La vicenda di Asia Argento non può tracimare sui misfatti e sulle violenze di cui tante donne sono state vittime

- La libertà basta volerla di Teresa Simeone

Tatuata. Eccessivamente, fanaticamente, estremisticamente. E antipatica: tanto. Irriverente, irresponsabile, irritante. E scandalosa: tanto. Ambigua, sensibile e vulnerabile: tanto. In questi giorni, in particolare, lo appare di più, come un cristallo, delicato e fragile: il viso senza un filo di trucco, gli occhiali e quel pensiero d’amore, rivolto al compagno che ha perso ma che, come ha scritto, è rimasto con lei. È Asia Argento, la figlia “maledetta” del più “maledetto” dei registi italiani, il Dario Argento che ci ha terrorizzato per anni con i suoi film e inquietato con quel viso improbabile, i capelli radi e lunghi, sempre troppo radi e sempre troppo lunghi, che non si capisce cosa facciano su quella testa comunque calva.

È colpevole di stupro, Asia? Di aver fatto sesso con un minorenne, senz’altro; di aver usato violenza è da dimostrare. E sì, perché la notizia pubblicata il 20 agosto scorso, che rimanda alla presunta violenza subita dall’attore Jimmy Bennett cinque anni fa quando lui aveva diciassette anni e Asia trentasette, è di quelle che stroncano, fisicamente e psicologicamente. Per non dire professionalmente. L’accusa è tanto più devastante perché riportata da un giornale serio come il New York Times, che nel pezzo ha rivelato i dettagli sul risarcimento che Asia Argento avrebbe pattuito con l’attore di 380mila dollari in un anno e mezzo, a partire da un versamento di 200mila dollari fatto ad aprile. Il risarcimento sarebbe stato pagato dal compagno di Asia, lo chef stellato Anthony Bourdain, che avrebbe insistito nel farlo per evitare ripercussioni future.

La denuncia della violenza, però, ha anche un risvolto più grave, meno personale, perché indirizzata a chi si è fatta paladina dei diritti delle donne contro il produttore americano Harvey Weinstein e ha contribuito alla crescita del movimento #MeToo. Asia Argento, proprio da Cannes, nel maggio del 2018 aveva pronunciato un discorso nel quale confessava di essere stata stuprata dal produttore nella cittadina francese quando aveva solo ventun anni. Aveva unito la propria alle voci delle tante attrici nel dichiarare le molestie, gli abusi, le violenze di chi, in virtù di un potere che lo rendeva e lo ha reso di fatto intoccabile per tanti anni, ha imposto le proprie perversioni sessuali a chi, in situazioni di palese inferiorità sociale e professionale, spesso non riusciva a ribellarsi o a denunciare.

Alla fine ce l’hanno fatta e l’onda si è alzata, sempre più inarrestabile, contro i soldi, gli avvocati, le intimidazioni del magnate statunitense. C’è stata una sollevazione generale e il movimento ha coinvolto non solo donne dello spettacolo, ma casalinghe, docenti, operaie, commesse, impiegate che hanno trovato il coraggio di confessare le esperienze di abusi che ciascuna di loro aveva vissuto. Ed ecco che una delle sue più controverse ma appassionate sostenitrici è messa sotto accusa.

La giustizia indagherà ma intanto i media rimandano la storia. I sostenitori di Bennett ribadiscono non solo l’illegalità del rapporto, data la minore età dell’attore, ma anche la violenza; coloro che si sono schierati in difesa di Asia parlano, invece, di manipolazione e di rapporto consenziente e, come il padre regista, si spingono a insinuare un complotto ordito da chi tenderebbe a sminuire la credibilità di Asia per indebolire le accuse a Weinstein. Lo scenario che comunque è descritto non è certo di quelli moralmente connotati, diciamo così. Anime inquiete e tormentate.

È inquieta e tormentata quella di Bennett: enfant prodige della cinematografia, costretto fin da piccolo a calcare set e a rinunciare alla normale vita di un bambino, sbattuto tra genitori certamente discutibili, nei confronti dei quali il giovane ha presentato una denuncia perché si sarebbero appropriati dei suoi soldi; assenza di una vita scolastica e di regolari relazioni tra pari; comportamenti non esenti da critiche, denunciato com’è stato a sua volta dalla ex fidanzata per sesso illegale con minore e pedopornografia.

È inquieta e tormentata quella di Asia, figlia d’arte e frequentatrice di un mondo non sempre benevolo, con contatti molesti e un precedente stupro anche da parte di un regista italiano a soli sedici anni; con partecipazioni discusse come quello del famoso bacio a un rottweiler durante un film e la vita vissuta all’estremo, con un difficile rapporto con il musicista Morgan da cui ha avuto una figlia.

Un mondo che solo a uno sguardo superficiale può sembrare appetibile ma che, in realtà, si dimostra spesso intossicato e insano.

Ebbene in questo mondo la scena che si presenta è quella tra un ragazzo, non certo sprovveduto o sessualmente inesperto, come ha dichiarato da Giletti qualche sera fa, e una donna, certamente affascinante, forte della sua bellezza e intrigante. Due persone che si sono scattati selfie, a letto, e scambiati messaggi d’amore. Tutto dopo aver fatto sesso. La domanda è inevitabile: se ci fosse stata violenza dell’una sull’altro, come afferma Bennett, o dell’uno sull’altra, come sostiene, anche in queste ore, Asia, i sorrisi e le foto non sarebbero stati psicologicamente inibiti dalla violenza subita? Ma tant’è: la verità la conoscono soltanto loro due.

È presumibile, però, immaginare il clima che si sia potuto creare di fantasie reciprocamente rappresentatesi negli ultimi anni o anche soltanto scattate là, in quel momento, e che abbiano reso l’ambiente incandescente di scariche adrenaliche e desideri non controllabili. Un ragazzo inquietante, una donna bellissima: sicuramente un rapporto sessuale particolare. Quanto particolare sia stato lo scoprirà la giustizia.

Ciò che per noi è importante, però, nell’inevitabile schierarsi per l’uno o per l’altro è che un movimento come Metoo non venga personalizzato e perciò sminuito, nella sua potenza etico-civile ed efficacia comunicativa, da una storia che, per quanto non trascurabile, non può tracimare sui misfatti e sulle violenze di cui tante donne sono state vittime e continuano a essere vittime, fino a porle in secondo piano. Il mondo ha bisogno di donne coraggiose e di uomini liberi, di corpi che vanno rispettati e di menti che vanno preservate. Di battaglie di civiltà che vanno combattute e vinte. Il resto appartiene alla cronaca, alla chiacchiera, all’attenzione incidentale destinata a essere sepolta sotto la cenere del tempo.