"La scuola si cura, non si chiude e non si digitalizza"

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Scrive il Collettivo Ma-g-dalenas Benevento - Teatro delle Oppresse: Giù la mascherina! La noncuranza, la superficialità e l'autoritarismo con cui è stata (non) affrontata la dolorosa e stressante situazione delle scuole chiuse, delle bambine e dei bambini, chiusi in casa per mesi, trattati peggio di cani e detenuti, è lo specchio di un paese che delega totalmente la loro cura alle famiglie e in primo luogo alle madri. Viviamo in un paese che odia le madri, e che sa solo santificarle o demonizzarle a seconda della convenienza del momento. E odia i bambini e le bambine, se non è in grado di assumere come propria la responsabilità della loro salute integrale, del loro benessere psicologico, emozionale, oltre che "educativo", non a caso nella scuola italiana questi tre aspetti centrali continuano a essere separati.

È con le emozioni che si apprende e con il corpo si sperimenta! Per questo tanto danno fa l'analfabetismo emotivo che ci viene imposto per diventare adulti. Chi si adatta, giorno dopo giorno, alla competizione, alla logica del profitto, alla disciplina e medicalizzazione del corpo, alla violenza epistemologica del dominio, alla discriminazione, alla normalità della guerra e delle frontiere chiuse, alla morte dell'altr@, all'abuso di potere, al clientelismo, all'autoritarismo, alle gerarchie culturalmente costruite, muore lentamente e diventa complice di un sistema classista, patriarcale e razzista, di un sistema sociale semplicemente disumano. Pensiamo che una vera riforma della scuola debba partire dalla centralità delle emozioni. Dal benessere e dalla salute integrale di chi la "fa". Dirigenti, docenti, discenti, genitori.

Siamo convinte che l'educazione sia prima di tutto relazione, fisicità, esperienza, contatto. Non può esistere didattica a distanza. Ci hanno torturato per mesi con una didattica di emergenza. La scuola è in presenza e non ci beviamo alcuna retorica sull'innovatività della digitalizzazione della scuola. Non vogliamo che le differenze di classe e di ceto continuino a crescere, la scuola deve restare pubblica o, meglio, tornare ad esserlo. Laica, gratuita e senza le drammatiche differenze territoriali che hanno generato le pessime riforme degli ultimi 30 anni. La scuola non respira. Questo presente dimostra l'insostenibilità di un'organizzazione sociale che in nome della produzione fagocita tutto il resto. Tempi e spazi di cura e riproduzione sociale che sono premessa indispensabile perché la vita, anche quella economica, possa andare avanti. Vogliamo e dobbiamo mettere al centro l'ambiente, la cura di sé e del pianeta che abitiamo, per ripensare anche i processi educativi. Vogliamo immaginare che la scuola possa davvero essere parte di un territorio e possa assumersi un ruolo centrale nell'educazione al rispetto di sé, dell'altr@ e dell'ambiente che ci circonda.

Questo non significa non riconoscere le responsabilità politiche ed economiche delle scelte di chi governa il nostro paese e il mondo intero. Al contrario significa partire dal basso, in maniera concreta, per rivoluzionare stili di vita e di pensiero che delegano, abdicano, legittimano quelle scelte. Pensiamo al nostro territorio, una provincia con bassa densità di popolazione, circondata da campagna, fiumi, montagne. Con una corretta e onesta amministrazione Benevento avrebbe potuto già essere dotata di depuratori e di un meraviglioso parco fluviale. Chi amministra questa città non è ancora stato in grado di restituirci un luogo sociale, antico e prezioso, come l'ex mercato ortofrutticolo. Simbolo di corruzione e degrado, sventrato e abbandonato, è un urlo che si staglia contro il cielo. Oggi tremiamo di rabbia all'annuncio del Sindaco di voler abbattere e ricostruire tutte le scuole della città. Non vogliamo altre speculazioni edilizie, chiediamo la messa in sicurezza delle strutture esistenti, il censimento di tutti gli edifici, e i giardini, chiusi e abbandonati, esistenti in città e il loro recupero. Bisogna avere il coraggio di ripensare la città e di farlo a partire dai bisogni dei più piccoli. Perché una città a misura di bambin@ è una città a misura di tutti e tutte!

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Insegnanti, genitori, educatori/trici, studenti e studentesse delle scuole e dell’università e personale ATA saranno in piazza per chiedere che il diritto all’educazione e all’istruzione sia garantito a tutte e a tutti. La comunità scolastica chiede di ripartire in presenza da settembre senza riduzioni dell’orario scolastico. Bambine, bambini, giovani, insegnanti, lavoratori/trici e famiglie hanno resistito per tre mesi – materialmente e psicologicamente – per far fronte all’emergenza sanitaria. Dopo questo enorme sforzo collettivo, con quasi tutte le attività produttive del Paese già riavviate, anche il mondo della scuola, da settembre, deve ripartire in presenza perché senza scuola non c’è politica, non c’è giustizia, non c’è uguaglianza, non c’è crescita – né umana, né economica. Giovedì 25 giugno, dalle ore 18, si svolgerà la manifestazione nazionale del Comitato “Priorità alla Scuola” in più di 40 città italiane (Benevento compresa) per ribadire le richieste già avanzate al Governo negli ultimi due mesi:- risorse straordinarie;- personale docente e Ata adeguato alle esigenze della scuola;- assunzione dei docenti precari dalle graduatorie provinciali; - maggiore numero di spazi per tutte le scuole di ogni ordine e grado; - investimenti strutturali per l’edilizia scolastica:- prevenzione sanitaria nelle scuoleInoltre, il Comitato respinge tutti i tentativi di smantellamento della Scuola Pubblica, che provocherebbe una grave regressione culturale e sociale del Paese. Perciò rifiuta ogni ipotesi di:- riduzione del tempo scuola - esternalizzazione di servizi educativi per completare il tempo scuola che causerebbe un aumento del lavoro precario; - riduzione delle ore didattiche da 60 a 40 minuti; - Didattica A Distanza come parte strutturale dell’orario scolastico.