La rivincita di Mosca che non è la sorella brutta della principessa

- La Botte di Diogene di Anteo Di Napoli

In Russia i treni arrivano in orario… “E ho detto tutto”, per dirla con una citazione un tempo celeberrima. Il viaggio per Mosca da San Pietroburgo parte dalla stazione “Moskovsky”, su una parete della quale si può ammirare un’enorme mappa di epoca sovietica delle stazioni delle principali località dell’ex URSS; simile alle mappe nelle stazioni delle metropolitane, ma riferita a un territorio sterminato, attraversato da 11 fusi orari (gli Stati Uniti ne hanno 4). Gli oltre 700 chilometri che separano le due capitali, S. Pietroburgo e Mosca, sono dominati dalla taiga, con foreste di conifere e betulle, e acquitrini prodotti dal disgelo primaverile. Paesaggio un po’ monotono ma con un suo fascino, forse ostile che spiega perché, avvicinandosi a Mosca, si incontrano sobborghi con edifici (orrendi) di 20 piani e più, alveari per ospitare chi fugge verso la città.

Il treno da San Pietroburgo, dopo 4 ore esatte, giunge a Mosca nella stazione “Leningradskij”, che conserva il nome sovietico. Sembrerà strano ma sono proprio le stazioni il luogo in cui il passato sovietico sembra ancora presente. È il caso della metropolitana di Mosca, le cui stazioni monumentali sono di notevole interesse storico (e artistico), rappresentando un museo sotterraneo dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Uso volutamente la denominazione completa per sottolineare come le stazioni spesso siano dedicate a una ex repubblica. Lo stile è quello del realismo socialista e non potrebbe essere diversamente, considerando che la metropolitana fu inaugurata nel 1935, in pieno terrore staliniano (sono stati rimossi tutti i ritratti del dittatore georgiano).

Chi immagina Mosca come una città tetra e noiosa ha una piacevole smentita. Le strade sono piene di vita, come l’affollatissima Arbat, la via dello shopping interamente pedonale, con negozi, ristoranti (a Mosca si mangia generalmente bene, soprattutto nei ristoranti caucasici), locali talora bizzarri. Mosca è anche elegante, come nel caso di Piazza Teatralnaya, dove c’è il teatro Bolshoi, tempio mondiale del balletto classico, o di via Tverskaya, principale arteria cittadina che parte da Piazza del Maneggio; su questa piazza, negli anni ’90, sono state collocate un singolare orologio planetario a cupola sormontato dalla statua di San Giorgio e fontane con statue ispirate alle fiabe di Puskin. Negli anni ’90 è anche stata ricostruita la cattedrale di Cristo Salvatore, ringraziamento dello zar Alessandro I per la salvezza dall’invasione napoleonica del 1812. Il filmato della demolizione della cattedrale, nel 1931, è in qualsiasi documentario sui crimini di Stalin.

Tuttavia, il cantiere aperto, qual è Mosca, produce anche interventi urbanistici di dubbio gusto, tali da far rivalutare l’architettura sovietica, a cominciare dai 7 grattacieli voluti da Stalin. Punteggiano il panorama moscovita dal belvedere della Collina dei Passeri, con in primo piano lo stadio, già “Lenin”, della leggendaria rimonta di Pietro Mennea nella finale olimpica dei 200 metri nel 1980.

Nell’immaginario collettivo Mosca è soprattutto Cremlino e Piazza Rossa, in cui si entra, non senza soggezione, passando per la Porta della Resurrezione. Lo sguardo cerca subito il Mausoleo di Lenin, dove si conserva il corpo imbalsamato del capo della Rivoluzione d’Ottobre, sotto le mura del Cremlino. Il lato opposto della piazza è dominato dall’imponente palazzo dei magazzini GUM (voluti dallo zar Nicola II), esteticamente apprezzabile, anche se l’eccessiva illuminazione serale lo rende un po’ kitsch. Diceva la mia maestra: “Nei GUM si vende tutto, dalle scarpe ai trattori”. Oggi si vendono quasi esclusivamente prodotti di lusso, soprattutto nei negozi di marche italiane.

La Piazza Rossa verso la Moscova è chiusa dalla celebre cattedrale di San Basilio, fatta costruire da Ivan IV il Terribile nel XVI secolo. La sua forma, a mo’ di fiamme al cielo, è un unicum nella millenaria tradizione russo-bizantina. Ma c’è chi non ne apprezza i colori vivacissimi delle “guglie a cipolla”, paragonandola addirittura a una giostra di luna-park! “La nostra idea di bellezza si è formata su un archetipo classico in realtà falso, in quanto templi e statue greche in origine erano dipinti”, ho commentato con mia moglie.

Al Cremlino non si accede dalla Piazza Rossa per la Torre del Salvatore (quella con orologio e stella rossa a cinque punte in cima), ma da Piazza del Maneggio attraversando i Giardini di Alessandro I, uno dei primi parchi pubblici moscoviti.

Il Cremlino è una cittadella fortificata da mura lunghe circa 2 chilometri e mezzo con 20 torri. Per la visita serve un’intera giornata, pur non essendo accessibile il Gran Palazzo, residenza ufficiale del presidente della Federazione Russa e in passato degli zar. Il centro del Cremlino è la spettacolare piazza delle Cattedrali (Dormizione, Arcangelo Michele e Annunciazione), luogo delle incoronazioni (e dei cortei funebri) degli zar e oggi dell’insediamento dei presidenti. Sulla piazza incombe il campanile di Ivan III il Grande, per secoli la costruzione più alta della Russia. Accanto alla piazza, per la gioia delle foto dei turisti, si trovano lo “zar dei cannoni” (il più grande obice mai realizzato, 38 tonnellate) e la “zarina delle campane” (la più grande campana esistente (circa 6 metri e mezzo di diametro, 216 tonnellate), che però non ha mai suonato (se ne staccò un pezzo da 11 tonnellate). Ritengo imprescindibile la visita all’Armeria del Cremlino, museo che ospita una vasta e splendida collezione di oggetti d’arte (anche le famose uova Fabergé) russa ed europea (doni dei sovrani agli zar), dal V al XX secolo.

Prima di partire dall’Italia avevamo considerato la visita a Mosca quasi un’appendice di quella a San Pietroburgo, della serie “dato che ci troviamo…”. Partendo da San Pietroburgo per Mosca lo spirito era quello rassegnato di chi deve ballare con la sorella brutta della principessa. Invece abbiamo scoperto una città anche romantica. Mia moglie e io ricorderemo la passeggiata lungo la Moscova, con la città illuminata dalla luna piena, come uno dei ricordi più belli dei nostri viaggi.

Andate a Mosca, la Terza Roma vi sorprenderà!