La cena in bianco e le tasse che vanno pagate specie al dissestato Comune di Benevento. E sul marchio Città Spettacolo...

- Politica Istituzioni di Pompeo Nuzzolo

Nella comunità europea ai servizi non economici e a quelli che non incidono sugli scambi si applicano solo i principi del TCE (Trattato sull’Unione Europea) di non discriminazione nell’accesso e di libera circolazione delle persone. La cena in bianco che si terrà domani sera a Benevento, al termine di Città spettacolo, è un servizio non indispensabile, erogato dal Comune che, ove fosse non economico, rientrando fra quelli sopra indicati, dovrebbe rispettare i principi di non discriminazione nell’accesso e libera circolazione delle persone. La richiesta di potervi accedere solo se vestiti in bianco limita la libera circolazione delle persone? La domanda è retorica.

La cena in bianco, per le notizie riportate dalla stampa, credo possa annoverarsi fra i servizi pubblici. Al di là dell'inserimento nelle due manifestazioni di Città Spettacolo, i tavoli e le sedie sono “offerti dal Comune”, ricadono nei costi della finanza pubblica; il piano di sicurezza, credo sia stato richiesto dal Comune, le istanze di partecipazione sono state inviate a Città spettacolo, così risulta dal sito internet mentre il cibo per la cena è portato dai partecipanti insieme a un sacchetto ove riporre i resti della cena.

Tutto deve essere lasciato perfettamente pulito dopo aver mangiato e bevuto. Immagino che con l’offerta delle sedie e dei tavoli da parte del Comune sia previsto l’esonero del pagamento della Tosap perché il suolo è occupato da beni comunali e non privati, ignorando che sulla sedia del Comune siede un privato cittadino, vestito di bianco...
I sacchetti per riporre i rifiuti della cena, immagino, potrebbero evitare il pagamento della tassa sui rifiuti. Volutamente, immagino, che sia stata usata la parola offerta, e non fornitura, al fine di allontanare l’idea che la cena in bianco non sia un servizio del tutto del Comune, cosa che avrebbe costretto l’ente pubblico a rispettare i principi del TCE. Immagino, sempre , che il Comune abbia pensato che l’offerta potesse porre in parte la manifestazione fuori dall’ambito pubblico, cosa che avrebbe consentito la limitazione al principio di non discriminazione. Non c’è nulla di male a inserire nel tempo della programmazione della Città spettacolo una manifestazione di natura non pubblica, ma a condizione che siano pagate le forniture con danaro non pubblico, che sia assunto il rischio della sicurezza a carico di chi organizza e, infine, non per minore importanza, che siano corrisposte le dovute tasse.
Un’ulteriore domanda si pone, Può un comune dissestato offrire, non si sa a chi, l’uso di un bene, in questo caso tavoli e sedie? C’è una contraddizione.
Se viene fatta un’offerta questa non può essere che erogata a terzi, se, viceversa, non si trattasse di un'offerta ma parte integrante di un servizio pubblico questo non potrebbe essere riservato solo a coloro che vestono di bianco.
La cena in bianco nasce come una manifestazione privata, legittima, ma con tutti i costi a carico del privato, comprese le tasse. Il colore bianco, non il bianchetto di antica memoria scolastica che copriva gli errori di scritturazione, non cancella le norme italiane ed europee.

Infine un’annotazione sul marchio Città spettacolo. Per il Comune di Benevento, che ha dichiarato il dissesto, è obbligatorio usare il marchio, al fine di poter fare manifestazioni che non rappresentano un servizio indispensabile, le sole spese ammesse per i comuni dissestati. La tradizione, rappresentata dal marchio, consente al Comune di ricevere i contributi dalla Regione Campania e di sostenere dei costi, altrimenti non sostenibili, proprio in virtù della lunga tradizione della ex rassegna teatrale che consente di considerare quasi un servizio indispensabile un servizio che giuridicamente non lo è.

I marchi di una manifestazione pubblica, contrariamente ai marchi di natura privata, hanno un valore all’interno del sistema pubblico, cosa che consente alla Regione di erogare contributi per le manifestazioni organizzate sotto quel marchio. La valutazione della coerenza fra contenuto e marchio ai fini della concessione del contributo è di competenza dell’organo che eroga il contributo, mentre la coerenza della cena in bianco fra comportamenti e le norme compete agli organi di controllo e all’opinione pubblica.