La Provincia di Benevento verso la guida mastelliana: unico brivido il tradimento politico

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La Rocca dei Rettori
La Rocca dei Rettori

Sono forse le elezioni più anomale perché simbolo di un processo (ritenuto) evolutivo interrottosi a metà; l'esempio di un discorso il cui filo mai è stato ripreso - come se tornasse utile a tutti soprassedere ogni tanto alla mitica volontà popolare che magari pure ti impone di rispettare gli impegni assunti - per lasciare il campo al più puro artificio politico e numerico.
Tutti le criticano, nessuno si sottrae alla chiamata: anche il Sannio alla vigilia di Ognissanti provvederà al ricambio del vertice alla Rocca dei Rettori, scegliendo un nuovo presidente della Provincia di Benevento dopo Claudio Ricci, ultima espressione in ordine di tempo di un centrosinistra di governo da parecchi lustri: due i mandati espletati dall’ex primo cittadino di San Giorgio del Sannio, proprio a cavallo dell’applicazione abortita della famosa/famigerata Legge Delrio, e una mancata ricandidatura solo perché evidentemente sono venute meno le condizioni di eleggibilità.

Ancora un po’, quindi, e conosceremo il nome del nuovo numero uno, figlio innanzitutto dell’alchimia del voto ponderato. Si perde una vita a spiegarne la ratio e come funziona questo sistema elettorale: basta dire che, trattandosi di un momento elettorale cosiddetto di secondo livello, cioè riservato solo agli eletti amministratori nei Comuni, l’esito conclusivo corre il rischio di trasformarsi nella fotografia di una situazione politica non corrispondente all’attuale realtà.

Alcuni governi locali potrebbero, ad esempio, non corrispondere più a quanto espresso all’epoca dal voto dei cittadini; inoltre, sono una manciata gli elettori ufficialmente in quota a Lega o Movimento 5 Stelle: il sostegno o il contrasto al neoeletto presidente alla Rocca, dunque, si presenterà sostanzialmente privo del consenso, o meno, di quelli che sono oggi i due maggiori partiti del Paese.

Appare chiaro che anche la campagna elettorale sia pro forma: patinati incontri di rappresentanza; comunicati stampa da riempire con programmi elettorali che non leggerà nessuno; ritrovi/caminetto con rappresentanti risaputi, perché già di parte – la propria.

L’unico, vero senso, allora, dell'appuntamento è quello ‘manovriero’, misurare, cioè, la capacità di persuasione, soprattutto occulta: riuscire a comprendere le debolezze del singolo amministratore votante, prospettando la loro trasformazione in forza, sulla scorta di una qualche prebenda.

Il sale di questa competizione, insomma, è la corsa al ‘tradimento politico’: non solo conservare il voto atteso, ma cercare di attingere a quello più inatteso. Altrimenti il pallottoliere della Delrio avrebbe scritto con largo anticipo il risultato finale, proponendo alla Provincia il 'contratto' stipulato al Comune di Benevento, per una ideale filiera del centrodestra in salsa mastelliana priva solo dell'apporto CinqueStelle (mai dire mai...).