"Con il senno di poi" un libro e una storia su come curare la schizofrenia e sulle risposte concrete che i malati si aspettano dalla società, superando innanzitutto il pregiudizio

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Pasquale Vetrone e Franco Veltro
Pasquale Vetrone e Franco Veltro

Una serata intensa, partecipata e coinvolgente, in un solo aggettivo, bella, quella di venerdì 30 settembre al pub Madness (in italiano, 'Follia') di San Nicola Manfredi, in contrada Mezzacapo. Nella gremita sala, è stato presentato il libro "Con il senno di poi", di Gianpietro Petrone, edito da Aletti. Alla presenza dell'autore, è intervenuto Franco Veltro, direttore a Campobasso dei Servizi psichiatrici dell'Azienda Sanitaria della Regione Molise, ma nato a Benevento, città dove ha studiato e passato la sua gioventù e ha mosso i suoi primi passi nella psichiatria. L'argomento del libro e della serata è stata la malattia mentale, e in particolare la schizofrenia e il modo per approcciarla e curarla. Il tutto è stato impreziosito dalla voce e dalla chitarra del duo Serena Minicucci e Nicola Cordisco, che hanno regalato varie canzoni ben eseguite e interpretate nonché apprezzate dal pubblico, dal quale non sono mancati anche interventi e testimonianze. Ad ascoltare, medici e operatori del campo psichiatrico, di Benevento, del Sannio e anche del Molise.

Il volume di Petrone si divide in quattro parti. Nella prima, quella più emotivamente coinvolgente, l'autore spiega in maniera chiara come si vive con la schizofrenia, come si sia a lui manifestata, per "una ragazza che non c'era", nel senso che la persona, realmente esistente quando lui frequentava a Pisa l'università, veniva percepita in un modo del tutto diverso da come si comportava realmente. Da qui l'intreccio tra le prime manifestazioni della malattia e il successivo percorso affettivo dell'autore con altre donne. Quindi il procedere della malattia, la prima negazione della stessa, le cure inadeguate e il puntuale aggravamento che comportava il ricorso all'alcol. Fino alla profonda consapevolezza della necessità di curarsi seriamente che apre la seconda parte.

Con l'inizio dei miglioramenti dapprima nella casa Famiglia di Busso, in Molise, e con il positivo influsso della vita di relazione e dell'avviamento al lavoro: le condizioni degli altri come riferimento e l'accettazione, senza alcuna vergogna perché proprio non se ne deve avere, della propria condizione di malato; perché la mente non può essere considerata (e tra l'altro stigmatizzata) come una parte diversa da tutte le altre del corpo.
Nella terza parte, in particolare, viene affrontata la questione dello stigma sociale verso la malattia mentale. Come ha scritto Petrone: "La malattia mentale è come le altre e le persone con questa malattia hanno gli stessi diritti e i doveri degli altri cittadini, non bisogna vergognarsi di avere la malattia mentale e con essa bisogna imparare a convivere normalmente eseguendo le proprie attività quotidiane". Un percorso che deve partire dal malato ma che deve trovare riscontro nelle società e e nelle istituzioni. Perché dalla parole si deve passare ai fatti, la richiesta dei malati alla società e alle istituzioni è di concretezza, perché, ad esempio, loro hanno bisogno di lavorare ancora di più degli altri e non di meno.

Il luogo dove l'autore ha rafforzato questa sua consapevolezza e l'ha messa in pratica è stato il Centro Diurno di Campobasso dove operavano - lavorando assieme - sanitari, pazienti e familiari, un'esperienza davvero all'avanguardia nella cura della malattia mentale. Le attività erano varie: "colloqui personali con gli utenti, colloqui con i familiari, riunioni con gli utenti e con gli utenti e i familiari, corsi per migliorare la cura della persona, corsi per una comunicazione efficace, corsi sulla varie patologie psichiatriche, corsi per imparare a conoscere le emozioni, per risolvere i problemi, e laboratori di lettura, di cucina, artistici, attività di palestra, di nuoto, ping-pong, corsi di ballo e di musicoterapia".

La parte finale del libro "Con il senno di poi" rimarca gli aspetti non istituzionali dell'approccio alla malattia, con la creazione di associazioni e la sempre maggiore preparazione degli stessi malati che diventano a loro volta "utenti esperti" in grado di aiutare se stessi, gli altri e la causa di un diverso ruolo della malattia mentale nella società. Perché si deve essere capaci di abbattere sul serio i pregiudizi che ancora la riguardano. In tal senso colpisce molto la bella iniziativa tenuta a Scuteri in Albania, tra il centro di cura di Campobasso e un altro centro di cura del luogo, celebrata con la disputa di una partita di calcio. La risposta insomma non deve essere solo farmacologica, essa va accompagnata, con percorsi riabilitativi generando relazioni con gli altri utenti e gli operatori, non astratti, ma adattati a ogni singolo paziente che dagli stessi deve ottenere gratificazioni e soddisfazioni che non sono, né possono essere strandard.

Nel raccontarsi - e questo è un altro aspetto del libro di Petrone che positivamente colpisce (e che è emerso anche ieri nel suo intervento al Pub Madness di Pasquale Vetrone) - l'autore non si è fatto sconti. Ha raccontato il suo percorso, anche molto doloroso, dal quadro iniziale a quello clinico attuale, nel quale si evidenziano gli enormi passi in avanti compiuti, a partire dal mutato rapporto con le "voci", oggi comprese e sapute tenere a bada.

Concetti questi sinteticamente esposti, assieme ad altri, sottolineati anche dal dottor Veltro nel suo intervento. In una manifestazione che ha segnato un'altra significativa tappa nel lavoro che, come dirigente psichiatra, sta da anni svolgendo a Campobasso e nel Molise, luoghi, oggi, tra i più avanzati nella cura della malattia mentale non solo nel Sud ma in tutta Italia.