Le senatrici sannite del M5S approvano la manovra, ma non spendono una propria parola nel merito

- Opinioni di Giovanni Festa
Sabrina Ricciardi e Danila De Lucia
Sabrina Ricciardi e Danila De Lucia

Se si cerca traccia della 'sostanza' dei provvedimenti approvati dal Senato nella notte della Repubblica dedicata al maxi-emendamento di riscrittura della manovra economica 2019 sui profili social, cioè sugli unici e veri canali di comunicazione delle senatrici ‘portavoce’ del M5S dal Sannio catapultate incautamente a Roma, Danila De Lucia e Sabrina Ricciardi, si corre il rischio di restare a bocca asciutta, nonostante le tante, vane parole spese. La giornalista beneventana, a dimostrazione della profonda conoscenza del testo approvato, non ha trovato di meglio che:

- 'postare' – ovvero riprendere e collocare sul suo profilo – quanto scritto da altra, magari più informata, portavoce Loredana Russo. Che esibisce una tabella, relativa al mondo scolastico, e il seguente testo: “Stamattina, dopo l’approvazione della legge di bilancio, abbiamo potuto mettere tante spunte verdi nella nostra agenda. Per questo ringrazio di cuore i miei collaboratori Giuseppe Simeone, Michele Saladino e Giusy Geraci. Restano ancora tante battaglie, alcune avrebbero trovato posto in bilancio (come la trasformazione a tempo pieno dei contratti del personale ex cococo e il pagamento per le utenze per le istituzioni AFAM), altre saranno ancora presenti negli obiettivi che ci prefiggiamo di raggiungere in futuro”;

- riportare il testo di un comunicato stampa: “Con questa Manovra facciamo una scelta chiara, investiamo nell'Università e nella Ricerca e nelle risorse umane che le animano” (... eccetera). Lo affermano le senatrici e i senatori del M5S in settima Commissione”.

Manca, in tutta evidenza, una visione complessiva del provvedimento, che vada oltre il confine della commissione di cui si è parte, e soprattutto una personale valutazione.

Non va meglio per l'avvocata beneventana, che non tradisce il ruolo di pasdaran del MoVimento rifugiandosi nel consueto gioco di far ricadere eventuali colpe all'esterno: “Gli altri, quelli che hanno governato per anni, stanno muovendo gli ultimi colpi di coda innanzi a un sistema che sta crollando. Un sistema che li ha foraggiati per anni. Un sistema marcio, che noi vogliamo cambiare.

Questi urlano nelle commissioni, ci minacciano con le loro grida, si appellano alla trasparenza, all'onestà. Loro!! Loro reclamano l'onestà. Loro! Dopo che hanno svenduto la nostra dignità di popolo, dopo che hanno mandato in frantumi un'infinità di generazioni. Vengono a parlare di diritti lesi, di non rispettare le opposizioni. Premesso che questo è totalmente falso e privo di ogni fondamento, con che coraggio aprono la bocca. Non hanno vergogna?”.

Oltre il cieco furore della deresponsabilizzazione, che ingrossa i 'like' e fa dimagrire la capacità d'analisi, non c'è una sola parola spesa su 'cosa' la Ricciardi abbia votato. In sua vece si scomoderà, certo, la filosofia (ah, Rousseau...).