La Libertà. Basta volerla

Le differenze tra Destra e Sinistra

Teresa Simenoe - Pubblicato il 18 dicembre 2012

Ecco, queste sono le domande che vorrei mi rivolgessero a scuola i miei alunni e alle quali, contemporaneamente,  non vorrei mai dover rispondere! Da dove inizio? Dalla contrapposizione storica di Destra e Sinistra? Dalla posizione che ricoprivano durante la Rivoluzione francese nella Costituente i realisti, che sedevano a destra, e gli antimonarchici, che avevano posto a sinistra? Dal fatto quindi che la destra veniva identificata con i reazionari e dunque con i conservatori e la sinistra con i rivoluzionari e dunque i progressisti? Forse è un po’ troppo datata, ma comunque consente di fare già una piccola distinzione. Sintetizzando, potremmo dire che storicamente la destra è caratterizzata da un atteggiamento tradizionalista, gerarchico, mentre la sinistra da una spinta progressista, innovatrice. Storicamente, ma oggi? Oggi ha senso parlare ancora di destra e sinistra?

Nel conosciutissimo “Destra e sinistra/Ragioni e significati di una distinzione politica” del 1994, Norberto Bobbio si chiede se sia ancora possibile una tale distinzione: il principium individuationis (il tratto distintivo) sarebbe, al di là di tutte le altre differenze, il principio di uguaglianza. Coloro che si proclamano di sinistra danno maggiore valore, nella loro azione politica e morale, a ciò che rende gli uomini uguali o a ciò che potrebbe ridurre le disuguaglianze, mentre coloro che si professano di destra credono che le disuguaglianze siano ineliminabili e comunque non necessariamente da sopprimere. La sinistra si preoccupa, perciò, che le differenze economiche, sociali, di reddito, di istruzione vengano superate e che le risorse possano essere distribuite in modo che il maggior numero di cittadini possa goderne; la destra tende a difendere le differenze sociali, economiche, politiche perché crede che il sistema, basato sul successo del self made man (chi, per meriti propri, ha vinto) , vada bene così com’è.

Tradizionalmente la destra è individualista e competitiva, poiché ritiene che la competitività migliori l’offerta e innalzi la qualità; la sinistra, invece, crede che la logica del “vinca il migliore” sia fortemente ingiusta perché tende a perpetuare le disuguaglianze, continuando a spostare nel tempo lo svantaggio iniziale. In questo senso, quale responsabilità avrebbero persone nate in situazioni di disagio, pensiamo ai bassi napoletani o alle favelas brasiliane? Quelli di destra affermano che le responsabilità sono dovute al mancato impegno nel cercare di superarle; quelli di sinistra che tali situazioni non sono sotto il controllo dei singoli e che il dovere dello Stato è rimuovere le condizioni che determinano la povertà e il degrado.

Meno Stato, propone la destra, e no all’intervento pubblico nell’economia e nella società; più Stato, o meglio, uno Stato sociale forte, che riduca le disparità tra gli individui e che dunque assicuri servizi alla collettività, sostiene la sinistra. La destra, inoltre, si oppone alle trasformazioni sociali, sostenendo che ciascuno ha un posto preciso nella società; la sinistra che è necessario cambiarla la società e infatti appoggia i movimenti che si battono per i diritti civili, come quelli delle donne, dei gay, degli immigrati; la destra sostiene il mercato e l’iniziativa dei singoli perché in questo modo emergono i più capaci che, prima o poi, “si fanno valere”; la sinistra appoggia tutte le iniziative pubbliche che, pur permettendo ai migliori di emergere, garantiscano a ciascuno pari opportunità. E’ ingiusto far parti uguali tra disuguali, l’espressione più conosciuta di don Milani, prete scomodo, è, in qualche modo, anche il motto del popolo di sinistra. La destra è “per il mercato”, per la libera iniziativa, per l’economia capitalistica: bisogna produrre di più, aumentare il guadagno e abbassare il costo del lavoro che, detto in altro modo, significa ridurre i salari, eliminare le tutele sociali, delocalizzare. La sinistra, invece, crede che l’obiettivo della politica non sia l’aumento della ricchezza, che finisce per concentrarsi nelle mani di pochi, ma la costruzione di una società più vivibile, senza disuguaglianze, con modelli di sviluppo che rispettino le economie delle culture anche più povere nella salvaguardia delle realtà più piccole: commercio equo e solidale, ad esempio, e misure no-global contro globalizzazioni e multinazionali.

La destra, infine, difende i valori della patria e della religione, la sinistra è per una visione cosmopolitica, nel rispetto delle identità nazionali e laica in tema di fede. La destra è interventista in politica estera, la sinistra tendenzialmente pacifista.

In verità, attualmente, il confine sembra meno netto; si parla di scomparsa delle ideologie e di formazioni politiche che è difficile collocare in un preciso schieramento: l’Italia dei Valori, ad esempio, è di destra o di sinistra? I movimenti indipendentisti e autonomisti, i partiti ecologisti, il Movimento 5 Stelle sono di destra o di sinistra? La Lega stessa è di destra o di sinistra? O di centro? Già, e il centro? Beh, il centro è “includente” ed “escludente”: includente delle parti della destra e della sinistra più “mediane” ed escludente delle componenti più estremistiche, liberale e rispettoso delle istituzioni civili e religiose. Quindi più moderato, anche se ci sono personaggi politici che quando dicono di voler raccogliere le forze più moderate pensano niente meno che a Borghezio, Calderoli, La Russa e Santanchè, definendo pericolosi sovversivi Bersani e Veltroni! Ma così va il mondo: “Ripeti una frase cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”, diceva il ministro della propaganda nazista Goebbels, prontamente imitato dai peggiori demagoghi della nostra era. La sinistra ha fatto sempre paura, una paura folle, principalmente ai più poveri che avrebbero dovuto, invece, appoggiarla. E se a livello internazionale, negli anni venti e trenta, si tacque sull’avanzata del nazifascismo fu perché, ottusamente, lo si volle vedere come un argine all’avanzata del comunismo, mentre sono stati proprio quei pericolosi sovversivi comunisti italiani a liberare il nostro paese dalla dittatura e a scrivere insieme ai socialisti e alla Democrazia Cristiana, ai laici e agli azionisti la Costituzione nella quale, con l’articolo 42, è tutelata proprio la proprietà privata. Stiamo tranquilli, amici, i “mangiatori di bambini, espropriatori dei nostri beni ” non solo non li vuole nessuno, ma non si vogliono neppure loro!

Diceva il mio professore di filosofia: “In Italia il comunismo non lo vuole nessuno, i ricchi perché non vogliono diventare poveri e i poveri perché vogliono diventare ricchi!” Perciò, a chi continua demagogicamente a sventolare lo spettro di un comunismo sovvertitore dell’ordine sociale, viene da rispondere con il buon vecchio Totò: “Ma mi faccia il piacere…!”.

10 commenti

  1. Cosimo Mastroberardino scrive:

    bellissimo articolo prof, e io vorrei risponderle alla domanda del perchè noi studenti non facciamo questa domanda: la maggior parte ovviamente perchè non se ne fregano proprio e dubito sappiano che in politica ci sia questa (oramai assurda) distinzione tra partiti di destra, sinistra e centro(?); ma altri non lo chiedono semplicemente perchè, come lei ha chiaramente scritto nell’articolo, i giovani non vedono alcuna differenza tra destra e sinistra, e l’inclusione del centro ne è la prova, la tv (che oggi è la maggiore fonte d’informazione) li dipinge tutti come fannulloni, ladroni, delinquenti ecc. (che poi lo sono sul serio è un altro conto), e questo non fa altro che aumentare il tasso di disinteresse dei giovani che non fanno altro che allontanarsi da quel mondo credendolo pieno di furti e delinquenze, cosa assolutamente vera ma mutabile, questa tremenda situazione si può cambiare se i giovani tutti cercassero almeno minimamente di cambiare le cose, ma finchè questo lavaggio del cervello continua possiamo scordarci una cosa del genere, i pochi giovani (sani) non bastano per cambiare lo stato italiano e riportare in auge la costituzione. Io stesso ho paura che questa tendenza verso la ribellione, che come me hanno anche altri movimenti politici e sociali che promuovono altre forme alternative di società fondate sulla libertà e l’uguaglianza facciano in qualche modo parte di questo progetto di controllo, che sia tutto previsto, che noi, che vogliamo essere i tumori maligni di questa dittatura mascherata da democrazia, in realtà eravamo già stati previsti.Non so se mi sono spiegato, io andrò a votare, e voterò (come si suol dire) il “meno peggio”. un’ultima domanda prof, se gli unici 2 candidati come premier saranno monti e berlusconi, tra il maestro e mentore dei gabellieri e il nanetto erede di mussolini chi ci conviene votare?

  2. Nicola Del Giacomo scrive:

    Ricordiamo Fini e Bersani ospiti da Fazio e Saviano? Quando parlavano dei valori di destra e sinistra? A un alunno appena 18enne facciamo vedere quel video……così andrà a votare sicuramente il M5S!
    Auguri a tutti!

  3. Nicola Del Giacomo scrive:

    O forse potremmo far ascoltare la canzone di Gaber e allora si che sicuramente voterebbero M5S
    Auguri a tutti

  4. Teresa Simeone scrive:

    Solo tu, Cosimo, lo puoi sapere…non ti mancano spirito critico e sensibilità. Caro Nicola, ci avevo pensato alla divertentissima ed intelligente canzone di Gaber, ma sapevo che il titolo l’avrebbe comunque evocata…
    Buon Natale anche a te!

  5. nicola morelli scrive:

    Spero che molti leggano la tua, come sempre, obiettiva e serena opinione ed auspico anche che rappresenti un valido stimolo affinché qualche giovane riesca perfino ad approfondire tale tematica. A mio modesto parere, credo che entrambe le “dottrine” (chi più chi meno) contengano elementi e principi di sicura positività per il miglioramento delle condizioni sociali: il fatto più deteriore è costituito, purtroppo, dalla mancata appplicazione (o meglio, dalla mancata osservanza!) di tanti buoni precetti nelle stesse dottrine fissati, con la inevitabile conseguenza di generare giochi di potere, interessi privati, disonestà, corruzione… insomma, in fin dei conti, è l’uomo stesso, il solo responsabile, capace di produrre gli sfaceli e i soprusi che (non solo da oggi) sono sotto i nostri occhi e che, sciaguratamente, lasceremo in eredità ai nostri figli.
    Buon Natale (!) a tutti anche da parte mia.

  6. Teresa Simeone scrive:

    La mancanza di etica è il dramma attuale della politica; si sostiene che un buon amministratore debba essere soprattutto capace, ma se la capacità è asservita agli interessi personali, quale beneficio può portare alla collettività?
    Ti ringrazio, Nicola, per la serenità di giudizio che, con eguale serenità, mi riconosci e ti auguro un Natale di pace.

  7. Michele Bacunini scrive:

    …Eppure io so che il comunismo, quello vero, quello libertario, è realmente “sovvertitore dell’ ordine sociale costituito”.
    E l’ ordine sociale attuale è costituito sulla solida base dello sfruttamento, dell’ oppressione, della violenza, della voluta ignoranza e intontimento delle masse.
    E so per certo che una persona seduta in parlamento, che vive sulle spalle di chi ogni giorno versa sudore e sangue, non può avere altro obiettivo che il mantenimento del cosiddetto ordine sociale che gli permette una posizione privilegiata.
    Ovviamente non c’è dubbio sull’ esistenza del meno peggio, si sa, magari in una dittatura fascista si respira un aria meno rilassata che in un governo di sinistra, ma davvero siamo caduti cosi in basso che non ci resta altro che avere come massima aspirazione “il meno peggio”?
    Davvero pensiamo che rendere sfruttati o sfruttatori un nero, un omosessuale, un immigrato al pari di un cittadino comune sia il raggiungimento dell’ uguaglianza?
    Davvero ancora non ci rendiamo conto che il bipartitismo è un ottima arma utilizzata dallo stato per darci ancora una volta, l’ impressione di poter scegliere?
    Davvero ancora a nessuno e mai venuta voglia di urlare “adesso basta, voglio essere io a sceglere per la mia vita!”.
    Limitare i danni e sempre un’ ottima cosa, ma la soluzione consiste nel mettere da parte di ciò che li provoca…
    Il vostro professore disse una grande, ma triste verità, e un sonoro “ma mi faccia il piacere” credo sia più opportuno dirigerlo a chi, in parlamento (quindi effettivamente, ricco) si proclama di sinistra e difensore delle inuguaglianze!
    E con questo concludo, sempre Michele, sempre un libertario… :)

  8. Teresa Simeone scrive:

    Non c’è una sola tua affermazione, Michele Bakunin, pardon, Michele Bacunini, , che non mi trovi assolutamente, irriducibilmente d’accordo!

  9. giacomo pinolini scrive:

    vedendo il programma del movimento 5 stelle mi sembra di poter dire (mia opinione) che sia il partito più a sinistra che entrerà in parlamento almeno per quelle che sono le generali linee guida, mentre le tesi economiche per essere attuate prevederebbero una pressione fiscale immensa. io personalmente penso che una delle colpe della sinistra in questi anni sia stata quella di non riuscire a proporre un sistema di welfare statale efficiente lasciando passare l’idea di B. per cui lo stato non sa gestire i nostri soldi e meno ne ha e meglio è.

    chiudo citando milena gabanelli: “un cattivo politico nominerà un pessimo dirigente della pubblica amministrazione, che a sua volta si contornerà di pessimi amministratori e questo è un terribile effetto a cascata.”

  10. Marco Pin scrive:

    Peccato che i rappresentati del PD siano tutti ricchi o per lo meno molto benestanti ( es.Veltroni con appartamento a New York ). Quando ci sono regole certe e che vengono rispettate come nei paesi del nord Europa, non ha piu’ viene meno la distinzione tra destra e sinistra.

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