“Omissis 01 – La vera storia di Rosa Amato": il libro di Capecelatro

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Giovedì 13 settembre, alle ore 17.00, presso il salone della parrocchia S.S. Addolorata di Benevento si terrà la presentazione del libro “Omissis 01 – La vera storia di Rosa Amato: camorrista per vendetta, pentita per amore” del giornalista Fabrizio Capecelatro.

L’iniziativa, che rientra nel programma civile allestito per i festeggiamenti della S.S. Addolorata, è realizzata in collaborazione con il coordinamento provinciale di Libera e vedrà la partecipazione dell’autore del libro e del procuratore aggiunto presso la Procura di Benevento Giovanni Conzo. I lavori - ricorda la nota diffusa alla stampa - saranno moderati dalla giornalista Stefania Repola.

Il libro racconta, dalla sua diretta testimonianza, la storia di Rosa Amato, studentessa di giurisprudenza la cui vita viene stravolta la notte in cui suo fratello Carlo, appena ventunenne, viene ucciso durante una rissa in discoteca, a Santa Maria Capua Vetere. I responsabili di quell'omicidio non sono mai stati individuati: nessun testimone, nemmeno i suoi amici, sono disposti a raccontare. Tutti hanno paura dei "Casalesi". L'unica certezza, infatti, è che in quella discoteca c'era anche il figlio di Francesco Schiavone, "Sandokan", il capo assoluto del clan dei Casalesi. La famiglia di Rosa cerca giustizia, inutilmente. E quando la giustizia latita, resta spazio solo per la rassegnazione. O per la vendetta. È così che gli Amato decidono di giocare sullo stesso terreno. Con l'obiettivo di contrastare una delle più potenti organizzazioni criminali del mondo nasce il clan Amato. E da quel momento Rosa diventa una camorrista. L'organizzazione cresce, diventa sempre più forte e temuta. Ma nel 2009 scattano gli arresti: prima il padre, poi Rosa e sua madre. Trasferita da un carcere all'altro, allontanata dalla figlia di pochi anni, Rosa rivede con dolore e lucidità la sua storia e le sue scelte. E alla fine decide di collaborare con la giustizia. Quella di Rosa Amato è dunque una storia di omertà. Dell'omertà che uccide più delle pistole. È una storia di violenza, di inutile violenza. Di una violenza che ha generato soltanto altra violenza. È una storia che dimostra come la criminalità organizzata possa entrare, da un momento all'altro, nella vita di ciascuno e cambiarla, fino a distruggerla.