I Longobardi tornati di attualità nella loro Benevento tra chi fa solo fumo e chi fa davvero ma è ignorato

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Nel passato, recente ed anche un po' meno, ci hanno provato. Quanto poi le iniziative abbiano davvero attecchito lo si desume dalla continuità loro data, da affidare al giudizio del cittadino. Al centro di una breve storia ci sono gli enti locali e i Longobardi, questi ultimi (giammai i primi...) entrati a Benevento, il 25 giugno 2011, dalla porta principale del sito seriale che l'Unesco ha riconosciuto come patrimonio culturale dell'umanità. A giusta ragione.

Da allora, come negarlo, è stato un fiorire di iniziative che hanno sempre conservato la prima pagina alla Chiesa di Santa Sofia nel libro degli eventi culturali del capoluogo sannita. In particolare, assicurando la continuità dei programmi, pietra angolare dell'offerta turistica e stimolo all'aumento dei flussi di visitatori. Non si può non ricordare, ad esempio, quanto sia riuscito alla Provincia di Benevento (2015) di “promuovere e valorizzare le testimonianze della cultura longobarda nel Sannio” con il progetto “I Longobardi ed il Sannio”, con risorse da mobilitare pari alla bazzecola di 250.000 euro. Né si può tacere l'effetto benefico dell'appartenenza del Comune di Benevento all'Associazione “Italia Langobardorum”, che “si occupa di avviare, coordinare e monitorare le azioni di rete relative alla valorizzazione, promozione e sensibilizzazione del sito UNESCO”. Quello stesso Comune di Benevento che, poco tempo fa, ha tagliato il nastro, per primo, nella “fase di avvio del portale internet in costruzione, dedicata alla formazione di una digital library che diverrà il punto di riferimento ufficiale del ‘Circuito Patrimoni del Sud’, la rete di enti ed imprese che riunisce i Siti Unesco del meridione d’Italia”. Quello stesso Comune che, adesso, con la Delibera n. 200/2018 è parte di un'Associazione Temporanea di Scopo con Capua e Salerno (le “tre capitali”) che “svolgerà azione di promozione e valorizzazione di usi e costumi, organizzazione delle città, abitudini alimentari, credenze e religiosità proponendo itinerari turistici ed attivando progetti comuni per chiedere finanziamenti regionali, nazionali ed europei”. Insomma, è stata ed è davvero tanta la carne a cuocere.

Se qualcuno non si riconosce in tale riepilogo dei fatti, con ogni probabilità ha al più annusato – senza sbagliare... - solo il fumo di tanto arrosto dei nostri enti locali. Che nella loro autorefernzialità, tipica malattia infantile della politica di cortile, si dannano l'anima per ideare e addirittura duplicare progetti che portino a una conoscenza diffusa del patrimonio culturale cittadino in chiave longobarda. E magari dimenticano, vuoi per indifferenza politica, vuoi per contrapposizione politica, vuoi per indifferenza e contrapposizione politica, che sul territorio – e sin dal 2011, l'anno Unesco – opera l'Associazione Benevento Longobarda. Che nel corso del tempo qualcosa ha effettivamente messo in cantiere (e comunque in misura, come minimo, 'quantitativamente' maggiore) per favorire la conoscenza della storia locale, senza rinunciare a intersezioni culturali di vario genere.

Se si pongono a confronto l'atto costitutivo dell'associazione temporanea di scopo citata, ovvero “Principati e Terre dei Longobardi del Sud”, e lo schema degli obiettivi da raggiungere con la storia, le iniziative e le finalità di Benevento Longobarda potrebbero scorgersi dei punti in comune. Ma a quanto pare ragionare di sinergie ha ancora oggi i contorni del peccato mortale: e quindi, ognuno ha i suoi Longobardi.