Il Comune di Benevento non approva il bilancio consuntivo. Cosa c’è realmente dietro la precipitosa marcia indietro

- Opinioni di pompeo nuzzolo
Palazzo Mosti, sede del Comune di Benevento
Palazzo Mosti, sede del Comune di Benevento

Il rinvio della seduta del Consiglio Comunale di Benevento, convocata per approvare il conto consuntivo 2018, il secondo dopo la dichiarazione di dissesto, non ha natura politica o tecnica, ma trova la sua ragion d’essere nella realtà della situazione finanziaria che si è creata nei due esercizi successivi alla dichiarazione di dissesto. Il consigliere di opposizione Italo Di Dio ha spiegato le sue ragioni con correttezza e lealtà verso l’istituzione e la cittadinanza. Intanto vorrei suggerire, senza saccenteria, che la parola “manovra”, letta su qualche giornale o comunicato, non si addice al bilancio consuntivo perché questo dovrebbe essere la fotografia di ciò che è accaduto realmente nell’esercizio trascorso.

Il tema vero è quello rappresentato dal consigliere Di Dio cioè se sia possibile inserire nel bilancio in bonis (stabilmente riequilibrato) i residui attivi e passivi precedenti il dissesto. E’ evidente che per l’amministrazione comunale in carica l’approvazione del conto in avanzo, per effetto della presenza dei residui ante dissesto, è fondamentale poiché, se fosse in disavanzo come potrebbe accadere senza i residui, la vita stessa dell’amministrazione sarebbe messa in discussione. Vengo al problema.

Il primo bilancio del dopo dissesto non includeva i residui per cui tutte le colonne relative alla contabilità ante 2017 riportavano il valore zero. Nel mese di luglio del 2017, la Corte dei conti della Puglia esprime un parere sulla gestione contabile del dissesto, affermando che, in assenza di una normativa specifica di scritturazione contabile prevista dal legislatore, la gestione dei residui inclusi nel piano compete alla Commissione liquidatrice nel rispetto dei principi di autonomia, di separatezza e di non commistione con il bilancio stabilmente riequilibrato.
In sintesi, il parere ha confermato il principio della separazione delle gestioni, dell’autonomia gestionale dell’Organo straordinario di liquidazione (Osl) e il principio di non contaminazione fra la gestione dell’Osl e la gestione ordinaria del bilancio stabilizzato.

In pratica La contabilizzazione potrebbe essere fatta, per capirci, su un quaderno a quadretti o a righi purché nel rispetto dei principi esposti. Passare dalla mancata indicazione sulle modalità di scritturazione contabile alla utilizzazione dei residui del dissesto per determinare l’avanzo di amministrazione del bilancio 2018 è non solo ardito, ma rivela una certa debolezza interpretativa sul concetto di scritturazione contabile.

Prima di proseguire sul tema è opportuno segnalare che il Comune di Benevento, con il bilancio stabilmente riequilibrato, aveva già fatto la scelta di non inserire i residui nel proprio bilancio, pertanto, secondo il principio latino, electa una via alteram non datur, ( se hai scelto una strada non ne puoi prendere un’altra; se hai scelto di andare a Roma per la via Appia non puoi prendere la via Emilia che ti condurrebbe a Milano), non poteva decidere in maniera diversa dopo il primo bilancio.

Il Comune di Benevento, convinto della sua bontà interpretativa inserisce in bilancio i residui del dissesto che utilizza in sede di conto consuntivo per determinare un risultato più favorevole. Se non fosse per questo motivo non avrebbe alcuna ragione l’inserimento. Qual è la convenienza?

Se i residui attivi, quelli contabilizzati, ante dissesto, fossero superiori ai residui passivi, partecipando al risultato di amministrazione, il risultato positivo è garantito, a prescindere dalla gestione ordinaria, ledendo il principio della non commistione del bilancio dell’Osl con quello riequilibrato.

Avrebbero inserito tutti i residui, anche quelli ante dissesto, se avessero prodotto un risultato negativo? I comuni che sono stati oggetto di attenzione da parte della Corte dei Conti in sede di controllo li hanno inseriti per questo motivo.

La distinzione fra sentenza e ordinanza attiene all’esercizio del potere, se viene esercitato il potere di controllo non si può emettere una sentenza ma una ordinanza sicché, per le situazioni identiche, l’ordine contenuto ha il valore di una sentenza.

L’ordine di ricostruire la contabilità per chi avesse operato unificando la contabilità, vale per tutti i comuni a prescindere dall’attenzione della Corte. Nascondersi dietro la natura della decisione significa negare il valore del diritto.

Gli organi di liquidazione devono seguire le indicazioni di un’ordinanza per il semplice motivo che sono organi di amministrazione attivi perché producono una attività amministrativa. Se devono rispettare le circolari ministeriali, non si comprende perche non dovrebbero rispettare le ordinanze di un organo giurisdizionale, in sede di controllo, anche se rivolte ad un altro comune che è stato oggetto di attenzione da parte della Corte per aver unito le contabilità.

Ultime domande. E’ rispettata l’autonomia gestionale dell’organo di liquidazione inserendo i residui e i beni da vendere per pagare i debiti nel bilancio comunale? E’ garantita la non commistione dei dati contabili della Commissione con il bilancio comunale, se quelli della Commissione sono inseriti nel bilancio del Comune? I debiti sono una sottrazione alla speranza e utilizzare il passato per salvare il presente significa negare il valore della memoria.