Le contraddizioni del progetto triennale di Vigorito per il ritorno in Serie A e il (quasi) divorzio da Bucchi

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Oreste Vigorito
Oreste Vigorito

Pur in assenza di qualsiasi comunicazione ufficiale da parte della società, circostanza corroborata dalla mancata conferma da parte di Ottopagine, il mondo dell'informazione sportiva ha dato per chiuso il rapporto fra il Benevento calcio e il tecnico Cristian Bucchi, peraltro con un contratto in scadenza a fine giugno, al tempo stesso cominciando a solcare il mare delle indiscrezioni sul nome del possibile sostituto. Si tratta di una circostanza che non sorprende e che magari la piazza accoglierà quasi come atto dovuto per via della ferita affatto rimarginata del clamoroso l'addio ai playoff, almeno nel modo in cui è maturato. Ma i risultati e le delusioni si metabolizzano, per fortuna, soppiantati dall'attualità, dalla curiosità, dal desiderio di non smettere di parlar di calcio, già con la mente e il cuore proiettati alla prossima stagione e, ora, alla fase 'costituente' della stessa. Suona stonata solo una piccola nota, in questa storia.

E' vero, come è vero, che sin dall'avvio dell'altalena di alti e bassi durante la stagione regolare, il presidente giallorosso Vigorito ha avvertito il dovere di parlare con chiarezza (a Ottogol): “Ho sempre detto che avrei messo in piedi una squadra con un programma triennale, in modo da andare in serie A per non tornare nuovamente indietro”. In tal modo tranquillizzando lo stesso tecnico, posto un po' sulla graticola dall'ambiente: “Onestamente cambiare le carte in tavola significa non fare un progetto”.

Appare altrettanto chiaro, però, che un progetto si basa sulla continuità, in particolare modo del progettista, in genere l'allenatore, che assembla – o almeno richiede di assemblare – gli atleti idonei per la sua idea di squadra. D'altro canto un contratto annuale, come quello sottoscritto con Bucchi, non appare come la prima pietra di una costruzione destinata a crescere nel tempo (tre anni), a meno di non aver voluto soltanto vedere (e valutare) l'effetto che avrebbe fatto Bucchi in panchina.

Questo con Bucchi, pertanto, è stato un anno bifronte, proprio come il campionato che ha condotto il Benevento: senza un obiettivo preciso nel lungo termine (i tre anni) perché fondato su un rapporto a tempo breve e determinato col tecnico; senza un obiettivo preciso nel breve termine (la promozione) perché subordinato al superiore interesse del consolidamento triennale, avendo però alle spalle già una stagione fondata sulla sfiducia (di un tecnico).