Io con Salvini per il governo gialloverde? No, grazie: il gran rifiuto a Benevento di Nicola Sguera

- Opinioni di Carlo Panella

Dopo due mesi di "vorrei ma non posso", i gialli del M5S e i verdi della Lega potranno fare quel governo assieme da entrambi agognato. Berlusconi è stato costretto a dare il via libera all'operazione, svincolando "benevolmente" Salvini dalla coalizione. L'ha fatto per necessità, dopo essersi opposto fino agli insulti ("Farei pulire a quelli del M5S i cessi a Mediaset", una delle perle) al patto proposto dai grillini all'alleato leghista che escludeva Forza Italia. Alla fine, la possibilità concreta di voto anticipato a luglio, messa sul tappeto da Mattarella, gli ha dovuto far cambiare idea: stando ai sondaggi, Forza Italia sarebbe stata ridotta ai minimi termini. Certi di ciò, molti parlamentari forzisti difficilmente sarebbero stati rieletti e il loro capo ad Arcore ha subito capito l'antifona...
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Sarebbe a questo punto pura follia, se i dioscuri, Di Maio e Salvini, non attuassero quel che hanno bramato; per ciò do per chiusa l'operazione e ne scrivo prima dell'ufficialità. Ma soprattutto per una questione tutta locale: una dichiarazione in merito alla formazione del governo del leader e portavoce del M5S a Benevento, Nicola Sguera, che impone - subito - un commento.
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Prima di passare al caso Sguera, va ribadita la linea di questo giornale - indipendente -. Ci porremo verso il nascente governo come in passato. "Non riponiamo in questo governo alcuna fiducia in più rispetto ai suoi predecessori, così come alcun pregiudizio maggiore rispetto agli altri. Carta canta! Andrà giudicato solo sui fatti e sui risultati, ben più difficili da ottenere rispetto al sapiente uso del marketing politico, già mostrato nelle forme usate in queste ore e nella capacità di fare promesse", lo scrivemmo per il governo Renzi nel 2014, lo ripetiamo ora per quello gialloverde (Clicca per leggere l'articolo di allora).
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Ha scritto Nicola Sguera oggi sulla sua pagina Facebook: "Non potrò rimanere in un movimento politico che fa accordi con una forza il cui elettorato è nutrito di pulsioni razziste, che guarda al Front National come modello politico e che nella sua storia è stato puntello del berlusconismo a giorni alterni dal 1994. Nel giorno in cui si formalizzerà tale accordo uscirò dal M5S e mi dimetterò dalla carica di consigliere: ribadisco quanto scritto ieri sul blog e questo a prescindere da un contratto o patto di governo".
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Una sortita da commentare nel merito e nel metodo dal quale ultimo comincio. Nicola Sguera dà una lezione, non solo di stile, alla politica e ai politici sanniti e di ciò lo ringrazio. Può capitare di entrare in divergenza con la forza politica di cui si fa parte: scrissi tanti anni fa e ripeto oggi che solo le mucche non cambiano mai idea. Quando però ciò accade si lasciano quel partito e tutte le cariche e i ruoli che, in esso e per esso, si occupano.

A Benevento (e in Italia, invero) nessuno o quasi lo ha fatto mai. Quando le ragioni di tali resipiscenze sono ideali, politiche, e quindi nobili, si fa come farà Sguera. Se invece disinvoltamente si passa da un partito all'altro, da un gruppo consiliare all'altro, si tutela solo il proprio particulare, dando un colpo agli elettori che innanzitutto un simbolo hanno votato e poi un nome.

I voltagabbana invertono questa corretta gerarchia e dicono: "I voti sono innanzitutto i miei!". Ebbene, nessuno più di Nicola Sguera si sarebbe potuto nascondere dietro questa inconsistente foglia di fico. Alle Comunali del 2016 Sguera ottenne più di 800 preferenze, primo eletto del M5S; il secondo in quella lista raccolse molto meno di 400 preferenze. Non vi è alcun dubbio che la persona Sguera ebbe un ruolo determinante nell'esito del voto al M5S: la candidata sindaca, Farese, beneficiò di poco più di 8000 voti; Sguera come preferenze fu il secondo eletto in Consiglio Comunale - in assoluto - in città.

Eppure, giustamente, nel dimettersi dalla carica, Sguera ha riconosciuto il primato della lista sul candidato, dell'elettorato sull'eletto. Senza lista non c'è candidato, prima l'elettore e poi l'eletto. L'eletto rappresenta il potere sovrano, che è del popolo-elettore, non è lui il potente. E Sguera, portavoce e leader del M5S a Benevento, lascia il M5S quando va al governo a Roma: scende dal carro del vincitore!

Nel plaudire alle dimissioni, dunque, non posso trattenere un amaro sorriso, pensando che tal gesto va a cadere, a compiersi in un Consiglio Comunale dove i passaggi di casacca - ora come nelle scorse consiliature - sono quasi all'ordine del giorno, addirittura volando dalla opposizione alla maggioranza o viceversa. Rara avis, Nicola Sguera, ma ogni regola, anche nei peggiori andazzi, ha le sue eccezioni. Meno male, stavolta.
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E vengo al merito. Nicola Sguera è sbarcato nel M5S provenendo da una cultura (e per alcuni periodi da una militanza) di sinistra. Non mi esprimo qui sul come ciò sia stato possibile. Solo noto come, ancora, tutte di sinistra siano le motivazioni della fuoriuscita, per incompatibilità con i leghisti e le loro pulsioni razziste, i riferimenti fascisti (Front National) il berlusconismo.

E' pacifico infatti che nel giovane (per presenza in politica) M5S ci si sia giunti provenendo, da destra, centro e sinistra. Sempre senza voler giudicare questa formazione, ciò è stato possibile perché il M5S, in teoria, ha dato per morta la storica divisione di destra e sinistra e ha, in pratica, svolto una radicale politica di opposizione contro i partiti al governo, di destra e di sinistra (storicamente determinati), peraltro sicuramente censurabili. E' stato agevolato in ciò dalla feroce crisi economica che ha fatto macelleria sociale nel presente, oscurando di molto il futuro, soprattutto alle giovani generazioni, in particolare al Sud.

Poi però la fase di opposizione, in cui si massimimizzano i consensi, finisce e ci si deve confrontare, non più con il dicibile, ma con il possibile. E allora tocca scegliere, allearsi, anche se tale alleanza provi a esorcizzarla col chiamarla "contratto". E così, come inevitabilmente un eventuale accordo concluso (e pur proposto dal M5S!) con il PD avrebbe urtato la parte del M5S proveniente da destra, così quello in chiusura con la destra sta avendo l'esito opposto. La Lega - e anche la mia valutazione su di essa taccio - è dalla sua nascita sicuramente il partito più radicalmente di destra che c'è in Italia, al cui confronto AN prima e FDI poi sono sembrati quasi centristi!
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C'è poco da stupirsi, dunque, dell'addio di Sguera se si considera la scelta politica basata su dei valori. E questo se vale per i militanti, "i portavoce", del M5S non di meno sarà incidente per gli elettori, 'i cittadini" di quella provenienza. Avessi a marzo votato io, elettore già di sinistra, il M5S, perché deluso, arrabbiato, sfiduciato da tutti i partiti che alla sinistra si richiamano (PD, LEU, Potere al popolo, partiti comunisti e altri minori), trovandomi oggi nella condizione di aver portato - anche con il mio voto ai grillini - i campioni della verde destra estrema al governo, con il beneplacito di Berlusconi, sentendomi turlupinato, sarei molto, ma molto incazzato. Parimenti se, avendo io sempre votato a destra, il mio voto pentastellato di marzo riportasse a maggio i renziani al potere.

Destra e sinistra e loro fondamentali, opposti valori esistono ancora. Non svaniscono perché al momento malamente rappresentati. Non esistono "governi neutrali" hanno ripetuto ossessivamente Di Maio e Salvini, in queste ultime ore, invano "desiderandosi", prima del placet di Berlusconi. Avevano e hanno ragione. Altrettanto vero, però, è che nemmeno possono esistere partiti neutrali e, quando si è chiamati a governare, inevitabilmente lo si scopre. Un proverbio tutto ciò sintetizza mirabilmente: "Dimmi con chi vai e ti dirò di chi sei". Nicola Sguera non se l'è voluto far dire...