Il teatro che mette di fronte ai nostri demoni: la parte più interessante di Città Spettacolo

- Cultura Spettacolo di Vittorio Zollo
Alessandra Crocco
Alessandra Crocco

Il programma della XXXVI edizione di “Benevento Città Spettacolo” è stato ricco di mostre, spettacoli e laboratori distribuiti tra il fine settimana del 4, 5 e 6 e poi in quello dell’11, 12 e 13 Settembre. La manifestazione, che ha visto la direzione artistica di Giulio Baffi, ha dovuto fare i conti con l’annullamento dell’Orestea, uno degli spettacoli più importanti e attesi del festival(sarebbe stata la prima nazionale), ma è stata comunque un concentrato di arte, musica e teatro. Teatro vero, come quello proposto da Alessandra Crocco e Alessandro Miele del “Progetto Demoni” in “Demoni – Frammenti”.

Dostoevskij è il punto di partenza, i suoi demoni sono la guida. Uno spettatore alla volta per i primi due incontri, dieci alla volta per l’ultimo. Tre frammenti diversi per tre giorni: 11 Settembre “Frammento #1 Marija” dalla durata di 7 minuti, 12 Settembre “Frammento #2 Liza” che come il primo ha la durata di 7 minuti ed infine il 13 Settembre “Frammento#3 Stavrogin” dalla durata di 10 minuti. I frammenti, sono pensati e concepiti come microstorie da vivere quotidianamente, ognuna di esse è autoconclusiva, non c’è una trama che le unisce.

“Frammento #1 Marija”, interpretata da Alessandra Crocco, realizzato al club 900.Introdotti in limbo tra la realtà materiale e le pagine di Dostoevskij, l’invito è a dimenticare o quantomeno a lasciare fuori le angosce della propria realtà materiale e psichica per poter così scendere sottoterra, in cantina, dove ti aspetta lei, Marija, che con lo sguardo perso nell'immensità del buio, canticchia una melodia seduta su una sedia, con la luce timida di una candela che le illumina il viso. Poi si volta, “sei tornato” dice, e da quel momento l’ipnosi è totale, il rapimento è condiviso e l’abbandono è uno scambio reciproco. Lei, abbandonata da te, delusa e addolorata, tu abbandonato a lei, sorpreso e svuotato. 7 minuti per crollare divorato da un senso di colpa tanto irrazionale quanto reale, sconvolto dalla situazione e dalle sue parole, fino al momento finale,“Vattene… Vattene…” … Un addio segnato dai suoi occhi e dalle lacrime sulle sue guance.

“Frammento #2 Liza”, interpretata da Alessandra Crocco, realizzato a Palazzo Paolo V.L’incontro questa volta non avviene nel sottosuolo bensì in una delle sale ai piani alti del Palazzo. Lo spettatore, invitato a calarsi nei panni di Stavrogin (il protagonista dei Demoni di Dostoevskij) attraversa i corridoi ed entra all'interno di una stanza poco illuminata, si siede ed attende. Da una porta lasciata semiaperta entra Liza, è l’alba. La donna, dopo aver trascorso la notte con Stavrogin, cammina a passo lento e, con movimenti sinuosi e placidi, si arresta al centro della stanza. Parla di lei, di ciò che è appena accaduto. Appare serena ma è con rassegnazione che si confessa, vuole andare a Mosca. Tutto è ovattato e in pochi attimi crollano i confini tra reale e non vero. Quando Liza esce dalla stanza, nuovamente il senso di colpa, si presenta come conto da pagare.

“Frammento #3 Stavrogin”, interpretato da Alessandro Miele, realizzato anch'esso a Palazzo Paolo V, è l’atto finale. Questa volta gli spettatori non sono da soli ma divisi in gruppi da dieci e la durata dell’incontro aumenta da sette a dieci minuti.Dopo l’attesa in uno dei corridoi del palazzo, le note e la ritmica di “The Passenger”, introducono in uno spazio reso claustrofobico da teli di plastica che ricoprono pareti e pavimento. In fondo alla sala un uomo, salta e si dimena a piedi nudi nel fango sversato come rifiuti su una metà del pavimento della stanza. E’ Stavrogin. La musica si placa, lui si ferma e con affanno comincia a parlare. E’ la confessione finale del protagonista del romanzo (si trova in appendice) e ti sconvolge totalmente. Stavrogin fissa ad uno ad uno gli spettatori, colpendoli con le sue parole, shockandoli con il suo racconto.

I tre incontri non possono unirsi tra di loro, sono unici così come le storie dei personaggi. Marija, Liza e Stavrogin sono vivi ma cercare di toccarli è impossibile, sono loro che toccano, pungono, attaccano e colpiscono. Nella decadenza di quest’epoca, il fango nel quale si muove Stavrogin è come sabbie mobili, metafora di una società che inesorabilmente, sta ingoiando ciò che resta di noi. Teatro vero quello proposto da Alessandra Crocco e Alessandro Miele con “Progetto Demoni – Frammenti”. Un teatro che ci fa tremare nel silenzio, nel timore di quell’assenza di rumore, che spesso ci mette davanti ai nostri demoni. Esperienza unica, fioritura (forse la più bella e interessante) del componimento “Benevento Città Spettacolo”.