Scuole

Grazie Miur! Quando poter compilare la domanda diventa più difficile che fare il concorso. Forse…

Emilia Maccauro - Pubblicato il 14 novembre 2012

Da giorni mi sveglio nel cuore della notte in preda all’ansia. Manca solo qualche giorno alla scadenza del termine per fare l’istanza, rigorosamente on line, per partecipare al concorso a cattedre. Io sto concorso proprio non lo digerisco. Ma porcaccia di quella miseria lurida e bara. Ma, se io l’abilitazione ad insegnare l’ho già presa con un altro concorso, perché lo devo rifare o mi tagli fuori dalle graduatorie?

Dillo, dillo Governo tecnico dei miei stivali, che hai organizzato la più grande truffa ai danni del precariato che si sia mai vista nell’intera galassia! Come se mi telefonassero dal Consiglio dell’Ordine e mi dicessero che, siccome gli avvocati sono troppi, ora si rifà un esame di Stato ad hoc e chi è fuori è fuori e chi è dentro è dentro. Che fa, poi, mi chiama la parrocchia e mi dice che mi hanno revocato pure la prima comunione?

E siccome quando una cosa non la condivido, per farmela fare mi devi costringere con la forza, ancora non mi riesco a mettere al computer per fare la maledetta istanza. I giorni passano e, nel silenzio generale, si avanza la proposta di aumentare l’orario lavorativo dei professori.

Madonna come mi innervosisce sto fatto a me! Due sono le strade: o io sono impazzita e vedo il complotto ovunque, e allora con ogni probabilità entro il 2013 mi vedrete girare per strada con la testa foderata di carta d’alluminio per evitare che gli emissari del Governo mi leggano il pensiero, o qui sta veramente succedendo qualcosa di grave; e io m’incazzo.

Ragiono: se volete aumentare le ore di lavoro dei professori senza aumentare l’orario scolastico degli alunni, allora o in quelle ore avete progettato che i docenti vi vengano pure a fare le pulizie a casa, o dovranno coprire più classi. Vi torna o sono io? Se con gli stessi professori volete coprire più classi, allora – di grazia – ma che cavolo lo bandite a fare sto concorso che i professori non vi servono già mo, figuriamoci dopo?

Prima che mi privino pure del titolo di “contessa” che mi sono guadagnata sul campo con anni di fantasiose e solitarie imprecazioni, esprimo le mie perplessità a mia madre con un ripetuto quanto immotivato ma defatigante uso di un indecoroso turpiloquio.

Non mi sento compresa; in fondo allo sguardo dell’indomita nonnetta leggo il muto disappunto per ciò che lei interpreta come un misto di pigrizia e di inutile protesta destinata a fallire. Almeno mi sono sfogata e ho pure guadagnato il rispettoso silenzio dell’intera famiglia mentre decido il da farsi.

Vabbuò, la faccio sta domanda. Mi metto al computer ma l’accesso al sito mi viene negato: username o password errati. Li provo tutti gli improbabili codici alfanumerici che ho collezionato in anni di travagliati rapporti col Ministero dell’Istruzione, il Miur. Non gli piacciono e li risputa.

In preda all’isteria comincio a digitare VfNCaSRT123, così, per vedere se se lo piglia questo. Niente, non accetta manco gli insulti!

Mi vesto, metto la bandane, imbraccio il fucile a pompa e vado all’Ufficio Scolastico Provinciale dove incontro una serie di altri sfigati i cui problemi vengono man mano risolti da due santi, casualmente impiegati presso l’Ufficio pubblico. Io vengo dirottata ad altro santo, maggiore in grado, dopo essere stata definita “un altro caso disperato”. Un altro? Chi è il mio compagno al duol? Lo voglio vedere. Ci voglio parlare e imprecare insieme in aramaico mentre programmiamo un attentato dinamitardo al Ministero. La mattinata trascorre in lieta compagnia e, quando dopo un’oretta, il santo fa il miracolo, sorpresa!, arrivo penultima e abbandono l’Ufficio prima dell’altro caso terminale. Un’iniezione di ottimismo!

Torno a casa un tantino nervosa, con un’andatura a scatto, come se fossi fatta col meccano, e gli occhi sbarrati manco il mostro di Milano. Mia madre mi raggiunge e, dopo un rapido esame arguisce il mio ottimo umore e praticamente si dissolve nel nulla.

Digito www.istruzione.it et voilà: sito in manutenzione! Eh, quando sono nervosa non riesco proprio a combinarne una buona, chissà che ho digitato! Riprovo. Riprovo. Riprovo. La cosa continua per un paio di giorni. Io ormai non parlo, ringhio. Cerco la lite e vengo garbatamente scansata da familiari affini e fidanzati come se avessi la peste. GROOOWAAARRRR!

Ditemi che è normale che il sito del Ministero si rifaccia il look nei giorni di scadenza delle domande di concorso. Ditemelo se avete il coraggio, ma lasciate pure nome e indirizzo e aspettatemi.

E qualcuno osi dire “ma tu pure ti sei ridotta all’ultimo all’ultimo”. Perché che cambia? Se la faccio alla fine la domanda, sono autorizzati a farmi la fregatura? Quando scadevano i termini per le domande di concorso e l’Italia era un Paese serio, se c’era lo sciopero delle Poste, i termini venivano prorogati, perché i concorsi si facevano per impiegare la gente e non per truffarla. E invece il Miur fa il restyling del sito e nessuno dice niente. E la prossima volta sospendiamo tutto perché l’aulente Ministro si deve rifare la permanente?

Quando clicco l’opzione “Inoltra l’istanza”, sono le 21 del 6 novembre, circa diciassette ore dalla scadenza dei termini. Vedo “istanza inoltrata” e mi pervade una gioia senza precedenti. Che fa se non lo supero il concorso? Già essere riuscita a fare la domanda …

Mi giro per condividere il mio sollievo con l’onnipresente vecchina che ostenta la più impenetrabile indifferenza. Forse l’ho trattata un po’ male in questi giorni.

“Mammì, ci vogliamo fare una camomilla?”. “Vogliamo? Fattella tu!”. Grazie mamma. Grazie Miur.

 

12 commenti

  1. Goffredo Soriano scrive:

    bellissimo.. ben scritto… ironico.. arguto. Mi ha fatto finanche provare per un attimo simpatia per i “docenti della scuola”, categoria (chiaramente vale per coloro che hanno raggiunto l’obiettivo e non per i precari..) che viene sempre descritta come tartassata e vilipesa dalla Stato ma che, in realtà, nel giudizio unanime di tutte le altre componenti del pubblico impiego (tranne quelle sindacali… e solo per una questione numerica) è considerata una vera categoria di privilegiati sia dal punto di vista economico che dal punto di vista delle ore di lavoro erogate.

  2. Giovanni Della Marca scrive:

    Goffredo Soriano: e lei si unisce al coro di coloro che ritengono i docenti dei privilegiati? Di quali privilegi godrebbero quelli che lei definisce, tra virgolette, i “docenti della scuola”? Economici? Provi a guardare un po’ le statistiche europee e mi dica se in Italia gli insegnanti guadagnano di più che altrove. E la storia dell’orario di lavoro, poi? Lei crede davvero alla favola delle 18 ore settimanali? Tra correzione degli elaborati degli studenti, preparazione delle lezioni, riunioni collegiali, progetti collaterali e tutto il corollario di attività le assicuro che i docenti non lavorano meno (anzi…) di un qualsiasi impiegato del “pubblico impiego”, come li chiama lei…
    Le assicuro che molti di noi, invece, non riescono a provare neanche per un attimo simpatia contro il qualunquismo becero di certe posizioni…

    • Emilia Maccauro scrive:

      Immaginavo che si sarebbe aperta una polemica sul punto. Forse tanta acrimonia risiede nel ricordo dei docenti di qualche decennio fa che avevano tante vacanze estive, più tempo libero durante il pomeriggio. Le cose sono cambiate da allora, questo è certo. Senza contare il conflitto sempre aperto con i genitori che del lavoro degli insegnanti non hanno sempre rispetto. A volte anche parte del corpo docente non ha il senso della dignità estrema della funzione che svolge. E a coronare il tutto c’è il senso di superfluità che la stessa considerazione dello Stato comunica a protagonisti e fruitori della scuola. E’ un settore che non produce e, quindi, oggi non ha nessun valore agli occhi di nessuno.
      Se solo ci fermassimo a riflettere! Certo che la scuola produce: produce la gioventù più ignorante ed umiliata d’Europa. E la colpa non è degli insegnanti. Quanto meno non solo.
      Emilia Maccauro

  3. Goffredo Soriano scrive:

    Giovanni Della Marca: Pronosticabile risposta… provate a guardare lo stipendio di un equiparato “normale impiegato pubblico” (tra virgolette), le sue ferie, i suoi permessi, il suo orario di lavoro… no, anzi… non lo fate.. ne scoprireste delle belle e, in fin dei conti, vi vergognereste di aver semplicemente accennato ad un qualcosa che possa essere definito lontanamente equiparabile ai vostri privilegi…
    La favola delle 18 ore settimanali?.. Non è minimamente equiparabile alla vera favola delle attività extrascolastiche; ci sono, ma sono svolte da pochi eroi… tutti gli altri a casa a pranzo…

  4. Giovanni Della Marca scrive:

    Ma di che vogliamo parlare? Della possibilità di avanzamenti di carriera, o magari di tutti i benefit di cui gode un “normale impiegato pubblico” e non un docente? Credetemi, baratterei molto volentieri qualche settimana di ferie in più con la possibilità, per esempio, di avere una prospettiva di un avanzamento di carriera. Quanto poi al dover provare “vergogna”, avrò anche la faccia di bronzo, ma non ci riesco. Di cosa dovrei vergognarmi, di quali “privilegi”? Se parliamo dati alla mano, scopriremo che in tutta Europa solo in Danimarca i docenti lavorano di più che in Italia, e che a livello salariale siamo decisamente sotto la media OCSE. Semmai provo vergogna per uno stato che ha smantellato la scuola pubblica sottraendole risorse ingenti e che non ha mai pensato a riformare tutto il sistema dell’istruzione, rendendolo più duttile e vicino alle istanze della società contemporanea. Provo vergogna per il sistematico tentativo di delegittimare socialmente la figura del docente, ed attraverso di essa tutto il sistema scolastico, che è alla base di qualsiasi progetto di società civile avanzata (i paesi scandinavi insegnano, sempre dati alla mano). Parlare di “favole” o “eroi” poi, mi pare davvero fuori luogo: è innegabile che ci siano docenti che lavorano di più e docenti che lavorino di meno, allo stesso modo in cui capita per tutte le altre categorie sociali, e sfido a dimostrare il contrario. Ma fare della scuola uno dei capri espiatori del declino e del fallimento di una società, ai quali hanno partecipato tutte le sue componenti, senza alcuna esclusione, è francamente inaccettabile. Ilvo Diamanti, in un articolo comparso qualche mese fa su la “Repubblica”, ha sintetizzato in maniera molto efficace tutto questo, rivolgendosi direttamente agli studenti: “[I docenti] sono una categoria residua (e “protetta”). Una specie in via d’estinzione, mal sopportata. Sopravvissuta a un’era ormai passata. Quando la scuola e la cultura servivano. Erano fattori di prestigio. Oggi non è più così. I Professori: verranno aboliti per legge, insieme alla Scuola. D’altronde, studiare non serve. E la cultura vi creerà più guai che vantaggi. Perché la cultura rende liberi, critici e consapevoli. Ma oggi non conviene. Si tratta di vizi insopportabili. Cari ragazzi, ascoltatemi: meglio furbi che colti!”

  5. Goffredo Soriano scrive:

    Addirittura scomodare Ilvo Diamanti… cercherò di mantenermi sul semplice: nessuno intende delegittimare la scuola, ho grande rispetto per la sua funzione sociale (anche per ragioni familiari) e per il ruolo che il docente ‘dovrebbe’ rivestire nella vita dei nostri figli. Ho solo detto che sono/siamo stufi di ascoltare le lamentele dei docenti della scuola che, agli occhi dei ‘normali impiegati pubblici” di pari livello, sono dei lavoratori come gli altri che, però: lavorano 18 ore alla settimana contro 36, usufruiscono di ferie estive interminabili e lunghi periodi di riposo (vedi natale, pasqua), hanno stipendi nettamente superiori a quelli di funzionari della P.A., usufruiscono di assemblee e riunioni periodiche (di solito coincidenti con le prime ore di lezione), orari patteggiati con i Presidi e, qualche volta, addirittura concentrati in alcuni giorni (i cosiddetti professionisti – avvocati, ingegneri, commercialisti – prestati alla scuola non fanno questo?? )… almeno non lamentatevi, poichè ogni volta che lo fate, offendete chi lavora almeno quanto voi ma non si lamenta…

    Gentile Signore , Lei sarà sicuramente una persona seria e non lo discuto, ma se si svestisse per un attimo dalla scomoda veste della difesa di categoria, non potrà negare che questà è la fotografia della realtà che la circonda; e con questo la saluto.

    P.S. Di tutti i docenti che conosce.. quanti effettivamente fanno le “famose attività parascolastiche”? Io di docenti ne conosco tanti ma di quelli che si occupano di tali attività davvero pochi…

  6. Goffredo Soriano scrive:

    Mi perdoni… una curiosità: ha parlato di benfit… di grazia: quali???

  7. Penna Insolente scrive:

    Un bellissimo articolo, Bellissimo .. ben scritto … ironico .. arguto, aveva iniziato con il dire Goffredo Soriano e tale è realmente l’articolo che evidenzia anche tratti amari di quella che può apparire una zolletta di zucchero.
    Poi, pian piano, i commenti hanno oscurato l’articolo prolungandosi in ciò che ognuno crede ma che non sempre rispecchia ciò che realmente è.
    E’ l’eterna storia della colonna, ognuno la descrive con convinzione e sincerità per la mezza parte che riesce a vedere e ci si incazza quando l’altro, che ne guarda l’altra metà, la descrive diversamente.
    Vi consiglierei di girare intorno alla colonna e prendere conoscenza di ciò che l’altrop vede, con ogni probabilità troverete che ognuno descriveva il vero di ciò che conosce.
    Goffredo Soriano, la esorto a ritornare all’origine del suo scritto e riprovare quell’attimo simpatia per i “docenti della scuola.
    La loro, è davvero una vitaccia, mi creda, a volte fatta di orari assurdi nella suddivisione delle loro 18 ore.
    Le faccio un esempio che l’aiuterà a comprendere: ammettiamo che un docente abbia da coprire tre ore giornaliere a settimana e che debba recarsi non a San Bartolomeo,(potrebbe anche essere) ma a Montesarchio (ne vicino ne lontano).
    Gli capita la prima, la terza e la qualta ora ( se non la prima, la terza e la quinta).
    Non torna certo a casa nellì’ora tra la prima e la terza.
    Lei comprende bene che le diciotto ore effettive divengono in effetti 24.
    A questo ci aggiunga i consigli, gli incontri, le valutazioni e ogni altra cosa che un Direttore o un Preside indicono settimanalmente (fuori orario senza straordinario).
    Ci aggiunga ancora che un docente, volente o nolente (quelli meritevoli di tale titolo lo fanno) studiano e si aggiornano e partecipano a corsi in tal senso svolti (sempre all’interno della scuola e fuori orario).
    Gli esami, i giudizi, gli scrutini e qualche altra cosuccia.
    Sa quale vantaggio, se così può essere considerato, che hanno, aolo quello di essere certi, tutti gli anni, di andare in ferie ad Agosto e parte di settembre.
    Sono ore effettive, rispetto ad un impiegato che ha la possibilità di alzarsi dal posto di lavoro, anche per una fumatina fuori dalla porta dell’ufficio o solo per andare da un collega a fare una chiacchiera o qualsivoglia motivo.
    Un docente no, non può abbandonare a se stessi 29, 25 piccole pesti (simpaticamente parlando).
    Ecco, girando la colonna e facendole ‘ammirare’ questo lato, credo di averla convinta a ritornare all’inizio del suo dire,
    Farle fatto provare per un attimo simpatia per i “docenti della scuola”,

  8. Goffredo Soriano scrive:

    Simpatia concessa… ma non crederà mica che gli unici pendolari siano i docenti… il sottoscritto ha fatto 13 anni in Valle Caudina per Napoli e, le garantisco, che valgono 30 degli anni che ha descritto… e come me, sa quanti ce ne sono?
    E mi dispiace deluderla.. nessuno mi ha mai conteggiato le circa 4 ore al giorno che ho impiegato per andare a lavoro.. e non mi sono mai sognato nemmeno di farle pesare ad alcuno… fa parte del gioco. La saluto diavolo di un privilegiato :-))

    F.to Penna Garbata

  9. Goffredo Soriano scrive:

    Ah! Un’ultima cosa: anche lei è tra i quelli convocati e partecipanti alle attività extrascolastiche; ma tutti quelli che conosco che invece sono di ritorno a casa per il pranzo, vanno allo studio commerciale, in Tribunale, al Genio civile…. li conosco solo io???
    Au revoir

  10. Penna Insolente scrive:

    Goffredo Soriano, mi permetta solo di risponderle facendo si che sia lei stesso a giudicare il suo commento e che non sia io ad esprimere il mio pensiero sulla sua perspicacia, intelligenza, facoltà di confronto o altro aspetto di cui, al momento ho pochi titoli e conoscenze per indicare.
    Fatto sta, le assicuro, sono stato riluttante alla scuola (per i motivi temporali legati all’età) sin dall’asilo e scuole elementari.
    Oggi sono un libero professionista che ha solo cercato di guardare dall’esterno e scevro da ogni faziosità dei commenti di altre persone che ‘sospettavo’ scevre e libere di pensiero come me.
    La sua sommarietà di giudizio, il suo credere di saper addirittura indovinare le altrui cose mi detta di non considerare oltre ogni suo pensiero o commento.
    Mi piace interloquire e confrontarmi con cervelli e non mai con ‘cervelloni’.
    Lei tutto sa, tutto comprende, tutto riesce a intuire, non ha bisogno di confronti, lei è la certezza personificata,
    Per fortuna che lei esiste, in questo mondo.
    Buona giornata

  11. Goffredo Soriano scrive:

    e lei è certamente permaloso e scarno di contenuti. Buona giornata anche a lei

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