz che Rava ha voluto dedicare "a un'estate che stenta ad arrivare" si è concluso, tra i prolungati applausi di un pubblico tutto in piedi , il concerto di un artista internazinale che all'attivo vanta collaborazioni con musicisti del calibro di Stefano Bollani, Michel Petrucciani e tanti altri.

Riverberi si sposterà giovedì 31 luglio nel cortile di Palazzo dell'Aquila in piazza Orsini per la performance di Michele Rabbia.