Intervista in extremis sulle elezioni al professor Hubermar che prima parla e poi sparisce

- Effetti collaterali di Giovanni Barra
Jürgen Habermas, il filosofo esistente...
Jürgen Habermas, il filosofo esistente...

Silvio Berlusconi, durante alcune apparizioni pre-voto su 'La7', nel bel mezzo del suo canonico promessificio elettorale, ha intercalato l'ignoto filosofo Hubermar, disorientando, come spesso gli è capitato di fare, l'intervistatore di turno. L'obiettivo: pescare un parere culturalmente autorevole a favore della tesi del golpe pacifico di cui sarebbe stato vittima nel 2012. Scontato il fastidio sogghignante degli intellettuali in astinenza da gaffe: “Si trattava di Habermas...”; “Come no? Il Didi-Huberman del bunga-bunga”; ecc. Ebbene, tali denigratori dovrebbero scusarsi coram populo, poiché il signor Hubermar, professore emerito, non solo esiste, ma ha persino concesso un'intervista al Vaglio.it che qui riportiamo.

Professore, il ceto culturale italiano, ritenendo filosoficamente inattendibile chi ha voluto proporla come portavoce della controstoria dello spread, ha messo in discussione la sua stessa esistenza. Che opinione si è fatto in proposito?
Vede, a volte dubito anche io della mia stessa esistenza, non mi sembra un'esistenza convincente, né ontologicamente, né eticamente. La trovo un'esistenza piuttosto deludente, balenante o caratterizzabile con ulteriori participi presenti in grado di conferirmi un momentaneo charme presso i suoi lettori più sprovveduti. Non saprei nemmeno indicarle la mia provenienza esatta e non per colpa del vermut che mi terrà compagnia nell'avvicendarsi delle sue domande. Diciamo che provengo dal primo luogo stancamente borghese che le sovviene. A ogni modo, so che qualcuno mi ha confuso con Habermas. Tuttavia, devo premettere, anzi giurare, che non ho mai sentito parlare di questo Habermas. Il quale, da quanto mi è stato riferito, dovrebbe essere una specie di francofortese minore. Io non frequento i francofortesi minori, lo scriva, tantomeno le loro dottrinette. Se dovesse esserci una convergenza tra ciò che ho affermato sulla vicenda di Berlusconi e ciò che ha sostenuto tale Habermas, si tratterebbe di una sfortunata coincidenza.

Può quindi confermare che Berlusconi abbia riportato correttamente la sua posizione in merito al presunto golpe morbido ordito dall'Unione Europea nel 2012?
Dal suo tono deduco un certo scetticismo, una certa allergia alle teorie del complotto. Deve però comprendere che, in questo caso, parlare di “colpo di stato pacifico” non significa suggerire un'interpretazione lunare. Noti bene, la sinistra italiana, grazioso concetto metafisico se preso alla lettera, non ha difficoltà a riconoscere le enormi pressioni europee esercitate sulla Grecia, ma quando deve accettare con lucidità, per quanto concerne l'Italia, l'adozione di un modus operandi affine, fa finta di niente, oppure minimizza. Questo perché, di fondo, fatica ad ammettere che Berlusconi,considerato come un trucchigno e un tranellatore, possa aver detto, per puro caso, la verità. Una verità che lo vedrebbe protagonista nel ruolo di vittima sacrificale, quello che da sempre ama cucirsi addosso.

Andiamo sull'attualità. Cosa ne pensa del terremoto elettorale del 4 marzo?
Il sistema elettorale italiano non consente l'individuazione agevole di un vincitore e non ha nella semplicità la sua bellezza. Però, permette di rintracciare lo sconfitto. O meglio, gli sconfitti. O meglio ancora, gli inevitabili sconfitti. Nella fattispecie: tutte le piattaforme di sinistra, da quelle moderate a quelle radicali. Tutte le soglie psicologiche non sono state raggiunte. Da una parte ci sono i diseredati del Pci, ideologicamente diseredati, che ormai puntano sul ceto-medio-non-scalfito-dalla-crisi in qualità di blocco sociale di riferimento, la geografia del voto lo dimostra. Dall'altra ci sono Potere al Popolo, in estasi per un 1%, e altre avanguardie rivoluzionarie dall'ego incrollabile al di sotto dell'1%. In mezzo, Leu, venuto al mondo col preciso scopo di disfarsi senza lasciare traccia. Per farla breve, l'accettazione acritica di un modello socio-economico in cui la borsa sorride in concomitanza dei maxi licenziamenti è ciò che esaurisce la ragion d'essere dei primi. Il percepirsi acriticamente come guide, senza preoccuparsi di essere recepiti come tali dai potenziali guidati, costituisce il problema sostanziale dei secondi. La scarsa credibilità dei padri fondatori e della leadership, invece, rappresenta la malattia nella culla dei terzi.

Come ha vissuto, al di là delle analisi, la sconfitta complessiva della sinistra?
Non le nascondo una certa amara soddisfazione. Quasi d'istinto, dopo le prime proiezioni, ho persino chiesto a me medesimo il permesso di dispiacermi; permesso poi negatomi. Vede, i cinquestelle, ad esempio, sono riusciti a penetrare il caos, indicando il re nudo e offrendo soluzioni, alternative. Che poi tali soluzioni siano in buona parte rivedibili è un altro discorso. La controproposta del PD, invece? Un'oculata gestione del potere, un'overdose di status quo, il politicismo come ostinata declinazione della politica. In base all'acutezza del pensiero di vertice piddino la disamina della sconfitta andrebbe fondata su un'errata comunicazione. Parliamoci chiaro, sono irrecuperabili. La gestione della crisi partitica, se penso al paradigma dimissionario renziano, risulta addirittura peggiore della crisi medesima. Quindi, per tornare all'incipit, nessun dispiacere, perché ogni aspettativa ha cessato di avere consistenza da un bel pezzo...

Dalle sue considerazioni, in filigrana, direi che la si potrebbe collocare tra i delusi dalla sinistra senza eccessive forzature. Non crede che un intellettuale schierato, in questa fase storica, abbia dei doveri che scavalchino la mera critica? Oppure non c'è più spazio, nel consesso post-democratico, per il pensiero divergente?
Io sono un grumo di raffinatezza sentenziante, uno sputo pensoso, un concentrato di concetti nebulizzati e potenziali infezioni. Sono un'anomalia, avrà notato che ho solo il cognome, perché vuole tediarmi appiccicandomi addosso frettolose etichette? Mi delude quando cerca di rassicurare i suoi lettori a tutti i costi cedendo alla tentazione di spezzare lo scomodo tema della delusione politica in due comodi tronconi. In tal senso, lei mi inserisce tra i delusi dalla sinistra, ma io, seppur esistendo a intermittenza, sono comunque consapevole di appartenere anche all'insieme dei deludenti della sinistra. E non perché Berlusconi mi abbia citato di monito, ma perché ho lasciato che il tracollo storico della sinistra si consumasse senza far nulla, anzi, quasi tirando un sospiro di sollievo. Capisco, viene più facile l'onestà intellettuale quando si vivacchia, perché pesa di meno. Da entità fantasmagorico-letterarie ci si può permettere il lusso di riconoscersi deludenti. Invece, per lei, esistente certificato, che ha un rapporto sicuramente meno ambiguo con la vita e con il tempo, questa meschina verità non può diminuire di una virgola, tocca farci i conti. Ma non si preoccupi, in un'accezione più ampia, prima o poi, tutti deludono. Sia più permissivo con se stesso! Se ho capito bene, lei vorrebbe che ci fosse piena consapevolezza della responsabilità sociale da parte di chiunque ponga delle domande o faccia analisi. Vorrebbe dei domandanti responsabili, che incidano, che guidino. Si infastidisce quando il politico teme più il proprio sfidante del domandante, come ha dimostrato quest'ultima campagna elettorale. Sbaglio? Non vede l'ora di rintracciare analfabeti funzionali ovunque si sia votato Lega al di sotto della linea gotica per dare sfogo alla sua indignazione prediscorsiva e discorsiva, giusto? Benissimo, questo è il suo ruolo nel giochino post-democratico, se lo goda e si prepari a scomparire, proprio come farò io al termine di questa intervista... Puff!