Due documenti del Comune su depuratori, obblighi delle coop, Gesesa e Ato e la relazione dei Revisori dei Conti

- Politica Istituzioni di pompeo nuzzolo

Ho avuto l’opportunità di leggere due documenti del Comune di Benevento che risultano distinti, ma solo all’apparenza. Il primo, è l’ordinanza, a firma del Dott. Gennaro Santamaria e ingiunge agli abitanti delle cooperative. allocate nella zona Cretarossa, di riparare il depuratore, costruito a scomputo degli oneri di urbanizzazione, a servizio dell’intera zona. Il secondo è la relazione trimestrale dei revisori dei conti del Comune di Benevento. I due documenti hanno un legame profondo che ci aiuta a comprendere la vicenda dei depuratori, il ruolo del Comune, gli obblighi delle cooperative, il ruolo del gestore del servizio idrico e, infine, quello dell’Ato.

L’ordinanza poggia sull’assunto che, non essendo mai stato consegnato il depuratore al Comune, concessionario del diritto di superficie su cui insistono le cooperative, la responsabilità del mancato funzionamento incombe sugli assegnatari degli alloggi e, nel caso di vendita, sugli acquirenti attuali.

L’ordinanza però si caratterizza per la mancanza assoluta di taluni aspetti essenziali: non c’è alcun riferimento ai fatti, che risalgono peraltro, a più di 20 anni fa, al contenuto della convenzione e alle modalità di consegna del depuratore. Infine, manca la dichiarazione di aver accertato la non avvenuta consegna dell’impianto.

La consegna di un depuratore, infatti, che non è un pacco dono o un mazzo di fiori, dovrebbe avvenire secondo le modalità descritte nella convenzione, ma potrebbe anche avvenire “per acta concludentia” o, per accessione, non quella invertita (enfasi aggiunta). Vengo alla lettura delle norme che, nella convezione, riguardano la consegna del depuratore:

“A collaudo approvato, tutte le opere di urbanizzazione primarie e secondarie, ivi compresi gli spazi a verde, saranno consegnati entro un mese al Comune di Benevento che assume fin d’ora l’impegno a trasferire gli stessi al proprio demanio comunale”.

In data 6 maggio 1991, l’allora Assessore all’Urbanistica, con nota protocollata al n. 19118, comunica che, per il trasferimento dell’impianto di depurazione prescritto dall’amministrazione con atto della G.M. numero 4129 del 1989, occorre la produzione della seguente documentazione:

1) atto di collaudo dell’impianto eseguito da tecnico abilitato;
2) elenco delle utenze che usufruiscono del trattamento delle acque reflue;
3) contratto di fornitura energia con l’ENEL.

Solo dopo l’invio della precitata documentazione ed approvazione da parte dell’amministrazione potrà essere redatto formale verbale di consegna dell’impianto in questione”.

Con nota del 10 giugno 1991, fu trasmessa la documentazione richiesta.
Una obbligazione senza l’indicazione di un termine per l'adempimento appare un’anomalia per l’ordinamento italiano. Dal 1991, nonostante le cooperative abbiano esperito alcuni tentativi, non è stato redatto il verbale di consegna.

I motivi dell’inerzia, dunque, non sono comprensibili.
Il collaudo, ai sensi del regolamento dei lavori pubblici del 1895, legge ancora in vigore in quel tempo, consentiva all’amministrazione di chiedere un nuovo collaudo, cosa che non fu fatta, per cui il collaudo si può ritenere approvato.

Quanto esposto non considera alcuni elementi contrattuali presentati dalle cooperative, i quali potrebbero addirittura evitare il discorso sulla procedura della consegna dell’impianto.

Ci sono altri elementi che non prendo in considerazione, come per esempio il rilascio, da parte del Comune, del permesso a effettuare allacciamenti alla fogna a soggetti privati o certificati di abitabilità. Le predette autorizzazioni sono atti che immediatamente attribuiscono al bene la natura di bene demaniale accidentale.

Credo sia importante rappresentare il quadro normativo entro cui si muove la vicenda, meno importante esprimere un giudizio sulla qualità amministrativa del Comune.
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A questo punto è opportuno descrivere qual è il legame della vicenda raccontata con la relazione trimestrale dei revisori dei conti. In quest’ultima, a proposito del canone di depurazione è scritto:
“2.18 - applicare e riscuotere il canone per la raccolta e la depurazione delle acque attenendosi a quanto disposto dal CIPE e a quanto statuito con la deliberazione del 18.12.2008
- dati non presenti”.

La relazione ci dice che per il terzo anno consecutivo i canoni di fognatura e depurazione non sono confluiti in un fondo vincolato da utilizzare per gli impianti di depurazione ma, forse, come avvenne per l’esercizio 2017, compensati per pagare le bollette dell’acqua dei contatori degli edifici comunali, operazione non consentita dalla legge (una per tutte, comprese le precedenti: Corte dei conti Lombardia/157/2019/PAR).

La somma versata dai cittadini, calcolata “spannometricamente”, avrebbe consentito di riparare, forse, tutti e tre i depuratori.
Sul tema sono già intervenuto sul Vaglio.it del 13.luglio 2018 (clicca qui per leggere quell'articolo).

Infine, un accenno all’Ato e alle tariffe.
Non si comprende a che titolo viene assegnato il depuratore al gestore unico, la Gesesa, per la sua riparazione in via diretta senza transitare per l’Ato. Nella tariffa che il cittadino paga ci sono tutti i costi di gestione, manutenzione ordinaria e altro. E, addirittura, c’è anche il costo del rischio sisma.

Una volta calcolata la tariffa, per la convenzione tipo, tutti gli altri rischi gestionali competono al gestore. Dico questo per evidenziare che il canone di fognatura e depurazione ha la funzione di far fronte agli interventi diversi da quelli compresi nella tariffa: progettazione, interventi straordinari e investimenti fra cui certamente non c’è il pagamento delle bollette dell’acqua.