Il Pd pone Ricci a guidare la Provincia: il rinnovamento può attendere

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La tentazione è forte e la carne, si sa, è piuttosto debole. E allora... nessuna resistenza, e giù un bel luogo comune - ché d'altronde se è comune vuol dire che è popolare e comprensibile. E quindi: ecco il nuovo che avanza.

Nuova la prossima Provincia di Benevento che è divenuta organo elettivo di secondo livello col Ddl Delrio ed è stata privata di prebende ai politici e competenze in alcune materie ma in chiusura d'una riforma abortita (perché ha lasciato le cose a metà: né una decisa spinta sull'acceleratore, né un ripristino/rilancio della funzione dell'ente locale).

Nuovo il volto del presidente (in pectore solo per modo di dire), che come sappiamo sarà scelto – a ottobre - da sindaci e consiglieri comunali nella platea dei sindaci sanniti in carica. Con voto “libero”.

Non c'è definizione così abusata eppure così normale che inquadri, politicamente, Dunque, il Pd incorona Claudio Ricci a successore di Aniello Cimitile.

La biografia del primo cittadino di San Giorgio del Sannio, così come ricostruita dal Mattino del 29 luglio, fissa qualche data: la sua iscrizione alla Dc (1976, ovvero 38 anni fa); l'elezione a consigliere comunale nel 1983 (31 anni fa); l'ingresso alla Rocca nel 2006 (8 anni fa). La cronaca, sempre del quotidiano beneventano, restituisce anche i nomi dell'apprezzabile parterre di oratori susseguitosi, giusto con qualche... intervallo meno attempato – sempre politicamente -: Umberto Del Basso De Caro, Floriano Panza, Mena Laudato, Fausto Pepe, Nino Del Vecchio, Luigi Diego Perifano, Giovanni Zarro,Antonio Barbieri. Come si potrà notare, un segmento che si inserisce alla perfezione nell'opera di rinnovamento del Pd predicata dal premier Matteo Renzi.

E l'apprezzabile - e illustre - classe dirigente, che peraltro è estremamente capace di intercettare il voto e che conosce il valore dell'urna come quello di un'arma d'organizzazione, controllo, potere, in realtà, soffoca nella culla qualsiasi ipotesi di ricambio: nel Pd double-face della nostra provincia, le cariche di partito sono attribuite a rampanti e ossequiosi giovani, ma le decisioni vengono prese altrove e ammantate di democrazia.

Ed il segmento di cui sopra in luogo del ruolo di 'padre nobile' diventa nomenclatura.

Il più grande vantaggio del Ddl Delrio, infine, è perciò nell'aver sottratto alla coscienza dell'elettore reale (e in particolare nell'elettore del centrosinistra), cioè il cittadino comune, la scelta fra i candidati in lizza. Per una volta, la coscienza è più leggera.