La compagnia dell’esclamativo: tra i parlamentari del popolo M5S in festa i 4 sanniti

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L'esultanza del M5S a Roma
L'esultanza del M5S a Roma

Qualcuno avrà magari pensato a un corteo, pre o post partita, ameni cori da stadio appunto, la gioviale esultanza stile yankee. E l'uomo sul balcone col suo segno di vittoria, attorniato dai fedelissimi.
A qualcun altro tutto ciò avrà ricordato uno spettacolo/tragedia più datato nel tempo e ormai sfiorito nella memoria: ma guai a dirlo, l'accusa di disfattismo è proprio dietro l'angolo.
Comunque, i nostri tifosi - in una paradossale sovrapposizione – sono anche rappresentanti nominati nelle più alte istituzioni democratiche del Paese e fanno quel che loro riesce meglio di fare: appunto il tifo, chiamati a raccolta e (etero)diretti, tutti in marcia verso il luogo dell'adunanza.

Il Sannio a cinque stelle e quattro parlamentari non si tira dietro nel cammino, anche quanto a tripudio social e solidità di argomentazioni.

“Stiamo festeggiando. Fra poco scendono i Ministri. Stiamo tutti qui”: la claque come in un programma di intrattenimento delle tivvù del biscione, e d'altra parte Sabrina Ricciardi, senatrice, è membro di quella Commissione Vigilanza dove è stato comune il voto di grillini e berlusconiani nella individuazione-bis del presidente (giammai lottizzato, perché questo è il 'cambiamento') della Rai (esempio: “Il capo di Mediaset ha fatto il suo tempo, la sua preoccupazione non è per l'Italia, ma solo per le sue tv! Questo tentativo di cercare ancora visibilità è ridicolo e va compatito”. Queste parole sono l'ultima carezza in ordine di tempo di Luigi Di Maio, e sono state espresse quando il Cavaliere ha parlato della sua candidatura alle Europee – Repubblica, 24 settembre).

Si noti, ancora, come l'onorevole caudino Pasquale Maglione approfondisca i contenuti del per ora solo disegno economico, secondo l'usanza comunicativa dei grillini: “Grande risultato: rapporto deficit/PIL 2,4%! Fatti non chiacchiere: - reddito di cittadinanza; - pensione di cittadinanza; - riforma centri per l'impiego; - quota 100; - fondo per i truffati dalle banche”. Una frase, un rigo appena.

Modestia e assenza d'enfasi, invece, dispensa la deputata Angela Ianaro: “Oggi è un giorno storico! Oggi è cambiata l'Italia! Abbiamo portato a casa la Manovra del Popolo”. Vieni avanti, popolo!

Nella sua (com)missione Cultura, infine, la senatrice Danila De Lucia s'adegua all'analisi minuziosa del collega caudino, con una predilezione (si intuisca quale): “Rapporto deficit/PIL 2,4%! Reddito di cittadinanza! Pensione di cittadinanza! Centri per l'impiego! Quota 100!”.
Il punto esclamativo “di tutti i segni di punteggiatura, è quello che mi piace di meno. Suggerisce il bastone di un comandante, un obelisco pretenzioso, un’esposizione fallica. Un’esclamazione dovrebbe essere facilmente compresa leggendo; non c’è bisogno di insistere con quel marchio anche alla fine. Ma devo dire che non è semplice in questi giorni”, ha scritto Elena Ferrante (nella sua rubrica sul Guardian).