A Genova si manganellano antifascisti e giornalisti. L'Italia sta cambiando: in peggio

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Genova per loro, i fascisti, oggi. Ovvero, la perdita di memoria. Poche pillole per mandar giù l'amnesia. Genova è stata insignita della Medaglia d'Oro al Valor Militare il 1° agosto 1947: la città riuscì a 'liberarsi' da sola, una insurrezione partigiana fra il 24 e 25 aprile 1945 provocò la resa dei tedeschi. Il 30 giugno del 1960 Genova insorse nuovamente per impedire che il congresso del Msi si tenesse in città: infatti, venne annullato. A seguire, le prime settimane di luglio furono screziate dal sangue 'rosso' di chi manifestava contro la repressione violenta delle forze dell'ordine (Licata, Reggio Emilia, Palermo, Catania). L'onda diffusa dell'indignazione popolare portò il 19 luglio alle dimissioni del governo del Dc Tambroni sorto, nell'Italia post-bellica, della Resistenza, della Costituzione Repubblicana, grazie al supporto dei voti del Movimento Sociale alla Democrazia Cristiana.

Nel 2019 per far sì che CasaPound tenesse un comizio, a Genova, la polizia non ha esitato come nel passato a caricare e manganellare, anche un giornalista – al quale, nell'altrettanto diffuso silenzio, va ovviamente, come minimo debito, la solidarietà del Vaglio.it.

Si scorge un profondo cambiamento nei tratti dell’Italia, vecchi e nuovi lineamenti che si saldano, un 'singolare' parallelismo d'eventi: un tempo il sentimento civile più forte della repressione negava la piazza ai fascisti, adesso i fascisti occupano la piazza, la repressione continua il suo lavoro ma i fascisti contano sull'appoggio dei difensori dell'ordine e della sicurezza. E serpeggia il disagio che l'antifascismo oggi sia un disvalore da reprimere in ossequio al pensiero che impera, diligentemente rivolto ad una stagione di diritti da soffocare. Come cento anni fa o quasi.