70 ingressi gratuiti per il Comune di Benevento alle partite di Serie A del Benevento calcio: baruffa, mediatica ma non troppo. Il chiarimento di Mastella

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Quando si parla, giornalisticamente, del Benevento Calcio, una voce da tenere in conto, perché di certo credibile nella versione di parte fornita, è quella dell’edizione locale di Ottopagine. Le opinioni e le prese di posizione sotto forma di articoli della testata il cui direttore editoriale è Oreste Vigorito, incidentalmente anche numero uno della società di calcio (o viceversa), sono rivelatrici degli umori e dei malumori del rapporto fra la comunità istituzionale, quindi pubblica, e il microcosmo privato accreditato del “miracolo” Serie A che la città si appresta a vivere. In funzione del quale assurgono al rango di “cavillare cervellotico” e “polemicuccia da quartierino” risvolti, non ufficiali ovviamente, trapelati sui contenuti della bozza della convenzione (in fase di rinnovo) per la concessione dello stadio di Contrada Santa Colomba al sodalizio giallorosso.

E’ quanto, fortemente sorpreso dalla piccineria degli eventi, ha reso noto Ottopagine, il cui discorso si riassume nel seguente distillato: il Benevento fa i lavori allo stadio, apprezzati e costosi, “esclusivamente a proprie spese”, lavori costati “oltre un milione e mezzo, che si vanno ad aggiungere agli altri già realizzati in passato” nella consapevolezza delle difficoltà del Comune (che ha stanziato 40.000 euro “per realizzare una stradina”), e sull’altro piatto della bilancia ci sono dettagli che parlano “di accrediti, di tanti accrediti da destinare alle istituzioni”.

Richiamando il pezzo in questione, sempre sul citato Ottopagine, un successivo commento dice con durezza: “C’è da chiedersi in nome di quale città l’amministrazione comunale rivendichi per sé settanta accrediti… C’è da chiedersi quale città o quale amministratore avrebbe atteso che questi lavori terminassero per tirare fuori la lista della lavandaia, come se i rapporti tra un Comune capoluogo ed una società al top dei club in Italia potessero ridursi a sagra paesana”.

Un’accusa forte e ben dettagliata (70 accrediti: non un numero a caso, il classico “tot”), sorta sulle indiscrezioni e sulla non ufficialità, peraltro dichiarata nei pezzi ricordati apparsi sul giornale on line (14 agosto). Delle due l’una: o siamo dinanzi a qualcosa che non risponde al vero o siamo dinanzi ad un “messaggio” indignato diffuso a mezzo di stampa comunque non estraneo al rapporto fra le parti in ballo (politica/società di calcio). Va detta semplice: si impone l’obbligo della chiarezza, sotto la forma unilaterale di una dichiarazione ufficiale da parte dell’amministrazione cittadina guidata da Clemente Mastella, pesantemente tirata in ballo per una forma di scambio che lascia “a bocca aperta”.
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Sul nodo della convenzione, infine, bisogna ragionare con ‘laicità’ senza lasciarsi trascinare dal tifo. Le circostanze sul tappeto non sono poi tante: un elemento imprescindibile è la proprietà pubblica dello stadio, cui non abdicare; un altro elemento è l’oggettivo dissesto del Comune che ha di fatto impedito un’esposizione finanziaria, di rilievo, per l’adeguamento alla nuova categoria agonistica; un terzo elemento è la disponibilità della società ad anticipare il conto dei lavori necessari, cui è più che certo si verrà incontro con lo scomputo del fitto magari pluriennale; altro elemento ancora è il valore in termini economici del canone da versare al Comune, che non può essere parametrato (come lo è stato per dieci anni) su quello di un esercizio commerciale, un negozio. Oltre questo perimetro non si intravedono sbocchi se non nell’amalgama (avrebbe detto un noto presidente…) di opportune convergenze per le parti in causa basate solo sui pochi punti fermi citati: adeguato valore all’impianto, convenzione di più anni perché paradossalmente il Comune possa ripianare il suo debito nei confronti della società e poi, magari, fare dello stadio un elemento in grado di contribuire al bene pubblico.

C’è pure la “terza via”, quella di una squadra in esilio (come è accaduto al Crotone un anno fa, nella prima parte della sua stagione da debuttante): in quel caso si tratterà di vedere solo chi sarà in grado di sopportare con maggiore leggerezza il danno d’immagine (la politica) e quello economico (la società).

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Non ha avuto il tempo di allargarsi a sufficienza, la macchia d'olio delle recriminazioni di Ottopagine espresse attraverso i due dolenti articoli citati sopra (titoli non proprio teneri: "Stadio: la convenzione trattata come i conti della serva"; "Stadio, quella mano stesa in nome di quale città?") - ed un terzo di commento ("Palazzo Mosti ed il padre ignoto dei segreti svelati" venuto fuori dopo la replica che si legge in seguito) - che il primo cittadino, per quanto ancora in vacanza (come si deduce dallo scritto inviato dal consigliere Lauro, pure pubblicato - leggi), s'è fatto sentire attraverso una nota. Stentorea, per contenuti, e tranchant in conclusione: "Mi preme precisare che non c'è nessuna questione relativa agli accrediti. Non so di cosa si parli. In Giunta non è arrivata neppure la bozza di convenzione degli uffici e non ne conosco gli elementi. Peraltro, la convenzione deve essere approvata dal Consiglio Comunale.

Per quanto mi riguarda, l'anno scorso ho pagato l'abbonamento, pur avendo diritto in qualità di sindaco alla mia postazione allo stadio. Sono l'unico o tra i pochi sindaci in Italia a pagare in uno stadio di proprietà del Comune. Lo avrei fatto anche quest'anno ma mi è stato risposto che non sarebbe stato opportuno.

Mi sono assunto finanche la responsabilità contabile, esponendomi dinanzi alla Corte dei Conti, per prorogare per un anno l'affidamento dello stadio, quando giustamente nessun dirigente voleva farlo. Abbiamo così rinnovato una convenzione stipulata circa dieci anni fa a 20 mila euro annui, nonostante ora la società sia in serie A e tra diritti, sponsor e abbonamenti, abbia un fatturato di 30milioni di euro all'anno in più. Inoltre, voglio sottolineare che dove gli stadi sono di proprietà del Comune, vedi i casi di Napoli, Firenze, Milano o Bologna, nelle convenzioni è sempre prevista una quota di biglietti per le istituzioni. Per quanto mi riguarda, se il Consiglio lo vorrà, li destinerei alle associazioni che si occupano di ragazzi disagiati ed anziani.

Mi pare, dunque, una polemica senza capo né coda su una cosa che, allo stato, non è mai stata valutata. Difendo, però, con forza la dignità del Comune che, pur in condizioni difficili, ha fatto e sta facendo la sua parte. Tra l'altro ci siamo dichiarati disponibili a riconoscere l'entità dei lavori fatti nel passato, purché rendicontati. A ciascuno il suo: alla società spetta il rafforzamento della squadra, a noi tocca contribuire ai lavori dello stadio per quanto ci compete. In ogni caso, forza Benevento. È questo ciò che conta, il resto è noia".

Il resto, cioè, a leggere l'ultimo commento rilasciato appunto dopo le paole del sindaco, è una polemica tutta interna a sfondo giornalistico (fra organi di stampa 'pro' e 'contro' la società di calcio) e politico (diretta a non meglio specificate "gole profonde") in cui ciascuno difende il proprio orticello in un'esaltazione di rettitudine che necessita dei particolari di corridoio per toccare vette di efficacia.