Senza senso e poi anche senza soldi: Bando Periferie a Benevento, solo una brutta pagina

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Cadono come birilli le “buone intenzioni” del Piano delle Periferie predisposto dal Comune di Benevento e articolato su ben 17 progetti, in origine. Cadono sotto la scure del governo Lega-Cinque Stelle, del decreto cosiddetto ‘Milleproroghe’ (un nome, un programma... a lunga gittata). E così, “anche in attesa di ulteriori chiarimenti da parte dell’organo istituito presso la Presidenza del Consiglio”, vengono sospese le gare in corso, volte a realizzare alcuni progetti anche di significativo importo. Accade per la ridefinizione dei percorsi pedonali e veicolari di Piazza Colonna (che si apre davanti alla Stazione ferroviaria centrale): che avrebbero dovuto produrre una maggiore sicurezza della circolazione. E accade soprattutto per l’intervento in Piazza Risorgimento/Area ex Collegio La Salle, la “rifunzionalizzazione” proposta da un soggetto privato (avversata in sede d'associazionismo civile – a parte la considerazione ‘periferica’ di piazza e piazzale, in pieno centro a Benevento): avrebbe dovuto condurre alla pedonalizzazione della piazza e alla costruzione di un parcheggio sull’ex campo di calcio oggi terminal bus (nelle intenzioni in via di spostamento al rione Ferrovia).

In entrambi i casi, un bel po’ di cemento avrebbe fatto capolino (almeno all’esterno) nei progetti… mentre nel caso della riqualificazione e recupero dell’immobile ex Orsoline al più le modifiche avrebbero interessato gli interni, su cubature cioè non più modificabili.

Va citato , l’immobile delle ex suore, nella sempre centrale Via Gaetano Rummo, perché la Giunta comunale a guida Mastella, nell’ambito della medesima, rinunciataria formula dei fondi ‘appesi’ almeno fino al 2020, ha optato, in questo caso, per la concessione all’Unisannio, con conseguente stralcio dal citato Piano Periferie .

Intanto proprio così non è, come in sostanza fa notare proprio il testo della Delibera 203/2018. Non risale cioè al famoso/famigerato 'Milleproroghe' la decisione adottata in Giunta, il 25 settembre, come lascia intendere la nota stampa di palazzo Mosti (“... La decisione è stata assunta anche in considerazione del fatto che il Decreto Milleproroghe ha sospeso fino al 2020 le convenzioni sul Bando Periferie siglate dal presidente del Consiglio dei Ministri e dai sindaci degli Enti beneficiari, tra cui il Comune di Benevento“) perché la richiesta del rettore De Rossi è del 16 aprile, motivata dal desiderio di accorpare tutte le sedi universitarie cittadine. Il dirigente comunale del Settore Opere Pubbliche/Urbanistica, del resto, ha riscontrato tale nota solo qualche giorno dopo (il 27 aprile). Ricordando che, nonostante l'inserimento nel Piano Periferie, l'intervento poteva essere “stralciato dallo stesso, e che tale scelta comporterebbe quale unica problematica quella dell'eventuale pagamento delle spese di predisposizione della proposta di project financing in favore della società proponente” e ha quindi espresso (sempre il 27 aprile) parere favorevole alla concessione all'Università del Sannio del Complesso delle Orsoline.

Insomma, lo stralcio c'è stato perché, persa (o ritardata o chissà se svanita del tutto) evidentemente la speranza dei fondi del Bando periferie, è tornata buona la proposta di qualche mese prima. E, tirata fuori dal cassetto, si è rivelata pure utile alla battaglia contro lo stop ai fondi stessi deciso dai gialloverdi al governo.

La motivazione di palazzo Mosti, inoltre, è oltremodo nobile: la concessione consentirà “una riqualificazione e valorizzazione dell’immobile mediante l’accesso ad un finanziamento ministeriale”. E così il palazzotto sarà destinato a sede amministrativa e didattica dell’ateneo, non proprio in buonissima salute per qualità di servizi e iscritti nel corso del tempo . Ma tant’è.

Va da sé, ovviamente, che si lasciano per strada in via definitiva (e non ‘sospesa’ coma l’edificazione del parcheggio di cui sopra) le “finalità sociali” del progetto del Bando Periferie per l'ex Orsoline. Progetto che guardava all’immobile come a un ostello della gioventù e a un luogo di attività culturali, perché si proponeva l’obiettivo di “offrire la ricettività turistica a basso costo - servizio indispensabile in relazione ai flussi di turismo religioso… derivanti dalla vicina Pietrelcina e dalla devozione ai luoghi natali di San Pio, che oggi la città non è in grado di intercettare“; ricettività che, assieme all’offerta “di locali destinati ad attività culturali, permetterà di realizzare (o meglio: ora di non realizzare, neppure nel mitico 2020 - Ndr) la sinergia con l’attività del terzo settore e del servizio civile rivolti prevalentemente alle giovani generazioni”.

Per una città la cui classe politica ricama ghirigori, col favore mediatico, su turismo e iniziative culturali pare quasi una scelta di campo (c'era da dubitarne?): meglio il parcheggio.