Il miglior attacco è la difesa: il Benevento solo al comando rovescia consolidate certezze

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Diciamo pure che deve essere piuttosto irritante – per gli avversari del Benevento Calcio – avere a lungo il pallino del gioco. Esercitare un palese dominio territoriale. Specchiarsi in percentuali alte di possesso palla. Riuscire certo a creare qualche insidiosa palla-gol, ma non a sfondare. E naturalmente incassare il colpo del KO nel modo più classico declinato da siffatte situazioni: un contropiede (finalmente) finalizzato.

Il successo, chiaro, del Benevento sul Crotone, che ha permesso al gruppo di Inzaghi di consolidare il primato in classifica ed è venuto al cospetto di un pubblico per la prima volta a... cinque cifre (10.302 spettatori al Vigorito), è parso svelare ancora una volta un risvolto particolare.

La predilezione, quasi, dei giallorossi per l'aspetto meno 'spettacolare' del gioco, la fase difensiva. E ciò indipendentemente dalla completezza del reparto (segno di solidità 'interiore' dello stesso), in questa circostanza tormentato da squalifiche e infortuni anche dell'ultima ora, perché il ritrovato Gyamfi – ad esempio – ha fatto un figurone.

Consapevole, in tutta evidenza, della sua forza, che deriva non solo dall'esiguità delle reti subite, dobbiamo dedurre che mentre si soffre sugli spalti il Benevento invece controlla anche quando subisce, invita gli avversari a trovare il bandolo di una così stretta matassa, attende acquattato un errore, lo sbilanciamento, e prova a mettere al servizio di alcuni, noti, piedi buoni, le opportunità offensive. Non sempre sfruttate, pure in maniera clamorosa, non difettando comunque certa generosità. Come dire, rovesciando consolidate certezze: il miglior attacco è la difesa.