Benevento, la credibilità da spendere al tavolo del gioco

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Il direttore sportivo Pasquale Foggia e il presidente Oreste Vigorito
Il direttore sportivo Pasquale Foggia e il presidente Oreste Vigorito

La programmazione, la competenza e la conoscenza sono oggi il contraltare della sorpresa, dell'entusiasmo e dell'improvvisazione della prima promozione in Serie A di un paio di stagioni fa. E’ impossibile non rilevare, anche nell'occhio annebbiato dal tifo, le sostanziali differenze fra il Benevento della ‘storica’ promozione del 2017 e quello attuale.

Il perimetro di questo discorso lo definisce appunto l’aggettivo. ‘Storico’, nel primo caso, perché racchiude il senso dell’impresa (sportiva) giunta sull’occasione colta, e comunque venuta – per ammissione stessa dei protagonisti – in anticipo rispetto ad una tabella di marcia certo stilata sull’obiettivo più importante, ma spalmata nel tempo.

Nel 2020 l’aggettivazione cambia: intanto, ci vuol pudore visti i recenti trascorsi del Paese e della città nel ricorrere all’iperbole, che sicuramente non mancheremo di annoverare in commenti dei ‘media’ e soprattutto di chi farà a gomitate per salire sul carro del vincitore, ma – restando allo specifico sportivo – ecco un salto di categoria ‘voluto’.

A monte della cavalcata vincente c’è la sapiente composizione di un puzzle in cui ogni pezzo è stato collocato al posto giusto, fino a far emergere il disegno ammirato da tutti.

Dunque, al netto di accidenti che lo sport riserva – e che anzi costituiscono proprio il suo fascino e la sua maledizione -, questo ritorno in serie A del Benevento nasce sul felice perfezionarsi di un disegno a scadenza immediata, con la medesima dose di entusiasmo e sulla consapevolezza di una credibilità affermata, che è la moneta più forte da spendere – già da domani – ai tavoli del gioco.