"Dimmelo tu cos'è?": l’estate romana e quella del cassonetto. L'inarrestabile decadenza della Città eterna

- La Botte di Diogene di Anteo Di Napoli

Se c’è un’immagine alla quale associo questa estate 2017 è quella di un cassonetto dei rifiuti tracimante immondizia. Ed è un’immagine sia reale che metaforica. Quella reale ispirata (e aspirata) che ho provveduto a immortalare in una serie di scatti fotografici poi postati su Facebook, a pochi metri da casa mia, in un cosiddetto quartiere residenziale di Roma nord; ma nella “fu Città Eterna” di questi tempi non è difficile (eufemismo) ammirare simili panorami, che in alcune zone sono ingentiliti dalla graziosa presenza di squadroni di gabbiani…

Per chi lo desidera il tour cittadino tra i cassonetti tracimanti è reso più agevole dalla riduzione del traffico automobilistico e ancor più di quello degli autobus del trasporto pubblico, giustificato dalla riduzione dell’utenza. È una tesi che mi ha sempre lasciato perplesso, in quanto sono proprio le persone che non possono permettersi di lasciare la città (anziani e povera gente) i principali fruitori del servizio. Vedere mentre passo in scooter alle fermate degli autobus lavoratori (per lo più non nati in Italia) ammassati in estenuante attesa di mezzi per salire sui quali dovranno quasi fare a botte, o anziani con le buste della spesa liquefatti sotto la canicola, ha l’effetto di un pugno nello stomaco. È una sensazione che mi accompagna da sempre quando osservo l’iniquità e sono impotente di fronte a essa.

Qualche giorno fa ho letto che in una zona periferica di Roma, un autobus è stato “dirottato” sulla linea che avrebbe dovuto percorrere un altro, vanamente atteso da oltre due ore da quegli sventurati cittadini! In compenso, in questo periodo gli spostamenti con mezzi privati sono decisamente meno faticosi, specialmente in motorino, perché non sono necessari gli slalom (talora praticamente proseguendo a piedi) tra le macchine e gli autobus turistici in “impunita plurima” fila e per la riduzione dei tempi di percorrenza di un terzo se non della metà. Di contro, l’aumentata velocità media consente di “apprezzare” maggiormente la presenza di buche (talora voragini), che regalano un impagabile “effetto Foresta di Arenberg”, ben noto ai ciclisti che affrontano la Parigi-Roubaix, corsa leggendaria non a caso detta “Inferno del Nord”…

Oscar Wilde, nella sua opera più nota, “Il ritratto di Dorian Gray”, scrive: “La fedeltà è per la vita emotiva quello che la coerenza è per la vita intellettuale: una semplice confessione di fallimento”. Affermazione che ho sempre interpretato nel senso di considerare assolutamente fallimentare un rapporto sentimentale che sopravvive solo per fedeltà e il pensiero di un intellettuale al quale si può riconoscere solo la coerenza. Mi permetto di estendere l’opinione dello scrittore irlandese affermando che la medesima manifestazione di fallimento potrebbe valere per “l’onestà è per la vita politica”, quando questa nobilissima virtù accompagna l’inettitudine; e forse occupare senza averne le capacità una posizione di rilievo è anch’essa una forma di disonestà, a mio parere tra le peggiori. È un discorso che non può evidentemente limitarsi all’ambito della politica, anzi, ma l’indecorosa decadenza della città dove risiedo e pago le tasse (salatissime per servizi scandalosamente inefficienti), ha in un certo senso “tirato la volata” alla mia parafrasi.

Chi scrive appartiene alla schiera sempre più folta degli elettori pentiti della prima cittadina in carica, scelta fatta al momento del ballottaggio forse più per rabbia che per autentica fiducia, anche perché disgustato dalle modalità con le quali era stato defenestrato il precedente sindaco, Ignazio Marino, che nonostante i limiti aveva comunque intaccato molti (forse troppi) intoccabili interessi. Da cittadino spero sinceramente di essere smentito da una svolta positiva dell’amministrazione-Raggi, anche se in seguito all’ultratrentennale residenza a Roma il mio vero dubbio è se sia possibile per chiunque amministrarla. E si può arrivare al paradosso, per tornare al cassonetto tracimante inteso anche metaforicamente, che un orrendo fatto di cronaca nera sia stato risolto a tempo di record proprio in conseguenza di due fattori non certo positivi. Mi riferisco al caso dell’uomo che ha ucciso la sorella facendone a pezzi il cadavere che ha poi disperso nei cassonetti di Roma nord. Forse il caso sarebbe stato annoverato come di persona scomparsa, ma l’assassino non ha tenuto conto del fatto che in questo periodo la raccolta dei rifiuti non avviene anche per giorni, mentre “restano in servizio” coloro i quali (soprattutto giovani rom) rovistano nei cassonetti alla ricerca di materiale con cui fare qualche traffico. È stata proprio una ragazza rom a scoprire l’orrore delle gambe della donna nascoste in un cassonetto ai Parioli e a dare l’allarme una volta riavutasi dallo shock.

È questa la mia trentatreesima “estate romana”, anche se della manifestazione creata dal celeberrimo assessore alla Cultura, l’architetto Renato Nicolini, e che in un certo senso contrappose “l’effimero” alla cupa tetraggine degli “anni di piombo”, quasi si è perso il ricordo. Quando arrivai a Roma avevo in testa i versi “in quest’estate romana di musica e fotografia” della canzone “Dimmelo tu cos’è” di Venditti. Mai avrei immaginato che il finale sarebbe stato fotografare i cassonetti dell’immondizia…