La cacciata da Capodimonte. Mastella umilia il giornalismo locale perché glielo si consente

- Opinioni di Carlo Panella

Ieri Clemente Mastella ha messo alla porta dei giornalisti intervenuti a un incontro tra lui e gli abitanti di Contrada Capodimonte aperto dagli organizzatori a tutta la cittadinanza. Dovevano parlare della chiusura al traffico veicolare del Ponte sul torrente S. Nicola, in vigore dallo scorso 17 agosto. Un provvedimento che ha creato disagio, in generale, a Benevento, ma soprattutto in quella contrada (vi risiedono circa 5.000 persone) e nella limitrofa zona di Ponticelli. L'esito dell'incontro non ha prodotto novità: il ponte resterà chiuso, a tempo indeterminato, fino a quando la Commissione nominata dal sindaco non avrà potuto fare o far fare tutte le analisi e gli studi necessari per stabilire se potrà di nuovo reggere il traffico o meno. I giornalisti e le testate per cui operano cacciati fuori dalla sede dell'incontro si sono doluti con il sindaco Mastella per lo sgarbo – a dir poco – patito. Anch'io censuro questo modo di fare di Mastella, ma non possiamo limitarci alla sola – e quindi sterile – protesta. Bisogna invece chiederci perché Mastella si possa permettere di agire in tale maniera.
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Il sindaco è attento alla comunicazione; la propaganda è al vertice della sua azione politica e mai rischierebbe di inimicarsi i mezzi di comunicazione, rendendoseli ostili, mortificandoli, come ha fatto ieri. Mastella quindi ha potuto mettere alla porta i giornalisti, perché certo di non pagare prezzo. Ieri il costo per lui sarebbe stata la divulgazione della sua impotenza a dare anche solo qualche vaga speranza alla risoluzione del problema che lui ha creato chiudendo il ponte. Questo suo limite sarebbe stato immortalato da immagini, sonori e virgolettati, così come qualsiasi altra promessa che avrebbe potuto fare per indorare l'amara pillola ai residenti.
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Mastella, infatti, è lo stesso sindaco che, tramite i media strombazzanti al seguito, aveva riaperto quel ponte dopo dei lavori di sistemazione in superficie a gennaio 2017. Un anno prima circa, c'era stata la terribile alluvione che aveva interessato anche il S. Nicola, ma il sindaco non aveva avuto alcun dubbio circa della sicurezza della sovrastante struttura e l'aveva riaperta al traffico. La domanda che gli ponemmo allora, qui (ma postagli poi anche altrove), cui non rispose e cui non risponde, è: fu irresponsabile allora a riaprire la circolazione sul ponte e ora ha finalmente rimediato o fu responsabile allora e quindi ora sta infliggendo una pena inutile e grave agli abitanti di quei luoghi isolati e agli esercizi commerciali che vi insistono?
Da questo dilemma non si esce: o ha messo a rischio allora la sicurezza di chi vi ha transitato per quasi due anni, oppure quel ponte era ed è sicuro e quindi sta facendo senza motivo danno a tanta gente. Questa è la semplice, amara, realtà dei fatti e ben si capisce perché Mastella non voglia dare pubblicità a questa sua situazione; poteva anche correre il rischio che qualcuno poteva porgli così, duramente, la questione davanti ai residenti, meglio prevenire...
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Mastella, poi, ha agito così perché sa che avrà modo di recuperare con i giornalisti, allargando lo sguardo ed esulando dal fatto di ieri. L'informazione locale è quanto di meno temibile per chi esercita il potere a Benevento e nel Sannio. Riporta quasi esclusivamente ciò che, ufficialmente e no, i poteri vogliono comunicare; molto raramente commenta e, se e quando lo fa, usa toni e argomentazioni lievissimi. Qui, il famoso cane da guardia dell'opinione pubblica verso il potere è perlopiù cane di compagnia del potere. Meglio non farsi nemici. Tale opportunismo prova a giustificarsi con una sorta di necessità: se non ci si tiene buone le fonti come si potranno avere da loro, magari prima degli altri colleghi, le “preziose informazioni”, tipo quelle dei retroscena? A esprimere giudizi severi su chi comanda e gestisce, soprattutto in una piccola provincia come questa, si finisce nel mirino. E si paga dazio, dato che la maggior parte dei colleghi il rigore nel controllo e nella critica si guarda bene dall'esercitare.
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Certo ieri al danno si è aggiunta anche la beffa. A Benevento è tutto un indire conferenze stampa, il 90% delle quali, al tempo di internet, è del tutto inutile per i lettori. Le centinaia di comunicati stampa inviati al giorno alle redazioni bastano e avanzano, per dar conto di quello che il potere vuol propagandare (perché, per chi non lo sapesse, il comunicato o la nota stampa sono solo propaganda, pubblicità). Le conferenze sono un di più, indette a solo fine di divulgare, con le parole, le immagini, fisse e in movimento. Tra l'altro, è ormai un andazzo superato: non solo si può allegare al file di testo e alle foto anche un video, ma soprattutto si può direttamente comunicare, senza intermediari, sui social con post e tweet, come stanno facendo soprattutto i politici. Per tacere di come, sovente, qui le conferenze stampa siano una parodia di quello che dovrebbero essere; soprattutto quelle dei politici: in esse, al conferenziere fanno da cornice un nugolo di incalzanti galoppini e aficionados che addirittura applaudono il capo quando parla o risponde; claque di estranei, molesti e che spesso occupano finanche le sedie teoricamente destinate ai giornalisti costretti a stare ai margini. Che umiliazione per la categoria!
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E dunque, sicuramente, il sindaco Mastella ieri ha oltraggiato la Stampa, ma lo ha potuto fare perché non pagherà dazio. Immaginate se, invece, i giornalisti locali iniziassero non dico a fare le pulci al suo amministrare come si deve, ma almeno, per dignità, a disertare compattamente tutte le sue conferenze stampa e quelle della sua amministrazione? Ci proverebbe ancora il ceppalonese a trattare dei colleghi in tal modo? Non è la prima volta che lo fa. Ad esempio, a fine luglio, mentre stava per conferire – addirittura nella sede del Comune – sulla vicenda del centro per i disabili, fece sbarrare la porta della sala a due colleghi, sgraditi. Gli altri, gli ammessi, non se ne curarono e lo stettero pure ad ascoltare, anziché schizzare via o pretendere l'ingresso degli esclusi. Non si erano accorti della discriminazione? Ammesso e non concesso, dopo averlo saputo, nulla è cambiato, hanno continuato ad accorrere alle chiamate in conferenza di tale sindaco, come se nulla fosse accaduto.
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E, purtroppo, temiamo che anche dopo la cacciata di Capodimonte continueranno ad accorrere, al di là delle odierne lamentele, per la circostanza. Il rispetto dal potere non lo si ha in regalo, come le elargite interviste o "le chicche", lo si conquista solo con la schiena dritta e a muso duro. Soprattutto senza fare alcuno sconto o dimenticare, quando il potere deborda e offende esplicitamente chi fa il giornalista.