Le mascherine che a Benevento non si trovano: meglio quelle non certificate che niente

- Opinioni di Luigi De Nigris

Aumentare il più possibile l’allestimento dei posti di terapia intensiva con i ventilatori polmonari è sicuramente uno dei problemi più seri di questa emergenza sanitaria. Di tanto se ne stanno occupando i livelli nazionali, regionali e le strutture sanitarie. In ambito locale, a parte il lavoro sanitario, si è soprattutto impegnati nell’osservare – e far rispettare - le misure previste per spezzare il contagio con il distanziamento sociale.

Da giorni, però, nonostante le rassicurazioni che da più parti provengono, i cittadini riscontrano notevoli difficoltà nel reperimento delle mascherine di protezione. Strumento imprescindibile per limitare la diffusione del virus.

Ebbene, nonostante questa esigenza diventi sempre più pressante, non mi sembra di aver letto nelle pur apprezzabili e numerose iniziative che ci stanno interessando (parlo evidentemente dell’intera provincia), come si sta cercando di fronteggiare questa grave esigenza.

Ricordo che in moltissime realtà: enti locali, amministrazioni pubbliche, mondo imprenditoriale, associazioni e singoli volontari, stanno cercando di sopperire a questo bisogno con rimedi emergenziali fai da te: e cioè fabbricando in proprio mascherine di “fortuna” per poi distribuirle a tutti i cittadini. E’ pur vero che non essendo certificate non assicurano un efficace rimedio per evitare il contagio, ma tuttavia, poiché si parla di mascherine da distribuire ai cittadini, perfino gli esperti più scettici hanno ormai convenuto che siamo in tempi di “guerra”, e quindi, quando non c’è nient'altro ogni cosa è buona. Ciò che conta è infatti isolare quanto più possibile l'aria dell'ambiente esterno dalle mucose di naso e gola.

Immagino che in questo caso nessuno possa parlare di mancanza di disponibilità economica, di rispetto di particolari vincoli o di qualunque altra considerazione in grado di rallentare o impedirne la produzione.

Auspico che su questo argomento ci possano essere soggetti, pubblici o privati, in grado di valutare quali possono essere le possibili soluzioni “territoriali” per poi attuarle tempestivamente. C’è bisogno di questa grande mobilitazione locale affinché la nostra comunità non subisca questa grave discriminazione, conseguenza di una spietata guerra commerciale che da giorni sta interessando i numerosi Paesi coinvolti.