Il caso Sguera tra i valori riemersi, le reazioni sui social e il 'prudente' silenzio dei parlamentari sanniti del M5S

- Opinioni IlVaglio.it

Perché non indossare con orgoglio i panni di 'sinistra'? Perché sentirsi scioccamente incapsulati in una dinamica di partito quando invece si tratta, semplicemente, di un modo di essere? Dicono che il mondo dei social in salsa grillina abbia 'stigmatizzato' (eufemismo...) la scelta di Nicola Sguera (leggi in proposito l'articolo del direttore del Vaglio.it), ovviamente resa pubblica attraverso la comunicazione sociale del terzo millennio. E che altrettante, ma di segno opposto e quindi di vicinanza, siano state le reazioni della società civile nelle sue più varie articolazioni.

Tutto ciò nell'opportunistico tacere della componente parlamentare sannita del cosiddetto MoVimento, che sta preparandosi – dovesse accadere l'irreparabile (per gli italiani) - a dare la sua fiducia al governo cosiddetto gialloverde, segnalato come tale dalla mistura di colori che identificano il brivido (per il popolo italiano) e la purulenza (di una proposta politica). De Lucia, Ianaro, Maglione, Ricciardi, scritturati nell'incredibile ruolo istituzionale di padri sanniti della patria padana e oggi prudent6emente silenti, avranno certo tempo e modo di commentare (ufficialmente, si spera, e se vorranno farlo...) l'alternativa che Nicola Sguera in quel di Benevento, e quindi nella classica periferia dell'impero, ha proposto solo alla sua coscienza.

E' cioè divenuto, sul territorio del quale essi sono espressione, pubblico un dilemma, morale, del tutto individuale, una forma di 'giustificazione' condotta sul solco dell'eventuale abiura nel nome di valori pregnanti, pregressi e presenti tuttora che, con molta ingenuità e altrettanta presunzione, Sguera ha cercato di riconoscere nella politica dei Cinque Stelle, costruita, al contrario, solo sui sommovimenti della pancia elettorale secondo una logica iconoclasta di rinnovamento, per restare al più classico degli ossimori.

Ci sono valori imprescindibili di crescita senza che si rientri nella vulgata dell'immarcescibilità di un'idea: in tema di diritti civili, antifascismo, sensibilità nell'accoglienza – per restare agli esempi citati da Sguera nel suo post ritenuto 'galeotto' -, non esiste affatto una modalità di negoziazione rispetto alla quale misurare il grado di appartenenza all'una schiera, che ne propugna una solidale accettazione, o all'altra schiera che si rifugia nell'indeterminatezza da piegare, secondo logica, idee di base e sondaggi, all'umore popolare.

Questi valori oggi Sguera riscopre dinanzi al pericolo del quale si è fatto stentoreo e prolisso portatore 'sano' nell'urna amministrativa e nazionale, in conclusione di un processo d'inversione innaturale fondato sul convincimento che il M5S fosse una forza innovativa (in grado di scardinare i luoghi comuni della politica), alfine, invece, rivelatasi alla stregua di un partito qualunque – che è poi la peggiore 'offesa' arrecabile ai movimentisti... -.

La sua esposizione pubblica, comunque, coincide già con l'esito: perché è 'punibile', a questo punto, non solo la trattativa, ma anche la sua semplice 'intenzione', che nel nome della realpolitik sempre aborrita sulla carta accomuna Cinque Stelle e Lega salviniana, con l'appoggio – esterno, interno, obliquo, mascherato, falsamente rinnegato, eccetera... ma pur sempre appoggio – degli altrettanto aborriti berlusconiani (infine accettati). Piuttosto che attendere, quindi, se è davvero convinto, chiuda qui e adesso, senza attendere che venga formalizzato il connubio che egli respinge intellettualmente: l'incoerenza politica dei vertici (Di Maio) del M5S potrebbe anche dettare una inversione di marcia, ma ciò non cancellerà la comunità di intenti con la Lega, e Forza Italia (anche i pochi dell'incommentabile 'contratto'), che Sguera ha inteso 'socialmente' aborrire.
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Piuttosto, quando una scelta politica, per quanto del singolo e soprattutto – come nel caso di Sguera – argomentata, giunge a increspare il mare grillino della tranquillità eterodiretta, subito soffia il vento di bufera sotto forma di reazioni un po’ ‘scomposte’. Che contribuiscono, meglio d’ogni altra cosa, a delineare i (risaputi) tratti non proprio tolleranti del Movimento, cioè a far emergere – come nel caso di Sguera, o semplicemente a confermare l’assenza di quella primigenia mitezza, incontaminata bontà e giustizia illuminata cui si richiama il nome di una piattaforma. Virtuale.