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Perché Umberto Del Basso De Caro ha stravinto: nulla o poco del centrosinistra in 19 anni

Carlo Panella - Pubblicato il 4 gennaio 2013

E’ stato il fatto politico più rilevante del 2012 nel Sannio ed è giunto in extremis, il 29 dicembre: 15mila voti del popolo del Pd espressi alle Primarie da simpatizzanti, elettori e iscritti per Umberto Del Basso De Caro. L’ottanta per cento di loro, 12mila persone, ha scritto il suo nome sulla scheda deponendola nll’urna.

Nessun dirigente politico mai, in precedenza, è stato incardinato da tanta gente in un processo di determinazione della rappresentanza pre-elettorale. E per un ruolo di primo piano, quello di candidato al Parlamento.

I suffragi sono stati così tanti da farlo risultare, in assoluto coi suoi 12mila voti, il più votato in Italia! Al punto di farlo diventare oggetto anche delle cronache nazionali, alcune decisamente ostili, come l’articolo odierno di Marco Travaglio che l’ha condannato per essere stato, vent’anni fa, craxiano fervente e praticante.

Noi che seguiamo la cronaca locale, da molto prima abbiamo scritto su di lui, tante volte. Ma in questa sede, più che parlare ancora dell’uomo politico, interessa capire il dato, eclatante, emerso dalle Primarie, quello che hanno voluto dire 12-15mila sanniti.

Per cercare di ridimensionare si potrebbe obiettare: Del Basso De Caro ha avuto un solo competitore, di genere maschile, il deputato uscente Mario Pepe. Ciò può aver agevolato di molto la concentrazione delle preferenze su di lui, mentre in altre realtà i competitori sono stati più di due. Per cercare di esaltare ancor più il dato, d’altro canto, si potrebbe aggiungere: tante preferenze sono state ottenute in una platea di elettori molto ridotta, solo 15mila votanti; altrove i voti espressi in assoluto sono stati molti di più, ma le cifre dei più votati sono state molto più basse dei suoi 12mila suffragi. Pro e contro finiscono per elidersi, lasciando inalterato il valore in cifre dell’esito.

Consideriamo, e non da oggi, le primarie il metodo più democratico di selezione dei dirigenti politici e dei candidati. Da decenni lo scriviamo e le pretendiamo, perché affidano a molte persone le scelte altrimenti fatte da capi e capetti al chiuso delle segrete stanze. Sempre, in questi anni e mesi, abbiamo riconosciuto il valore delle Primarie e ovviamente rispettato gli esiti. Taluno, invece, deluso per quanto le urne abbiano sancito, stia provando a esorcizzarle, sminuendole come una sorta d’organizzata sceneggiata, messa in atto da capibastone che hanno portato al voto il gregge.

In real tà sono andati a votare, nell’ambito del Pd, i più impegnati e attivi. Tra di loro sicuramente ci saranno stati componenti delle cosiddette “truppe cammellate” – amici e conoscenti mobilitati dai supporter De Caro ma proporzionalmente anche da quelli degli altri quattro competitori – tuttavia non in misura tale da inficiare la sostanza della autenticità della vasta consultazione.

Lo dimostra anche la costante, fisiologica diminuzione dei votanti nei successivi appuntamenti delle tre tornate di Primarie: il 25 novembre, il 2 dicembre e il 29 dicembre. Coloro che non si sono visti più rappresentati dalle persone in lizza dopo la prima scelta del candidato premier, via via, non sono andati a votare, al ballottaggio Bersani-Renzi e per la scelta dei candidati parlamentari. Facendo scendere il numero complessivo dei voti dai 22mila originari, a 18mila e infine 15mila. Scelte consapevoli, sia da parte degli astenuti, sia dei votanti i quali ultimi non possono essere considerati minus habentes per come hanno votato!

Di fronte ai fatti serenità di analisi e pregiudizi al bando. Comportarsi da struzzi, negare la realtà emersa dalle urne, sminuirla o sguazzare nel liquido melmoso dei “retroscena”, può dar sfogo ai faziosi, non serve certo a capire i fenomeni. E allora Del Basso De Caro ha stravinto: 1) per demerito degli oramai altri capetti del Partito Democratico; 2) per capacità proprie.

1) Da quando Bersani (molti mesi fa) ha deciso di diventare leader delle coalizione sottoponendosi alle Primarie (pur potendolo evitare secondo Statuto), si è capito che per potersi candidare al Parlamento si sarebbe dovuto passare anche nel Sannio per lo stesso percorso. E potendo contare sull’unica preferenza di genere (un voto per un uomo e un voto per una donna), sapendo che al massimo qui avrebbero potuto risultare eleggibili un democratico e una democratica. E stato così chiaro (agli uomini del Pd) che chi avesse voluto conquistare o a mantenere quel posto avrebbe dovuto scontrarsi con Del Basso De Caro e la sua collaudata capacità di raccogliere preferenze. L’avvocato infatti non ha mai fatto mistero di voler tornare in Parlamento dopo la prima breve esperienza dal 1992 al 1994. Per i capetti due le possibilità: aggregarsi, scegliendo uno di loro come candidato alle Primarie, e sfidare De Caro oppure evitare la sfida lasciandolo vincere. Abbiamo visto per cosa abbiano optato.

I capetti del Pd, oltre allo scarso coraggio, posseggono anche un orizzonte limitato, non vanno oltre il proprio, immediato e diretto utile. E quindi neanche hanno pensato – per tempo – a consorziarsi, per provare a resistere, mettendosi a disposizione di una candidatura femminile, dichiaratamente alternativa a Umberto Del Basso De Caro. E così, alla fine, prima delle donne è giunta Ada Renzi, cioè, quella tra le tre in lizza che s’è mossa tandem con l’avvocato: per quest’ultimo l’en plein!

Un colpo di teatro avrebbe potuto ridimensionare, e non di poco, l’annunciata vittoria di Del Basso De Caro: Mario Pepe, rimasto il solo del genere maschile a competere, avrebbe potuto annunciare – in extremis – il proprio disimpegno, lasciando il solo Umberto Del Basso De Caro in lizza. Per quante preferenze avrebbe potuto raccogliere , il risultato così raggiunto dall’avvocato, politicamente, sarebbe stato più modesto. Ma Pepe prima avrebbe dovuto comprenderlo e poi metterlo in pratica, rinunciando in tal modo però anche alla (benché minima) possibilità di continuare a rimanere in Parlamento. Ipotesi questa che proprio non rientrava nelle sue corde. E’ stato escluso dalla lista solo dal chiaro responso del popolo del Pd che l’ha relegato al quinto posto su cinque concorrenti. La subalternità dei capetti del Pd (con la spruzzatina della temerarietà di Mario Pepe), dunque, ha fatto da volano al successo di Del Basso De Caro.

2) Abbiamo così ora il leader politico del più grande partito del Sannio eletto a scrutinio segreto e in maniera quasi plebiscitaria da 12mila persone. Non un Masaniello, un surfista venuto dal nuovo e capace di cavalcare l’onda, bensì un conosciuto esponente della Prima Repubblica, di cui qualcuno altrove ricorda i trascorsi politici di vent’anni prima (Travaglio) e più d’uno qui definisce un notabile.

Notabile non solo o non tanto per come abbia gestito il potere, quando l’ha fatto, ai tempi d’oro del Psi negli anni ’80-inizio ’90, nella sanità locale, al Comune di Benevento o nel mondo dell’avvocatura e del Foro, in cui ha svolto sempre un ruolo di primo piano, e, più di recente, nell’Istituto per le case popolari. Ma soprattutto per essere il rappresentante attuale di una dinastia di avvocati-politici-potenti, in auge da un secolo circa; in primis, con Raffaele De Caro, anche ministro della Repubblica, e poi con suo padre, Guido Del Basso De Caro, amministratore pubblico, ma soprattutto uno dei principi del foro sannita, in continuità con Raffaele De Caro.

Ebbene, proprio rispetto questa tradizione e storia (politico-professionale o notabilare che dir si voglia) il voto delle Primarie segna un’aggiunta non irrilevante. Non è stata solo la rete di accordi e mediazioni, tessuta dall’alto, con la tradizionale accortezza di famiglia, ad aver determinato il risultato, ma anche una messe di preferenze popolari, dal basso.

Per mancanza di un qualsivoglia competitore interno all’altezza, ma anche per la tenacia nel perseguimento dell’obiettivo da parte dello stesso Umberto Del Basso De Caro. Nel 1994 si ritrovò a 40 anni praticamente a ricominciare da zero, senza neanche più il suo partito di sempre il Psi (dissolto dal ciclone Mani Pulite) . partito nel quale aveva percorso tutti i gradini da consigliere comunale a soli 21 anni, a leader locale e quindi deputato nel 1992 (l’apogeo ) a soli 38 anni. L’avvocato si è rialzato, rimesso in piedi e in cammino, formando prima un movimento locale e scalando poi la Margherita e quindi il Pd di cui ora è dominus e con la ratifica di 12mila persone.

La Prima Repubblica a Benevento si concluse con la caduta di Umberto Del Basso De Caro costretto dagli elettori a lasciare nel 1994 la Camera dei Deputati; la Terza Repubblica si apre col suo ritorno in Parlamento per designazione plebiscitaria, prima ancora che si vada a votare a febbraio!

Queste Primarie ci riconsegnano ben altro che il più recente episodio della lunga vicenda del candidato vincitore. Esse ci danno una tanto nitida e quanto spietata istantanea del poco o del nulla che, a prescindere da lui, il centrosinistra, in 19 anni, abbia saputo esprimere e costruire.

5 commenti

  1. Enzo Romano scrive:

    Bravo Carlo, il tuo commento rappresenta in modo nitido e preciso le grazie e le disgrazie del contro sinistra beneventano. la tua analisi, mai partigiana, consente di intravedere la trama che, ormai da troppi anni, chiude questa grigia citta’ in se stessa, e non lascia introdurre alcuna novita’. Le ultime elezioni amministrative ne hanno dato conferma, per lo piu’ si e’ trattato di comparse, assurte al rango di comprimari solo grazie all’assenza di veri soggetti politici. Quanto rimpiangiamo, tutti credo, la Dc e i decenni delle ideologie. Quanto orfani ancora di buon senso possiamo restare? Quanto tempo dovra’ passare perche’ i cittadini si sveglino dal letargo e madnino tutti a casa, abbandonando il vassallaggio mentale che forse e’ troppo radicato per essere estirpato. E, fino ad allora, per combattere i vassalli (di Piazza Guerrazzi e non solo), rimarranno in pochi: tu, tra i primi, meriti ogni lode, la tua analisi, mai partigiana, e’ per molti un faro. Grazie

  2. marta d. scrive:

    Direttore
    La sua analisi e’ rigorosamente lucida ma a tratti arida e astratta;
    si parla di doti , di dati , di discendenza.
    E allora le dico che questo risultato , arrogantemente eclatante ,
    sa più di Bulgaria che di democrazia .

  3. giuseppe falzarano scrive:

    scusatemi forse sarò banale: senza avversari avrei vinto anch’io!

  4. luca.coletta scrive:

    Le primarie -parlamentarie così come concepite ( all’ultimo momento, con limitata base partecipativa, senza confronto e dibattito su alcunchè, con concorrenti designati dal partito e così via) non potevano che essere vinte che da un politico di lunghissimo corso , molto conosciuto e radicato sul territorio, espressione ben nota a molti di una tradizione di notabilato locale o, come dice Panella, di un dinastia di avvocati-politici-potenti.
    Se mi è consentito esprimere un’opinione politica da semplice cittadino, credo che Umberto Del basso De caro, gigante tra “nani e ballerine”( in questo il direttore ha perfettamente ragione), sia espressione di una politica abile nel gestire, direttamente e indirettamente il potere, sapiente nel tessere rapporti, nel blandire gli interessi particolari , se vogliamo nel conquistare, talvolta, la fiducia e simpatia della persone, ma che poco produce e ha prodotto sul piano dell’interesse generale e, dunque, della crescita sociale, ambientale, civile ed economica della nostra comunità.
    Detto questo, rimane il fatto che una larga minoranza ha gia scelto, secondo un meccanismo molto difettoso, per le altre migliaia di potenziali elettori del PD che, se andranno a votare, si limiteranno a ratificare.

  5. s.fusco scrive:

    Tristemente d’accordo con Carlo Panella e altri commenti. Da elettore delle primarie anti no
    tabilato, non voterò PD alla Camera e al Senato lo farò turandomi il naso come diceva negli anni settanta un Maestro di Giornalismo come Montanelli. Orfano anche Lui di una destra liberale, seria, e di governo. Così come oggi si può dire la stessa cosa, di sinistra e destra !

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