Riverberi chiude il suo ciclo di concerti in città con Rabbia

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Riverberi 2014, il jazz festival di Benevento e provincia che può contare sulla direzione artistica di Luca Aquino, chiude il suo ciclo di concerti in città il 31 luglio con la performance del funambolico percussionista Michele Rabbia, che presenta il suo ambizioso progetto “Dokumenta Sonum". L’appuntamento - si legge nella nota diffusa ala stampa - è per le 21 presso il cortile di Palazzo Dell’Aquila in piazza Orsini, visto che l’evento viene realizzato in collaborazione con i responsabili di Spazio LabUS. Riverberi non finisce certo qui: venerdì 1 agosto si apre ufficialmente con la prima data a Pesco Sannita (alle ore 21.30 presso Largo Chiesa Madre all’interno della manifestazione “Pesco al Borgo”) il trittico di happening musicali in provincia. Saranno di scena il crooner Larry Franco ed il trombettista Mino Lacirignola con il loro quintetto “Swingtet”.

Si ricorda altresì che le partecipazioni destinate al pubblico per gli eventi a Benevento (quelli in provincia sono gratuiti) sono disponibili esclusivamente presso “Frittole Vineria” in via Niccolò Franco e “Frittole Drogheria” in via Pasquale De Juliis e che per qualsiasi info riguardo le stesse è possibile contattare il numero 3492497861.

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MICHELE RABBIA (Cortile Palazzo Dell’Aquila c/o LabUS, giovedì 31 luglio ore 21) - “Dokumenta Sonum” - Funambolo della batteria e di tutto ciò che si può percuotere, Michele Rabbia crea, attraverso il ritmo, un mondo personale di suoni come i migliori batteristi che amano esibirsi in solo dimostrando di essere non solo eccellenti musicisti in ensemble di vario genere ma anche capaci di costruire narrazioni musicali e suscitare emozioni con la sola batteria. Nato a Torino nel '65, dopo aver compiuto i primi studi presso la “Scuola Civica di Savigliano”, sotto la guida del Maestro Giorgio Artoni, Rabbia segue i corsi di batteria con il Maestro Enrico Lucchini. Nel 1989 si reca negli Stati Uniti dove ha la possibilità di frequentare le lezioni di Alan Dawson e Joe Hunt. Rientrato in Italia si trasferisce a Roma e nel '94 entra a far parte del gruppo Aires Tango guidato dal sassofonista argentino Javier Girotto; con questa formazione registra sette dischi e compie oltre 300 concerti che vedono, in alcuni casi, la collaborazione con i più importanti musicisti jazz italiani. Lo stile percussivo così intenso e magmatico contraddistingue l’arte strumentale di Michele Rabbia, tra i percussionisti più creativi e intelligenti della scena odierna. Il suo suono si è sviluppato grazie anche ad una naturale fisicità espressiva legata alla passione per il movimento. Chiamarlo solamente batterista risulterebbe alquanto riduttivo non rendendogli merito. A circa 7 anni la sua prima lezione di flauto traverso. La scelta non si rivelò fortunata, infatti dopo poco abbandonò lo strumento per dedicarsi allo sport. La musica è tornerà nei suoi interessi alcuni anni più tardi, intorno ai tredici anni, ma invece di ricominciare con il flauto iniziò ad interessarsi agli strumenti a percussione, e in modo particolare alla batteria. A quel tempo il fratello aveva un gruppo rock e suonava il basso. Le prove le faceva nella cantina dei genitori, e appena i musicisti smettevano di suonare Michele si intrufolava e cominciava a picchiare sulle pelli. Decise così di iscriversi al liceo musicale di Savigliano in provincia di Cuneo, dando in questo modo inizio al mio vero percorso musicale. Michele Rabbia è cresciuto con un fratello più grande che ascoltava la musica rock di quegli anni come Deep Purple, Genesis, Led Zeppelin, ma anche i grandi del jazz come Count Basie, John Coltrane, Miles Davis e Duke Ellington. Successivamente si è avvicinato alla musica classica contemporanea, e poi alle prime forme di avanguardia jazz. Sicuramente la miscela di tutti questi stili musicali ha fatto sì che potesse crearsi una buona base di conoscenze che poi hanno dato vita, nel corso degli anni, al suo personalissimo modo di esprimersi. L’incontro col jazz è avvenuto in modo del tutto naturale. Il suo approdo infatti è stato dettato dalla scelta dei musicisti che più sentiva vicini al suo modo di esprimersi, fin quando proprio nel jazz ha trovato il giusto terreno dove cercare. Non se la sente di dichiararsi un musicista di jazz. Se invece si considera la parola jazz per esprimere una forma d'arte rivolta più all'estemporaneità degli eventi e alla libera espressione, allora pensa di farne parte anche lui. Nel 1989 Michele si reca in America a frequentare per due anni i corsi del Berklee College of Music di Boston. Un'esperienza assolutamente positiva. Prima di tutto perché si trova in un paese estero insieme ad altri musicisti provenienti da ogni parte del mondo; e questo influisce sicuramente sulla sua apertura mentale. In secondo luogo perché la scuola gli offre la possibilità di immergersi completamente nella musica; infatti oltre agli interessantissimi corsi scolastici, ogni giorno si circonda di persone che condividono la sua stessa passione, le sue stesse aspirazioni, e i suoi stessi sogni, e con i quali “respirava” sempre musica. Inoltre il quel periodo Michele ha l’occasione di assistere a tantissimi concerti che sono stati altamente formativi per lui. Quello che in Usa lo impressiona di più è l'organizzazione della struttura che è concepita nei minimi dettagli, e garantisce la possibilità agli studenti di sfruttare pienamente il tempo per l'apprendimento e per lo studio. La svolta della vita con gli Aires Tango che gli danno la possibilità di sperimentare le sue prime idee musicali. Successivamente, invece, l'incontro con Antonello Salis, che gli permette di di esplorare la parte più istintiva e libera dell'espressione musicale, mentre con Stefano Battaglia lavorerà molto sull'equilibrio sonoro e le sue infinite sfaccettature, cercando di far dialogare i rispettivi strumenti, sfruttando così tutte le possibilità timbriche e dinamiche. Le sue fonti di ispirazione sono molte e diversificate. Spesso gli piace pensare alla musica attraverso le immagini. Nel corso degli anni, Rabbia ha sviluppato una naturale fisicità espressiva sullo strumento, probabilmente dovuta alla passione che ha per il movimento, per cui gli piace utilizzare l'espressione sonora e corporea come se fosse un’unica cosa. Poi sicuramente i musicisti del nord Europa e i Giapponesi esercitano un’influenza importante su di lui. Anche la pittura e la letteratura hanno il loro peso quando si parla d’ispirazione. Infine il campo dell'elettronica musicale che ritiene un infinito contenitore di nuove sonorità, che se usate con intelligenza, possono arricchire enormemente il già vasto ventaglio.

Collaborazioni - Enrico Rava, Paolo Fresu, Peppe Servillo, Gianni Coscia, Michel Godard, Rita Marcotulli, Charlie Mariano, Antonello Salis, Stefano Bollani e tantissimi altri. In teatro lavora con Fausto Paravidino, David Riondino e Mara Baronti; nella danza con Tery J. Weikel, Magda Borould Pascal, Rossella Fiumi e con la compagnia di teatro-danza di Pisa; nella letteratura con la scrittrice Dacia Maraini e nella pittura con Gabriele Amadori.

Progetto - Opera multimediale che rivela, a chi non ancora non fosse entrato in contatto con il suo variegato mondo espressivo, un performer creativo ed eclettico, dai molteplici riferimenti culturali. Cetra, ebow, suoni campionati e mixer console, è un avanguardistico tripudio audio-visivo, in cui l'immagine assume un ruolo preponderante. A una meccanica poliritmia si sovrappone la sfrenata fantasia percussiva di Rabbia, come avviene nelle sue indimenticabili esibizioni dal vivo in solitudine. L’artista si ispira a Ligeti, Cage e Calder, con una poetica solo apparentemente elitaria, ma in realtà fruibile da chiunque si accosti alla sua opera libero da preconcetti e pronto a mettersi in gioco da ascoltatore aperto e attento. Ogni parola risulterebbe superflua e totalmente inavvicinabile alla possibilità di descrivere il capolavoro racchiuso in questo progetto; Il suono viene trattato in tutte le sue forme: Rumore, Colpi, Silenzi, viene strappato e ricomposto, lanciato, interrotto e nascosto. Per tutto questo Michele utilizza strumenti straordinariamente impensabili e poco conosciuti dal pubblico comune: violini ad acqua, piatti, tamburi strani, seghe musicali, campane, metronomi, pezzi di carta, di polistirolo, palline giocattolo, e tanto altro.