Nel rione Libertà di Benevento vivono molti uomini. Sono un grande valore. E non avranno la Mediateca

- Politica Istituzioni di Raimondo Consolante

Riceviamo e di seguito, con piacere, pubblichiamo l'intervento dell'architetto Raimondo Consolante, progettista della Mediateca nella Spina Verde del Rione Libertà in Benevento.
Un progetto di architettura non può mai determinare le sorti di un brano di città. Ed è giusto che sia così. La città ha un valore complessivo più alto e intimamente connesso alla condizione umana di chi la vive, con i suoi splendori e le sue miserie. Mai una fabbrica potrà mutarne il carattere ma solo provare ad interpretarlo. Ogni architetto, per quanto innamorato del suo mestiere, non dovrà mai peccare di arroganza in questo senso. Pena la vacuità del suo operato.

Dirò subito, Direttore Panella, che pensare all’edificio della Mediateca finalmente utilizzato e non più oggetto di incuria e vandalismo mi pare comunque un fatto positivo, considerata la deteriorata situazione. Abbiamo assistito in questi anni ad uno scempio ingiustificato, delle cui cause si è abbondantemente detto e scritto.

Comunque, alla fine, siamo approdati ad una scelta al ribasso. Va in soffitta e nell’oblio un’idea. Collocare al centro del quartiere popolare per eccellenza di Benevento, oltre che più popoloso, un edificio civico, collettivo, a destinazione culturale connessa all’innovazione tecnologica. Un’aula quadrata che nella sua forma semplice potesse rappresentare, sotto il suo tetto piano, un’idea di comunità, dello stare insieme. Un’aula al centro aperta affinché non costituisse una barriera visiva ad interrompere la perentoria profondità delle aree destinate allo spazio collettivo, pensate da chi, molti anni prima, aveva progettato l’impianto urbanistico del quartiere. Una fabbrica che collocasse nel rione un servizio rappresentativo per la città tutta e non solo per una sua parte. La destinazione ad uffici spero non comporti una pesante manomissione del carattere urbano di questo edificio.

Serviva una Mediateca a Benevento? Serviva uno spazio in cui catalogare, conservare, studiare il patrimonio documentario e comunicativo ormai più utilizzato nel mondo contemporaneo: l’immagine e il suono nella dimensione dinamica? Secondo Umberto Eco, già molti anni fa, il sistema della documentazione e dell’archivio, non avrebbe più potuto prescindere dall’informazione audiovisiva. Secondo intellettuali contemporanei come Salvatore Settis o Gilles Clement, l’immagine filmica ed il patrimonio sonoro sono gli strumenti di più avanzata lettura e tutela del paesaggio. Secondo le linee guida dell’Unione Europea in materia di potenziamento delle capacità cognitive dell’ambiente, “la disciplina dell’informazione audiovisiva, la catalogazione, declinazione, lavorazione e selezione dell’imponente patrimonio connesso all’immagine filmica è opera di essenziale educazione e formazione delle società urbane avanzate”.

E’ probabile che mai nessuno si sia interrogato, nel consesso delle nostre autorità cittadine, su che cosa potesse essere una Mediateca a Benevento. Una città al centro di un territorio che conserva, anche se indebolita, una limpida potenzialità: l’osmosi con un paesaggio dotato di un carattere e di una identità. Patrimonio da non disperdere, soprattutto nel contesto del Mezzogiorno italiano, violato e deturpato. L’edificio è stato eretto, grazie ai soldi dell’Unione europea ed al lavoro degli operai e di chi, a vario titolo, si è impegnato a questo fine. Non è stata costruita però una missione civica, quindi culturale, ad accompagnare questo edificio. Così non gli è stata data vita, almeno quella vita per la quale era stato pensato.

Non possiamo più nasconderci che accanto all’arte di costruire la città sia necessario praticare l’arte di curare la città. Che sta nel perseguire una sola finalità. Sollecitare un principio di appartenenza ai luoghi in cui viviamo. La Mediateca è un luogo della scoperta. E lo stupore della scoperta è sempre in grado di proiettarsi in un senso di appartenenza.

Ogni scelta, qualsiasi progetto, può essere oggetto di ripensamento. A patto che ci sia un ri-pensare. Un tornare sull’idea. Ma per una nuova idea.

Una delle più autorevoli riviste di architettura del mondo contemporaneo (ma definirla rivista di architettura è riduttivo, è molto di più) è un orgoglio della cultura italiana. Si stampa a Milano, si chiama Domus. Titolo potente ed evocativo: Casa, Abitazione. Questa rivista cinque anni fa ha modificato la testata, ha aggiunto un sottotitolo: Domus, la città dell’Uomo. Sembra un’ovvietà, ma nella distrazione del nostro oggi l’ovvio non è mai banale. La città deve essere tale, nella sua ricchezza e pluralità di valori e funzioni, laddove l’uomo abita. E solo così diventa la casa dell’uomo. Una grande casa. Non tanto per dimensione ma per valore.

A rione Libertà vivono molti uomini. Rappresentano un grande valore. E non avranno la Mediateca. Per Benevento, si aspetterà un’occasione diversa e più fortunata.