Cacciata la sindaca Piccoli, Valentino (PD) prova a perpetuarsi come sindaco di S. Agata

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Carmine Valentino
Carmine Valentino

Quel che valeva la pena sottolineare sulla dissociazione ormai in atto, e che sempre più va evolvendosi al peggio, nel Partito Democratico del Sannio è passato quasi sotto silenzio. L'origine non è in interviste mai date e smentite crono-programmate e battibecchi esternati a mezzo note stampa, ma è la 'sorprendente' notizia - riportata da vari organi di locali di informazione in particolare riprendendo il consueto parlare social del diretto interessato - della ricandidatura di Carmine Valentino alla carica di sindaco di Sant'Agata dei Goti. Il Comune dove poco più di un mese fa venne disarcionata, con privato atto notarile..., la sindaca Giovannina Piccoli, democraticamente eletta (leggi: http://ilvaglio.it/article/11226/la-cacciata-nottetempo-dalla-sindaca-di-s-agata-dei-goti-fa-male-anche-al-partito-democrat.html).

Questa manovra locale di palazzo – oggi tornata alla ribalta causa similitudine col recente blitz notarile accaduto a Telese Terme (leggi sul Vaglio: http://ilvaglio.it/article/11508/il-pd-e-la-legge-del-contrappasso-sfiduciata-l039amministrazione-telesina-e039-un-duro-lav.html) - ha annoverato tra chi l'ha posta in essere anche il ricordato Valentino, già sindaco per anni del centro caudino e, dunque, solo in stand-by per un aborto di legislatura (poco meno di un anno), tanto quanto bastava perché potesse essere considerato nuovamente eleggibile superando il divieto del terzo mandato in fila.

Il suo ritorno in pista è politicamente affidato a una esternazione che non spiega nulla della decisione assunta di mandare a casa la Piccoli, se non in un modo così generico adattabile a ogni circostanza: “Interrompere un percorso, non è mai una scelta facile o un evento che può lasciare indifferenti. Per comprenderne le motivazioni e il significato bisogna, con onestà intellettuale e spirito critico, andare nella profondità delle cose”. E come è profondo il mare dei significati lo sa solo Valentino, che ne custodisce gelosamente il segreto.

Un barlume di verità si riesce a strappare nella frase più a effetto del suo testo: “Ed è con lo spirito, la forza ed il coraggio di sempre che, con la schiena dritta e il mio volto in primo piano, ripropongo il mio impegno a servizio della comunità santagatese”.

Con possibile vista-mare sul senso, quindi, si scorge l'ultima spiaggia, per Valentino: la sua figura politica è decisamente territoriale, oggi. Legata ormai all'orticello santagatese, dopo aver vellicato una stagione di potere, poi inanellato una stagione di sconfitte e la dissoluzione di residui sogni di più alti ruoli: il solito grande avvenire, ma già dietro le spalle.

Il raggio d'azione così ristretto, pertanto, concede all'uomo di giostrare con libertà di movimento e agio individualistico. Ed ecco che la circostanza di una ricandidatura a schiena dritta per Sant'Agata dei Goti produce una facile saldatura fra il particolare e il generale, perché la mossa appare in fondo come la proiezione del partito sannita di cui Valentino è segretario provinciale, il PD.
Dunque: una visione dall'orizzonte ridotto, un cerchio ristretto e senza alcun tocco magico al comando che agisce solo nell'ottica dell'utile politico quanto più immediato possibile prima di poter essere sostituito (dalle faide interne o da un nuovo assetto degli equilibri o dall'elettorato poco importa); di conseguenza, una prospettiva asfittica, all'ombra della quale è cresciuta appunto solo l'ombra del ricambio della classe dirigente. Perché, molto più che altrove, a Benevento e nel Sannio il potere tende soprattutto a perpetuarsi.