La bruttezza e chi ci amministra

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"Il paesaggio è trovarsi davanti a una grande offerta, a un immenso donativo, che corrisponde all'ampiezza dell'orizzonte. E' come il respiro stesso della psiche, che imploderebbe in se stessa se non avesse questo riscontro.... Un bel paesaggio una volta distrutto non torna più, e se durante la guerra c'erano i campi di sterminio, adesso siamo arrivati allo sterminio dei campi: fatti che, apparentemente distanti fra loro, dipendono tuttavia dalla stessa mentalità (Andrea Zanzotto)".

Il grido di dolore del poeta dovrebbe richiamare le nostre coscienze a un impulso di rivolta costretti come siamo, un giorno via l'altro, ad assistere inermi, rassegnati e apparentemente sconfitti, allo stupro pianificato dell'ambiente che ci è dato di abitare. Da tempo, ormai, viviamo in città e campagne sempre più brutte, prigionieri di tempi che non ci appartengono, confinati in spazi abbandonati dalla bellezza.

Sembriamo ormai rassegnati a quella sorta di irreversibile biblica maledizione della diffusione del disordine richiamata anche da Krees Keizer, una sorta di nefasta entropia sociale e ambientale. Quando siamo costretti a vivere nel disordine (nelle città come nelle campagne) tendiamo ad accumulare altro disordine almeno fino a quando, dall'esterno, non ci provengano imperativi segnali in controtendenza.

Leggi, ordinanze, divieti, a volte anche soltanto rari esempi virtuosi, servono proprio a cambiare direzione di marcia, a portare ordine laddove una volta regnava il caos, luce in luogo del buio e bellezza che spinge via il brutto. Lo sterminio dei campi richiamati dal poeta Zanzotto fa sicuro riferimento alla cementificazione selvaggia degli ultimi decenni che ha invaso non solo le nostre città ma anche le campagne circostanti. Queste vivono, da tempo, in una sorta di abbandono produttivo e di pericolosa destrutturazione sociale e sempre di più subiscono l'irreversibile trasformazione in brutta periferia di ancor più brutte città.

La ricerca del bello, ne siamo più che convinti, non è normalmente virtù ascrivibile agli amministratori pubblici. Ne abbiamo purtroppo contezza da tempo. E pure loro!