La Cassazione dà definitivamente ragione all'AMTS. Si è fuori tempo massimo, Mastella ha scelto Trotta

- Cronaca IlVaglio.it
Mirko Francesca
Mirko Francesca

Il giorno del giudizio, per chi ricorda ancora la sigla Amts, la partecipata del comune di Benevento che ha gestito la mobilità urbana con tale denominazione dal 2002, è venuto con un paio d’anni di ritardo. Ed è svanito pure l’effetto quasi cinematografico dell’ultima corsa, celebrata il 15 febbraio 2017 da Capodimonte al Rione Libertà con il n. 12, giunto in rimessa alle 21.30. Tutto ciò, e non è affatto poco, in virtù della diffusione del dispositivo della sentenza con cui la Corte di Cassazione ha respinto – dichiarandone l’inammissibilità - il ricorso dei curatori contro la revoca del fallimento decisa da una sentenza della Corte di Appello di Napoli (settembre 2016), che a sua volta capovolse la decisione del Tribunale di Benevento (2015).

In breve: piuttosto che cancellare l’azienda Amts, era il caso di dare corso al concordato preventivo proposto e non accolto in loco, tentare cioè una manovra di rilancio secondo il piano industriale all’uopo redatto, per favorire la prosecuzione dell’attività, manovra non priva di garanzie (la casse rimpinguate attraverso la vendita di immobili messi a disposizione del Comune) anche per i creditori.

Non ci sono responsabilità tutte politiche da individuare, al momento. Va riconosciuto, infatti, all’amministrazione Mastella l’esistenza di un senso nel tentativo posto in essere per assicurare la continuità di un servizio essenziale: ‘sfruttando’ il periodo di proroga concesso dal tribunale cittadino, infatti, la Giunta Comunale attuale avviò la procedura per l’assegnazione del servizio stesso, aggiudicato il 24 gennaio 2017 alla Trotta Bus Services Spa. Ma parimenti va riconosciuto un interesse per così dire molto ‘tiepido’ verso il destino dell’azienda Amts da parte dell’amministrazione Mastella, mai presentatasi dinanzi a un giudice per perorare una causa che poteva anche non essere del tutto persa: ha prevalso, in maniera sottile, il desiderio di scaricare eventuali allegrie gestionali sul precedente governo cittadino a guida PD e sugli organi aziendali nominati da tale politica.

In una tenzone di retroguardia giocatasi a questo punto sulla pelle dell’utenza c’è, forte di una pronuncia definitiva, un sicuro vincitore, sul piano giudiziario: il Consiglio di Amministrazione dell’Amts d’allora, presieduto da Mirko Francesca e sostenuto dal centrosinistra di Fausto Pepe. Ha creduto nella possibilità del salvataggio offerta dal concordato, ma on è stato creduto, innescando a catena l’iter giudiziario. Quindi, come è evidente, un ‘colpevole’ c’è: il tempo, il tempo della Giustizia. Certo, ci sono ragioni riconosciute (a chi ha sostenuto che l’Amts avesse ancora qualcosa da dare) rispetto a sentenze rivoltate (la prima del tribunale di Benevento che determinò il fallimento) e però, volendo uniformarsi alla logica imperante delle “sentenze che non si commentano ma si rispettano”, è appena evidente che, se tutto questo racconto, questo stressante stop-and-go – per i lavoratori innanzitutto, poi per i cittadini, ma anche per la politica -, fosse stato ‘contenuto’ nei tempi, oggi si continuerebbe a parlare ancora di Amts, magari sempre sul filo del rasoio ma con una opportunità da giocarsi.

Sul terreno, invece, resta il cadavere di una municipalizzata, il tentativo di resuscitarlo, soprattutto un pasticcio amministrativo di complesso scioglimento. C’è che quando le vicende politico/amministrative beneventane finiscono sotto i riflettori della locale giustizia pare quasi entrino in un cono d’ombra. Come ben testimonia la ignorata od obliata, benché pubblicamente denunciata (clicca per leggere l’inchiesta), vicenda della costruzione parcheggio di Porta Rufina (già defunto) che dal 2007 affondò l’Amts: è stata una chiara prova.