Il colorato Gay Pride diventa una miccia per Benevento spaventata perché diffusamente e morbosamente sessuofobica

- Opinioni di Giovanni Festa

Neppure nei momenti più critici - o anche solo quelli imbevuti di apparente 'ferocia' - della campagna elettorale, o nelle valutazioni del dopo/voto col consueto, prevedibile, stucchevole carico di polemiche-calcoli-percentuali-vittorie presunte-reali sconfitte, il dibattito cittadino s’era animato in questo modo.

C’è voluto, ma guarda un po’..., il Benevento Campania Pride, l’onda lunga del corteo dell’orgoglio gay che s’ospita qui nel Sannio come altrove accade e accadrà nel Paese, nella giornata del 6 giugno. Nulla più, nulla meno (detta così alla cieca, annusando con serenità l'aria della vigilia, ma presumibilmente senza troppo allontanarsi dalla verità) che una pacifica, magari colorata, magari felicemente chiassosa manifestazione che riscopriamo invece essere - non senza sorpresa - una vera miccia accesa sotto il culo benpensante del capoluogo sannita.

Pensa tu che forza dirompente il valore ordinario e quotidiano, “normale”, del rispetto dell’altrui – inoffensivo come il nostro - modo di vivere. Pensa tu che valore “rivoluzionario” la declinazione (con sfilata o concerto) del rispetto e dell’affermazione di diritti piuttosto elementari. Vengono d’improvviso stanati movimenti politici che infine paiono trovare un motivo ideologico (?) che ne giustifichi, ai loro stessi occhi e nient’altro, il senso d’esistere.

Vengono d’improvviso ridotte a espressioni di folklore esasperato e disperato quelle veglie di preghiera che punteggiano talora una rispettabile professione di fede. Viene d’improvviso potenziata un’ammuina di manifestazioni e contromanifestazioni, spiegamenti di forze dell’ordine e inopportune decisioni d’ordine pubblico, patrocini strumentali e impatti mediatici.

Il distillato di tutti gli elementi a nostra disposizione conduce sempre alla medesima meta (il puritanesimo) ed è il frutto di un ingrediente sempreverde (il sesso).

Gira che ti rigira, insomma, si resta sempre alla crosta del libro della Metalious: è l’ennesimo ritorno a Peyton Place. Intrighi, peccati, fornicazioni che possono incunearsi nello scenario deprimente di una cittadina di provincia. Altro che diritti civili; non la diversità, non la pederastia. Non le maschiette, i froci, le zoccole, i femminielli.

L'amore come malattia, l’amore contro natura, la levigatezza di superficie della famiglia tradizionale, il concepimento ed il dolore del parto, le adozioni senza identità di ruolo sono tasselli del disordine morale di una comunità – quella nostra, di Benevento -, spaventata solo perché diffusamente, morbosamente sessuofobica.