La poco comprensibile, ma sicuramente lentissima, resa dei conti al Comune di Benevento

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Maria Carmela Serluca e Clemente Mastella
Maria Carmela Serluca e Clemente Mastella

Si chiama riflesso pavloviano o condizionato e non stupisce più di tanto, se applicato alla politica targata Mastella: quei cittadini di Benevento che, bontà loro, lo hanno indicato per palazzo Mosti sanno perfettamente che la sua sindacatura non è nata ieri ma è vecchia di tre anni (giugno 2016). I quali tre anni, sui cinque del complessivo mandato del sindaco, costituiscono non solo oltre la metà del cammino, ma anche la fotografia di una responsabilità certa del tempo trascorso rispetto alla scelta elettorale.

Solo Mastella e la sua compagnia fanno finta di non saperlo. E raccontano sempre la stessa storia nella speranza che abbocchino gli intontiti dalla comunicazione del tempi moderni, essenzialmente 'social'. “E' colpa dell'amministrazione precedente, dei disastri prodotti difficili da riparare”; questo il ritornello che affiora sulle labbra dei governanti dell'oggi.

E' accaduto, né poteva rivelarsi in forma diversa, anche dinanzi alla non pregevole vicenda della recente seduta di Consiglio comunale di Benevento, rinviata a data da destinarsi: prevista per venerdì 24 maggio e avente ad oggetto l'approvazione del rendiconto di gestione 2018, addirittura convocata – a mezzo nota stampa – l'8 maggio dal presidente Luigi De Minico, cassata appena il giorno prima, con sprezzo del pericolo (d'irrisione...), sempre dal medesimo presidente De Minico, “in ragione dell’imminente tornata elettorale”.

Qualche poco noto risvolto numerico lo ha svelato Pompeo Nuzzolo (leggi), il puzzle invece lo ha completato il tassello comunicativo dello stesso sindaco (leggi).

A cui articolata nota 'difensiva' va innanzitutto letta in chiave strettamente politica, prima ancora che contabile: il primo cittadino di Benevento è sceso direttamente in campo, approntando un excursus tra sentenze e bilanci che, magari, non è proprio il succo della sua competenza specifica. L'intervento però si è reso necessario per dare copertura a un’assessora, Maria Carmela Serluca (con delega alle finanze), scelta direttamente in virtù della sua competenza 'tecnica' e quindi sottratta al risiko della composizione di Giunta in base agli equilibri venuti fuori dalle urne, appunto, del giugno 2016. Una difesa del proprio operato – autonomo - di sindaco, insomma: poteva mai contraddirla?

Sistemato quest'aspetto, il più importante, è come se tutto il resto fosse stato sistemato.

Ora: non volendo affatto entrare nel merito di numeri, calcoli, giustificazioni, residui attivi e passivi, corti dei conti e dei miracoli, accuse a chi c'era ieri e tutto il campionario di circostanza, rimane al fondo qualche dubbio, molto elementare, che la bulimia comunicativa di Mastella non riesce – purtroppo per lui – a sciogliere.

Se l'operato della sua amministrazione si è rivelato corretto, perché non si è tenuto il Consiglio comunale?

Perché il medesimo Consiglio è stato 'scoperto' contiguo alle elezioni Europee (“...con inevitabile 'corto circuito'...”) solo il giorno prima della sua celebrazione e non, magari, l'8 maggio, cioè quando il presidente De Minico – peraltro impegnato nella campagna elettorale in favore di un candidato della Lega Salvini – lo ha convocato?

Ma soprattutto: la norma (Decreto legislativo 267/2000) stabilisce che il bilancio consuntivo vada approvato “entro il 30 aprile dell'anno successivo dall'organo consiliare, tenuto motivatamente conto della relazione dell'organo di revisione. La proposta è messa a disposizione dei componenti dell'organo consiliare prima dell'inizio della sessione consiliare in cui viene esaminato il rendiconto entro un termine, non inferiore a venti giorni, stabilito dal regolamento di contabilità”.

Diamine: se c'è tutta questa sicurezza da parte di Mastella sull'operato dell'assessora di sua fiducia e sull'elaborazione in forma di bilancio di tale operato, perché ridursi – sulla carta e solo in prima istanza, come abbiamo visto - al 24 maggio (cioè ben oltre il termine previsto dalla norma) per porre all'attenzione del Consiglio comunale di Benevento l'approvazione del rendiconto di gestione?

In fin dei conti (è proprio il caso di dire), poco importa ai cittadini delle arzigogolate spiegazioni concesse, a pochi, dalla politica (assessora Serluca e sindaco Mastella), e molto, invece, dell'accidia amministrativa che si è lasciata scivolare addosso, con censurabile noncuranza, i termini di un adempimento.

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P.S.: Quanto al resto del testo legislativo, lo stesso recita che, “in caso di mancata approvazione del rendiconto di gestione entro il termine del 30 aprile dell'anno successivo, si applica la procedura prevista dal comma 2 dell'articolo 141”. Ovvero: “I consigli comunali e provinciali vengono sciolti con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell'Interno... quando non sia approvato nei termini il bilancio”.
In tale ipotesi, “trascorso il termine entro il quale il bilancio deve essere approvato senza che sia stato predisposto dalla giunta il relativo schema, l'organo regionale di controllo nomina un commissario affinché lo predisponga d'ufficio per sottoporlo al consiglio.
In tal caso e comunque quando il consiglio non abbia approvato nei termini di legge lo schema di bilancio predisposto dalla giunta, l'organo regionale di controllo assegna al consiglio, con lettera notificata ai singoli consiglieri, un termine non superiore a 20 giorni per la sua approvazione, decorso il quale si sostituisce, mediante apposito commissario, all'amministrazione inadempiente.
Del provvedimento sostitutivo è data comunicazione al prefetto che inizia la procedura per lo scioglimento del consiglio
”.
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