Ignorati a Benevento gli inviti a non festeggiare in strada e con assembramenti la promozione in A

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Il giorno dopo la partita e l'alba del dopo festa si sono consumati all'ombra di un conflitto di retoriche: avrà prevalso quella storica applicata allo sport o quella buonista ed assolutoria verso il baccanale?
Eccoli i cosiddetti “pipponi” da evitare, secondo una voce fuori dal coro che del coro è parte mediatica integrata, e che hanno regolarmente condensato in righe scritte le gesta di fior di cantori: all'appello hanno risposto 'presente', sia nel loro far riferimento all'epica per questo ritorno in serie A, sia nell'esaltare, con una carrellata di video e immagini a conforto, il momento-monumento celebrativo della (ovviamente) notte magicA.

Dunque, la breve introduzione non può che concludersi con un avvertimento: pur facendo 'zapping' cartaceo o virtuale, non troverete alcuno che dirà o abbia detto male di quanto accaduto con le tenebre del 29 giugno; mezze assoluzioni, mezze condanne, parole al più a mezza bocca, addirittura intere assoluzioni o nessuna condanna o il craxiano così fan tutti: il bene supremo dell'orgoglio e dell'uscita dal tunnel.
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“Stasera diamo l'esempio, tutti ci guardano”: buca il video, il volto del sindaco di Benevento Mastella.
“Sono fiducioso nella correttezza dei tifosi”, queste le parole scolpite dal Prefetto Cappetta. “Pare San Silvestro”, invece la didascalia di un messaggio amico su whatsapp qualche ora dopo.
E pensare che la vigilia di Benevento-Juve Stabia è stata infarcita di Comitati per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica, che hanno ancora una volta dimostrato una inutilità che rasenta la perfezione.
E pensare che la vigilia della gara che ha sancito la promozione matematica dei giallorossi in serie A è stata tempestata di ordinanze sindacali dalle misure sempre più stringenti, così come pressanti sono stati gli inviti alla Polizia Municipale e alle forze dell'ordine in genere perché ci fosse un giro di vite sui controlli.

Affollamenti vietati? Eccoli serviti.
Divieto di assembramenti? Mica era il caso di farseli mancare.
Niente fuochi? L'eco pirotecnico ha rischiarato a giorno Benevento.
Sporcizia su strade e marciapiedi da evitare? Per la realtà del fatto, chiedere agli operatori dell'Asia.
Obbligo di mascherine indossate? Sembrava il tempo del 'mercato nero' del lockdown: neppure l'ombra.
Applicazione del distanziamento fisico? Un'astrazione filosofica.

Insomma, tutti cattivi arnesi buoni per un racconto di fantascienza nel quale immaginare una realtà duramente colpita da un virus, sconosciuto e largamente letale, contro cui l'arma più efficace si è rivelata una chiusura dall'effetto collaterale ancor più drammatico: le economie in crisi, di rapporti umani e di lavoro.
Produttività e commercio a picco. Saracinesche abbassate con la prospettiva di non venire più tirate su.

Converrà ricordare che nello sport sarà pure stata scritta una bella, bellissima pagina (e senza scomodare affatto la 'storia', che è ben altra cosa), ma l'esempio offerto dopo il fischio del 90' e lo straripante entusiasmo popolare sono stati un inno all'incoscienza, un classico caso di strafottenza, un presunto fondamento di intangibilità rispetto a qualunque evento possibile, uno sfogo niente affatto in grado di compensare il sacrificio dei mesi che lo hanno preceduto ma solo un urlo ingenuamente (?) ritenuto liberatorio e rivelatosi, invece, il grido frustrato di una libertà ancora in bilico.

Attenzione: c'è poi c'è la lettura 'contro'.
Più che la festa per un risultato sportivo, la notte della gioia di popolo è apparsa come un caso di scuola di disobbedienza civile, una sorta di rivoluzione plebea contro le istituzioni e le loro proibizioni. Un rito pagano dove sacrificare la prudenza. Il clangore di catene spezzate, l'atto anarchico di ribelli senza una causa.

Tutto ovviamente nella normalità dell'assenza dei controlli pure in precedenza strombazzati. Per capire: basta l'incipit di una nota stampa delle forze dell'ordine, dove si legge che le stesse avevamo “messo sul campo (chissà, forse per restare alla similitudine sportiva, Ndr) anche vari equipaggi in borghese fra la gente” proprio “per assicurare il regolare svolgimento dei festeggiamenti”. Quegli stessi che affannosamente erano stati proibiti, a suon dei ricordati Comitati ed Ordinanze e appelli al senso di (ir)responsabilità diffuso. Talmente diffuso da non differire, in qualità e gradazione dei compiti, sia per la marea dei tifosi che per l'autorità costituita.
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Chiamate 'fessi' gli altri, quelli in giallorosso che si sono accontentati dell'emozione televisiva tutta casalinga, non inferiore ad altra, e della sobrietà dell'entusiasmo dilagato poi sul balcone di casa in accordo agli inviti ricevuti.