Licenziamenti Samte: solo la politica potrà evitare le drammatiche conseguenze derivanti dalla sua cattiva gestione del problema-rifiuti

- Economia Lavoro IlVaglio.it

Episodi di cronaca diversi: per entità del danno e modalità impattante della protesta. Ma dramma unico: il lavoro che svanisce. L'eco beneventana alla marea montante di rabbia dei dipendenti Whirlpool si è risolta nel presidio e nella minaccia di autolesionismo di un lavoratore della Samte dinanzi alla sede dell'azienda, nella zona alta di Benevento: 400 persone a Napoli e 40 qui, nel Sannio, paiono avviate a un licenziamento gravido di ombre nere, che chiude la porta in faccia al futuro e condanna all'ineluttabilità del presente.

Se la crisi industriale è su scala nazionale, con focolai di disperazione che s'alimentano un po' dappertutto, il nodo della Sannio Ambiente e Territorio (Samte) è il riflesso più ristretto di un problema a carattere regionale: l'incompiutezza del ciclo dei rifiuti. Checché se ne dica, la monnezza è sempre a terra; gli impianti sono saturi o sono fermi o sono inefficienti o sono insufficienti; le ricerche di spazi di movimento collidono con gli interessi territoriali (non nel mio giardino); la spazzatura viaggia altrove o verso siti privati con un ovvio picco nei costi (per il cittadino).

E i vari pezzi istituzionali che compongono il mosaico (dalle aziende locali alle partecipate, dagli ambiti territoriali a qualsiasi altra diavoleria sia stata varata, eccetera) sono andati al loro posto solo riguardo le eventuali nomine. Per tacere, poi, delle amenità quali i continui ricorsi alla giustizia (che creano un paradossale corto circuito), circa le tariffe ritenute esose e le morosità varie.

E nel tempo delle (presunte) vacche grasse, o comunque della polvere sotto il tappeto, c'è stata anche la creazione, chissà quanto necessaria, di un indotto (in termini di forza lavoro) che ha poi provato a guadagnarsi sussistenza, armandosi di perseveranza e pazienza, allorquando il piano si è inclinato pericolosamente verso il basso.

L'anello debole della catena però fatalmente cede: provare a ripararlo spetta al suo solo artefice, la politica. E non si può dire che abbia mani di fata, perché è quella stessa politica che in tanti anni ha riempito di parole vane le cronache, ha suscitato aspettative, ha seminato soltanto in chiave elettorale. Mai abbandonando lo stato della precarietà, che sia esploso o sempre in procinto di esplodere o sommessamente continuo. E’ inevitabile che l'emergenza ambientale chiami a sé anche quella sociale.